A PROPOSITO DEL DISCORSO DI CALAMANDREI
Il discorso di Calamandrei io lo condivido al 100%, da sempre, a differenza di tanti politici di sinistra, che lo tirano fuori solo ogni tanto, quando gli fa comondo, non avendo altri argomenti per sostenere la propria difesa, (senza se e senza ma), della scuola statale.
Mi spiace dire queste cose, ma le penso. Le penso, perchè so di cosa parlo, di scuola me ne occupo per lavoro, e vedo qual'è l'atteggiamento della sinistra nei confronti della scuola statale e della scuola privata.
Uso la definizione "scuola statale", perchè la normativa ministeriale, nell'uso abusato (ormai divenuto regola) delle parole, definisce pubbliche, anche le scuole private. Certo, sono pubbliche, com' è pubblico il Pineta di Milano Marittina.
Molto denaro scorre dalle casse dello Stato nelle tasche della scuola privata, senza che nessun amministratore di sinistra (soprattutto PD), abbia nulla da eccepire, anzi. Bisognerebbe vedere come camminano sulle uova quando parlano pubblicamente di scuola privata i politici ex PCI per capire cosa intendo. Sono imbarazzanti.
Oggi si parla di sistema nazionale dell'istruzione, fatto di scuole statali e scuole private, un sistema integrato interpretato in modo distorto, dove sinistra e destra, indistintamente, trattano le scuole private alla stregua delle scuole statali, senza rimarcare due grosse diferenze sostanziali: la prima è che le scuola privata si paga, mentre la statale è gratuita; la seconda, più importante, afferisce al piano educativo, essendo le scuole statali laiche, mentre quelle private sono per la maggior parte cattoliche ed ispirate ai valori del vangelo.
Scuole statali e scuole private, possono al limite definirsi equipollenti (e qui, a parte qualche eccezione ci sarebbe molto da dire), ma mai sovrapponibili e uguali. Il sistema integrato, andrebbe, casomai, intepretato sempre, nel rispetto della libera scelta, che non può esistere, se le famiglie sono costrette a rivolgersi alla scuola privata per mancanza di posti nella scuola statale, come accade già oggi per la scuola materna, o per mancanza di qualità, come accadrà domani, se la scuola statale non tornerà indietro di 40 anni.
Eppure, la sinistra, (se così si può chiamare), rifiuta categoricamente questo ragionamento, e invece di ispirarsi a Gramsci che teorizzava una scuola rigorosa, insiste sulle stupidaggini di Luigi Berlinguer o di De Mauro che con le loro riforme, la scuola statale l'hanno distrutta (per non parlare della Moratti e della Gelmini, ma di loro non mi stupisco, proprio Calamandrei ci aveva messo in allerta da un certo tipo di cultura politica).
Purtroppo, la sinistra ci ha messo del suo nel distruggere la scuola statale, e ce ne ha messo molto: i test europei, parlano da soli, i nostri studenti sono tra i più somari dei paesi dell' OCSE, non sanno scrivere, non sanno parlare, non parlano la lingua inglese e men che meno, conoscono la matematica, è tutto dimostrato, non c'è pezza.
E come potrebbero, se lo studio non è più la condizione sine qua non per uscire vivi almeno dalla scuola superiore?
Per non produrre una cultura elitaria e riservata alle sole classi borghesi come accadeva fno agli anni sessanta (e questo era un obiettvo sacrosanto per la sinistra), si è creata una non-cultura di massa, che penalizza tutti, soprattutto i poveri, perchè se i titoli di studio non sono più credibili, come fa ad uscire dal suo recinto sociale, uno che nasce a Quarto Oggiaro?
Bisognava progettare una scuola alta per tutti, invece le scuole sono diventate "Paesi dei balocchi", dove si fanno centinaia di progetti riguardanti attività extracurricolari: teatro, musica, gite, concorsi, scrttura creativa, viaggi all'estero costosissimi senza senso e tutte quelle attività che non comportano studio, disciplina, impegno, ma servono a socializzare, motivare gli studenti, troppo affaticati dal triatlon pomeridiano, tra vasca in centro, computer e TV.
Tutto questo è davvero penoso.
Mi spiace dire queste cose, ma le penso. Le penso, perchè so di cosa parlo, di scuola me ne occupo per lavoro, e vedo qual'è l'atteggiamento della sinistra nei confronti della scuola statale e della scuola privata.
Uso la definizione "scuola statale", perchè la normativa ministeriale, nell'uso abusato (ormai divenuto regola) delle parole, definisce pubbliche, anche le scuole private. Certo, sono pubbliche, com' è pubblico il Pineta di Milano Marittina.
Molto denaro scorre dalle casse dello Stato nelle tasche della scuola privata, senza che nessun amministratore di sinistra (soprattutto PD), abbia nulla da eccepire, anzi. Bisognerebbe vedere come camminano sulle uova quando parlano pubblicamente di scuola privata i politici ex PCI per capire cosa intendo. Sono imbarazzanti.
Oggi si parla di sistema nazionale dell'istruzione, fatto di scuole statali e scuole private, un sistema integrato interpretato in modo distorto, dove sinistra e destra, indistintamente, trattano le scuole private alla stregua delle scuole statali, senza rimarcare due grosse diferenze sostanziali: la prima è che le scuola privata si paga, mentre la statale è gratuita; la seconda, più importante, afferisce al piano educativo, essendo le scuole statali laiche, mentre quelle private sono per la maggior parte cattoliche ed ispirate ai valori del vangelo.
Scuole statali e scuole private, possono al limite definirsi equipollenti (e qui, a parte qualche eccezione ci sarebbe molto da dire), ma mai sovrapponibili e uguali. Il sistema integrato, andrebbe, casomai, intepretato sempre, nel rispetto della libera scelta, che non può esistere, se le famiglie sono costrette a rivolgersi alla scuola privata per mancanza di posti nella scuola statale, come accade già oggi per la scuola materna, o per mancanza di qualità, come accadrà domani, se la scuola statale non tornerà indietro di 40 anni.
Eppure, la sinistra, (se così si può chiamare), rifiuta categoricamente questo ragionamento, e invece di ispirarsi a Gramsci che teorizzava una scuola rigorosa, insiste sulle stupidaggini di Luigi Berlinguer o di De Mauro che con le loro riforme, la scuola statale l'hanno distrutta (per non parlare della Moratti e della Gelmini, ma di loro non mi stupisco, proprio Calamandrei ci aveva messo in allerta da un certo tipo di cultura politica).
Purtroppo, la sinistra ci ha messo del suo nel distruggere la scuola statale, e ce ne ha messo molto: i test europei, parlano da soli, i nostri studenti sono tra i più somari dei paesi dell' OCSE, non sanno scrivere, non sanno parlare, non parlano la lingua inglese e men che meno, conoscono la matematica, è tutto dimostrato, non c'è pezza.
E come potrebbero, se lo studio non è più la condizione sine qua non per uscire vivi almeno dalla scuola superiore?
Per non produrre una cultura elitaria e riservata alle sole classi borghesi come accadeva fno agli anni sessanta (e questo era un obiettvo sacrosanto per la sinistra), si è creata una non-cultura di massa, che penalizza tutti, soprattutto i poveri, perchè se i titoli di studio non sono più credibili, come fa ad uscire dal suo recinto sociale, uno che nasce a Quarto Oggiaro?
Bisognava progettare una scuola alta per tutti, invece le scuole sono diventate "Paesi dei balocchi", dove si fanno centinaia di progetti riguardanti attività extracurricolari: teatro, musica, gite, concorsi, scrttura creativa, viaggi all'estero costosissimi senza senso e tutte quelle attività che non comportano studio, disciplina, impegno, ma servono a socializzare, motivare gli studenti, troppo affaticati dal triatlon pomeridiano, tra vasca in centro, computer e TV.
Tutto questo è davvero penoso.

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