MULTICULTURALISMO, TERZOMONDISMO I NATALE ED IPOCRITA
di Francesco Erspamer
Ancora una volta i paesi scandinavi si stanno dimostrando più attenti al mutare delle situazioni e stanno correggendo il loro atteggiamento per evitare facili integralismi che fanno in realtà gli interessi dei potenti, nella fattispecie le multinazionali. La stagione dell'internazionalismo romantico è finita, massacrata dal neocapitalismo globalista. Oggi i popoli li si difende (il proprio ma anche gli altri) resistendo all'omologazione planetaria, non abbracciandola o addirittura patrocinandola in nome di un terzomondismo inattuale e spesso ipocrita.
Ancora una volta i paesi scandinavi si stanno dimostrando più attenti al mutare delle situazioni e stanno correggendo il loro atteggiamento per evitare facili integralismi che fanno in realtà gli interessi dei potenti, nella fattispecie le multinazionali. La stagione dell'internazionalismo romantico è finita, massacrata dal neocapitalismo globalista. Oggi i popoli li si difende (il proprio ma anche gli altri) resistendo all'omologazione planetaria, non abbracciandola o addirittura patrocinandola in nome di un terzomondismo inattuale e spesso ipocrita.
Con poche eccezioni (i veri profughi scampati a vere emergenze) i migranti sono al tempo stesso le vittime e i complici di questa deriva consumistica e individualista che sta uccidendo le culture e creando un'immensa massa di schiavi del tutto privi di coscienza politica e di un senso di appartenenza. Per questo piacciono alle corporation e ai ricchi: perché abbassano il costo del lavoro, consentono la marginalizzazione dei sindacati, portano al fallimento i sistemi di welfare, incrinano la solidarietà sociale, svuotano la democrazia. Non esistono infatti democrazie aperte, di chiunque si trovi momentaneamente o per caso in un luogo: la democrazia è solo locale, chiusa, una democrazia di cittadini responsabili del proprio territorio e attaccati a esso. La democrazia è insomma sempre "civile", ossia legata a una città, a una condizione di stanzialità. Le democrazie aperte sono invenzioni mediatiche con cui si fa passare una regressione verso la legge della giungla e del più forte, del tutto coerente con il mito liberista della deregulation che ha infatti creato la più oscena ineguaglianza economica della storia (62 persone che hanno altrettanta ricchezza di tre miliardi e mezzo).
Non serve un impero galattico in cui la libera circolazione della gente, dei capitali e dei prodotti impedisca la sopravvivenza delle comunità e della civiltà; servono invece mille democrazie, diverse fra loro e totalmente autonome, sovrane; e rispettose delle altre proprio in nome della reciproca differenza.

1 Comments:
Tutto vero anche se fatico a vedere nella lega italiana o nella destra norvegese o danese un'avanguardia marxista inconsapevole.
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