IL CAMPANILE
Cari studenti,
oggi è il primo giorno di scuola e ho riflettuto parecchio su quello che sento dire, anche convintamente da tanti di voi, che “la scuola non serve a niente se non aiuta a trovare lavoro”. Beh, non sono affatto d’accordo e non starò certo qui a promettervi di fare tutto il possibile per consegnarvi una scuola che vi servirà a trovare un lavoro; non dirò una parola che possa consegnarvi l’idea che la scuola abbia questa utilità pratica, immediata, funzionale a costruirvi una professione o per affrontare un mondo sempre più competitivo ed in rapido cambiamento. So benissimo che tutti quelli che sono venuti prima di me vi hanno fatto questo tipo di discorso, so benissimo che questa è una convinzione comune, diffusa, scontata, ma io non credo affatto che la scuola debba servire a trovare un lavoro e vorrei spiegarvi il senso di questa mia opinione, che immagino molti di voi reputino folle. Voglio, in questo giorno d’inizio anno, raccontarvi una storia che ho letto di recente e che potrà sembrarvi che non c’entri niente con la scuola, ma capirete che non è così.
Ad ogni modo, c’è questo professore che una sera telefona ad un amico per raccontargli che la nuova signora delle pulizie, gli cambia continuamente la disposizione dei mobili e lui non sa più come fare. Lei è bravissima, pulisce, lava e cucina benissimo, non vuole licenziarla, ma ogni giorno gli rivoluziona la casa, non curante del fatto che lui non gradisce per niente i suoi cambiamenti, perché ogni volta lui risistema le stanze nella configurazione originale, ma lei puntualmente il giorno dopo risposta tutto. L’amico non sa che dire, poi la telefonata si chiude. I due non si sentono per molto tempo, poi il professore dei mobili va a trovare l’amico e questi gli domanda subito come sia poi andata a finire con la signora delle pulizie e lui gli racconta che per mesi aveva rimesso a posto i mobili ogni giorno fino a che una sera tornando stanchissimo dal lavoro si era buttato sul divano così come lei lo aveva posizionato e si era accorto di vedere il campanile. La cosa l’aveva talmente sorpreso, l’aveva reso talmente felice, che aveva lasciato tutto come aveva deciso la signora, perché non si era mai accorto che da casa sua si potesse vedere il campanile.
Ecco, per me questa storia è esattamente quello che intendo quando penso alla scuola. A che vi serve la scuola? A niente, se non a vedere il campanile. Sembra complicato, ma è semplice.
Oggi entrerete a scuola ammobiliati in un modo, e giorno dopo giorno ci sarà qualcuno che cercherà di spostare la disposizione dei vostri mobili. Subito non vi piacerà, lo so è capitato anche a me, vi irriterete e cercherete di riportare tutto come lo avete sistemato voi. Sarà così per tanti giorni, mesi, anni, fino a quando, di colpo, non vi siederete sul divano e vedrete il campanile. A quel punto, capirete che qualcosa sarà successo e tutto il mondo vi sembrerà diverso.
Nelson Mandela diceva che l’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo. Ecco, io ho come l’impressione che la scuola abbia perso questa vocazione, per mettersi al servizio di qualcos’altro. Non fatevi abbindolare da quelli che dicono di amare la scuola, ma poi vi chiedono cosa volete fare da grandi: la buona scuola, i bravi maestri non sono loro, ma quelli che riusciranno a rendervi cittadini consapevoli, capaci di capire le regole del gioco e di non accettarle, di fare domande scomode e passare con i cingoli sopra il Risiko degli adulti.
Questo è quello che voglio dirvi oggi all’apertura dell’anno scolastico: il mio dovere, il dovere della politica, sta nel rendere effettivo il vostro diritto di vedere il campanile, perché è solo dopo che avrete visto il campanile che disporrete degli attrezzi necessari per affrontare la complessità del mondo da cittadini liberi. Questa è la mia più importante responsabilità e questa è la responsabilità che avete nei confronti di voi stessi: pretendere che la scuola vi faccia vedere il campanile. Ognuno di voi ha il diritto, ma anche la responsabilità di cercare di vedere il campanile. Questa è l’opportunità che deve offrirvi l’istruzione e voi avete il dovere di pretenderla.
So che potete farlo. Perciò quando oggi la maestra vi chiederà di presentarvi, prendetevi subito cura di voi stessi e rispondete in questo modo: “Buongiorno signora maestra. Io sono Pietro e da grande voglio vedere il campanile”.

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