CONFESSIONE AMARA DI UN GRILLINO SPERANZOSO
Di tale Giorgio, (dal blog di Civati).
Ammettiamolo senza indugi: anch’io, elettore di Grillo, ho
contribuito ad eleggere dei perfetti dementi che, forse proprio in
quanto tali, mi rappresentano. Un cretino illuso non può che eleggere dei cretini.
Il perché lo abbia fatto mi sembra una domanda assurda: non potevo
fare altrimenti e l’ho fatto convinto e speranzoso. Non potevo fare
altrimenti anche grazie alla legge elettorale che i partiti, in una fede
avariata nel loro potere, ci hanno consegnato per perpetuarsi, per
rieleggere cioè i loro vassalli e zerbini il cui unico merito di vita è
essere stati pappagalli addomesticati, aver trovato un alveo alla loro
miseria e al loro masochismo di soccombenti per un tempo così lungo che
persino uno schiavo avrebbe trovato la forza quantomeno per suicidarsi.
Io come altri, in realtà, non ho scelto alcunché: me lo ha impedito una
legge elettorale senza voto di preferenza, quindi senza alcun confronto
democratico sulle storie e le competenze dei singoli, che ha ridotto il
dibattito pubblico ad uno spettacolo blaterante di questa ortodossia
oligarchica di zombie sicumerici, abili ad usare il concetto di
democrazia per spiegare la propria inesistente superiorità morale ma
incoerenti e costretti a negare la democrazia stessa ogni giorno nelle
leggi che approvano e conservano per mantenersi in vita. Almeno fino a
ieri, prima di essere travolti.
Ora, i grillini sono in tutta evidenza gente senza storia, senza
nessuna arte del compromesso o della politica, esangui senza alcuna
retorica, nemmeno quella del loro nuovo potere, animati da una teologia
di muggiti informatici. Senza un pensiero sufficiente per pensare la
vastità delle sfaccettature e dei toni del reale, e ancor meno in grado
di analizzare i microcosmi di cui la complessità stessa è composta. In
grado però di ripetere un vocabolario pericolosamente medio – quella
mediocrità tipica dell’italiano che ha fatto l’università, colto quel
che basta per essere ignorante; quella spocchia risolutiva da moralisti
sdentati ma affamati più dei ladri che vogliono cacciare, che quantomeno
sono già satolli; infuriati contro un nemico che è già morto.
Rappresentanti perfetti di un ceto medio marsupiale, mammario,
pragmatico nei pasticci e piagnone nei rimpianti, feroce e ansioso
nell’utopia della palingenesi – saltando però tutti i passaggi per
renderla possibile.
Dei barbari. Animati dal più orrido buon senso quando va bene mentre;
quando va male, dall’istinto propulsivo della vendetta contro quelli
che ora odiano e che fino a ieri eleggevano. Insomma propugnatori di una
carica per ora a salve – comunque senza avere la mira di colpire
alcunché, nemmeno le proprie pudenda.

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