Monday, October 05, 2015

SINDACATI E DINTORNI

Guai a confondere il sindacato con le persone che lo rappresentano o confondere l'importanza della sua funzione con la sua classe dirigente, ma è inconfutabile che da molti anni il sindacato abbia smesso di fare "professione di sindacato " per mettersi a fare " sindacato per professione ". 
Oggi è molto più interessato all'attività dei patronati che a dare rappresentanza ai lavoratori nelle vertenze di fabbrica o nei tavoli contrattuali. 
È vero che con l'eliminazione dell'art. 18 il sindacato non ha più potere contrattuale, ma è anche vero che non sta facendo nulla per ripristinare la norma e riprendersi il suo spazio politico ( anzi ha boicottato la raccolta di firme per indire un referendum) e sembra piuttosto consolarsi con le prebende che il governo gli rende in cambio: gestione della previdenza integrativa e dei CAF. 
Dopo 30 anni di lavoro penso di potere volgere verso il sindacato uno sguardo critico e disincantato e quello che vedo sono dinamiche (rituali) piuttosto irritanti ed autoreferenziali. 
Il sindacato è morto, ma non per colpa di Renzi (non solo). 
C'è la gravissima responsabilità di una classe dirigente che ha cambiato pelle ed è diventata complice delle imprese e del governo; una classe dirigente molto ben pagata che si è concentrata più sulla propria carriera che sugli interessi dei lavoratori. 
Lo scandalo della CISL venuto fuori questa estate ne è un esempio: senza la complicità del sindacato ( eccezioni a parte), non si sarebbero mai potute riportare le condizioni dei lavoratori agli anni '50. 
Ridare la tessera indietro è l'unico modo per delegittimare questa "casta" che sta distruggendo il sindacato nel suo valore di corpo sociale intermedio necessario per una democrazia.

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