NON MI AVETE CONVINTO
Siamo
un popolo di voltagabbana ipocriti e spregiudicati. Parlo per quello che
conosco: migliaia di pagine di dibattito consiliare durante l’Amministrazione
Lombardi di Faenza tra il 1975 e il 1981. Il clima era disteso (siamo nei dintorni temporali del compromesso
storico), ma la linea
Maginot tra democristiani e comunisti era netta e invalicabile a presidio di
valori distinti che mai e poi mai, (allora), sarebbero stati negoziati. Vi era
la volontà di trovare una mediazione tra i programmi, quello si, ma a nessuno
sarebbe mai venuto in mente di rinnegare gli ideali in cui credeva per un pò di
potere.
Oggi questo posizionarsi costantemente tra un valore e l’altro, è la norma. Alla lunga il giudizio storico su chi da comunista è diventato renziano non può che essere severo e impietoso. In fin dei conti è come se ammettesse l’indaguatezza e l’imbarazzo di avere creduto per decenni in un paradigma sbagliato, quel paradigma culturale che parlava di eguaglianza e giustizia sociale e per il quale cuoceva le salsicce al festival dell'Unità.
Qualsiasi sia il percorso culturale intrapreso, si tratta di un’abiura disinvolta e incomprensibile: dall'allineamento culturale e di emulazione del pensiero “moderato” e conservatore, alla sottomissione all’economia di mercato e all’ideologia liberista, passando per la svendita dei valori democratici sanciti dalla nostra Costituzione.
Dopo la morte di Berlinguer, anzi, durante la segreteria di Berlinguer, rielaborare il pensiero “comunista” in modo ancora più netto sarebbe stato doveroso. Direi obbligatorio. Ma ripensare in termini culturali alla Sinistra europea, non vuole dire saltare la linea Maginot per sposare gli ideali degli altri. Questo è tradire tutto quello in cui si è sempre creduto.
Allora, parafrasando Pietro Ingrao (che alla Bolognina non avrebbe dovuto ritirare la propria mozione), dico ai vecchi comunisti diventati renziani, “non dite nulla, sfuggite sempre al dialogo e al confronto per difendere (come automi) la linea del PD. Ma anche se argomentaste (e non lo fate mai), non vi capirei. Scusate, ma non mi avete convinto”.
Oggi questo posizionarsi costantemente tra un valore e l’altro, è la norma. Alla lunga il giudizio storico su chi da comunista è diventato renziano non può che essere severo e impietoso. In fin dei conti è come se ammettesse l’indaguatezza e l’imbarazzo di avere creduto per decenni in un paradigma sbagliato, quel paradigma culturale che parlava di eguaglianza e giustizia sociale e per il quale cuoceva le salsicce al festival dell'Unità.
Qualsiasi sia il percorso culturale intrapreso, si tratta di un’abiura disinvolta e incomprensibile: dall'allineamento culturale e di emulazione del pensiero “moderato” e conservatore, alla sottomissione all’economia di mercato e all’ideologia liberista, passando per la svendita dei valori democratici sanciti dalla nostra Costituzione.
Dopo la morte di Berlinguer, anzi, durante la segreteria di Berlinguer, rielaborare il pensiero “comunista” in modo ancora più netto sarebbe stato doveroso. Direi obbligatorio. Ma ripensare in termini culturali alla Sinistra europea, non vuole dire saltare la linea Maginot per sposare gli ideali degli altri. Questo è tradire tutto quello in cui si è sempre creduto.
Allora, parafrasando Pietro Ingrao (che alla Bolognina non avrebbe dovuto ritirare la propria mozione), dico ai vecchi comunisti diventati renziani, “non dite nulla, sfuggite sempre al dialogo e al confronto per difendere (come automi) la linea del PD. Ma anche se argomentaste (e non lo fate mai), non vi capirei. Scusate, ma non mi avete convinto”.

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