Sunday, August 16, 2015

INTEGRALISMO ANIMALISTA

Di Francesco Erspamer

La ragione per cui diffido degli animalisti pur essendo convinto che la difesa dell’ambiente sia l'assoluta priorità, è che sono dei globalisti. Poco importa che la globalizzazione che promuovono non sia economica bensì morale e che ciò che vogliono imporre su scala planetaria non siano consumi ma costumi. Socialmente il loro obiettivo è identico a quello delle grandi corporation: omogeneizzare il mondo, trasformarne la straordinaria varietà di esperienze in un multiculturalismo da supermercato, pre-selezionato e uguale ovunque. In sostanza, il globalismo del neocapitalismo, che impedisce alle singole comunità di svilupparsi autonomamente: moneta unica, catene commerciali, loghi e celebrity universalmente riconoscibili, possibilmente una sola lingua e nel frattempo una sola rete mediatica. Oggi gli animalisti sono calati a Siena a portare in apparenza il loro amore per i cavalli, in pratica la loro totale incomprensione per le tradizioni altrui, il loro disprezzo per le differenze che non siano quelle da loro santificate. Possibile che non si rendano conto che l’attenzione della stampa per la loro protesta deriva unicamente dall'interesse delle multinazionali e dei loro regimi a indebolire una passione (il Palio) e una struttura sociale (le Contrade) da loro non controllate, in modo da poterle poi disneyficare? Come accaduto col calcio, una volta passione popolare e oggi spettacolo virtuale che insegna conformismo.  
Alla base dell’ideologia animalista c’è un equivoco fondamentale: la convinzione che l’etica sia universale. Invece essa è sempre e solo locale, ancorata a concrete relazioni e pratiche di vita. I diritti universali andrebbero invocati con molta cautela e solo in casi di estrema gravità – un genocidio, il rischio di estinzione di specie animali, il cambiamento climatico. Altrimenti non si tratta di universalismo ma di integralismo, con l’aggravante che si tratta di un integralismo operante ovunque. Zygmunt Bauman ci ha messi in guardia contro i rischi del pensiero unico: per la prima volta nella storia ci troviamo di fronte alla possibilità di un sistema sociale, economico e culturale davvero “senza alternative”.  
O gli animalisti non se ne rendono conto, e sono dunque degli ingenui, o lo capiscono, e allora sono complici del liberismo globalista. È lo scontro che deciderà, nei prossimi anni, il futuro della civiltà umana: da una parte chi crede che esistano una sola verità e una sola giustizia, un modello assoluto di bene; e vuole obbligare gli altri ad adeguarsi, distruggendo stati e comunità. Dall’altra parte chi ancora crede che le condizioni necessarie della democrazia e della ricerca di eguaglianza e felicità siano la molteplicità e inconciliabilità delle culture e dei progetti sociali.

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