Wednesday, February 11, 2015

SINISTRA E POTERE

Penso che la Sinistra “ragioni” troppo, continuamente avviata su se stessa, senza mai avanzare neanche di un millimetro verso il potere. Anche quel suo sguardo ossessivo verso la Grecia e la Spagna, dà la misura di un sostanziale vuoto di idee e strategie sul cosa fare in Italia.  
Quello di cui parli è noto: divisioni molecolari insopportabili, concetti di delega e rappresentanza da puntualizzare, alterazioni in atto del sistema democratico, tutto vero, però penso che il punto centrale sia come prendere il potere ed in questo senso, ho molti dubbi e nessuna certezza, ma mi sono fatto qualche idea che vorrei condividere. 
Per prima cosa, penso sia indispensabile definire un nuovo paradigma culturale, teorizzando un pensiero sociale che coniughi legalità e giustizia, uguaglianza e ordine. Credo che su questi concetti la Sinistra, abbia spesso tenuto e continui a tenere, un atteggiamento equivoco e politicamente errato.  
Quando sento difendere le occupazioni delle case popolari, per esempio, penso che la Sinistra sbagli, perché la legalità è il potere dei senza potere, e non c’è dubbio che più si è poveri e meno si ha potere, per cui se salta il rispetto della legalità tra gli strati più deboli della popolazione, il povero si sentirà abbandonato dallo Stato e si butterà tra le braccia del primo che gli promette tutela. Ai poveri non piace il caos,  né quello stato di lotta permanente in cui li relega la società quando vige la legge del più forte: se la Sinistra non capisce questo bisogno primario di tutela e di ordine da parte dei più deboli, non potrà mai rappresentarli.  
Per seconda cosa, penso che serva comunicare con un nuovo linguaggio: non c’è nulla di più noioso che sentire uno di Sinistra, parlare di politica. Tutti quei concetti complicati, quei paroloni, quel brutto vizio di scomodare sempre i massimi sistemi per rispondere anche a semplici domande. Se la Sinistra, non è in grado di farsi capire dalla gente, dal proprio potenziale elettorato, è inutile.
Per terza cosa, serve definire un programma minimo, una proposta politica realistica, chiara e radicale, ma non estremista, perché come dicevo prima, ai poveri, l’estremismo non piace, perché genera caos, insicurezza, attrito sociale tra vicini di casa e questo spaventa a morte le persone più deboli e sul piano strategico è fallimentare.  
Se la Sinistra vuole essere credibile e riconquistare la fiducia delle masse, deve parlare anche di quelle cose che per la Sinistra sono un tabù. Come dello scandalo per cui a Bologna, le case popolari non vengono assegnate, perché gli assegnatari degli alloggi possono vederne fino a tre per poi scegliere. Quando l’ho sentito, pensavo fosse uno scherzo: la collettività ti assegna una casa e tu puoi bloccare la graduatoria per mesi, anni, perché è una casa del centro storico e non ha il terrazzo?  Queste procedure non garantiscono alcuna equità sociale, ma sono il frutto di un insano e quanto mai distorto senso del soddisfacimento dei bisogni. Servono più case popolari e non garantire il diritto ai singoli nuclei di scegliersi la casa, ma su queste battaglie la Sinistra ci sguazza. 
Un altro aspetto della Sinistra che io non capisco, è la retorica dell’immigrazione. La Sinistra fa come Salvini: parla dell'immigrazione con un approccio emotivo, ovviamente animata da un desiderio di accoglienza umano e condivisibile, (che è l'esatto contrario di quello razzista e forcaiolo della Lega), ma nel farlo sembra volere negare che esista qualsiasi problema legato all'immigrazione e questa è un errore e non è per niente di Sinistra. 
La Sinistra ha sempre difeso gli strati deboli della popolazione, ma oggi lo fa con battaglie astrattamente umanistiche, vagamente filantropiche, molto  retoriche e tremendamente snob che non portano alcun beneficio alle classi disagiate. E’ il discorso che facevo prima: fomentare la guerra tra poveri è meschino e va evitato con ogni mezzo, ma serve un approccio analitico del fenomeno dell’immigrazione, più realistico e meno filosofico, perché è un dato oggettivo che a pagare i costi sociali dell'integrazione dei cittadini stranieri siano i poveri, il popolo delle periferie e non quelli che li sfruttano e che traggono un vantaggio dalla loro presenza in Italia e questo la Sinistra non dovrebbe permetterlo. Ci sono milioni di poveri italiani che lo Stato non aiuta, mentre è vero che alcuni immigrati, una volta ottenute agevolazioni sociali tipo la casa popolare, poi la sub- affittano in nero e tornano nello stivale una volta all’anno al solo fine di non perdere la residenza: ma in quale Paese del mondo, un cittadino puo’prendersi gioco di uno Stato in questo modo? Questa non è giustizia, ma la sua plastica negazione.
Lo scandalo non è demistificare la retorica dell’immigrazione, ma negare l’esistenza dei problemi. E’ giusto parlare di diritti degli immigrati, di rispetto per gli immigrati,  ma credo che si debba anche parlare di doveri e del rispetto che devono, come tutti noi, alle istituzioni dello Stato e ai principi sanciti dalla nostra Costituzione.  
Il fenomeno dell'immigrazione andrebbe affrontato con un approccio analitico e non ideologico. Andrebbe governato e non venduto come l’unica possibilità dei paesi ricchi di aiutare il terzo mondo. E, soprattutto, andrebbe analizzato a livello di sistema e non trattato solo sul piano umanitario, perché io, francamente, non me la bevo che non sia strumentale al capitalismo selvaggio; non me la bevo che non sia uno strumento della lotta di classe, un grimaldello umano con cui il capitale uccide i diritti sociali ed abbassa il costo del lavoro.  
C’è poi un concetto abusato dalla Sinistra, che proprio non riesco a capire: il “multiculturalismo”. Mai capito cosa volesse dire. E’ sicuramente un mio limite, ma per me è una parola incomprensibile.  Nelle nostre società è presente un numero sempre più crescente di individui appartenenti a diverse culture. E’ un dato di fatto, siamo milioni di persone tutte diverse: e allora? La diversità, dovrebbe essere la normalità, è così che si abbattono i pregiudizi. Sul piano del diritto invece, il discorso diventa molto pericoloso, perché c’è chi si azzarda  persino a parlare di diritti delle culture e questo è inaccettabile. La nostra Costituzione, come tutte le carte costituzionali democratiche e liberali, ha come oggetto delle sue garanzie le “persone” e non le “culture”, perché sul piano delle libertà e dei diritti si dà il caso che possano esistere culture con dei diritti senza che ne abbiano le persone che vi appartengono. E’ un concetto marxista, interpretato con magistrale equilibrio, dai nostri padri costituenti: la Sinistra dovrebbe solo parlare dei principi sanciti della nostra Costituzione, senza aggiungere altro.  
Per quarta cosa, serve una nuova classe dirigente. A me la sola parola “rottamazione”, disgusta, perché cela un’ambizione ignobile ed oltremodo smisurata, però penso sia vero quello che dice Rodotà circa il fatto che la capacità di una certa classe dirigente di farsi interprete del proprio elettorato, si sia esaurita. E non è una questione di età, ma di ricambio fisiologico delle persone. Per cui penso sarebbe opportuno che la “vecchia” classe dirigente, facesse un passo indietro, ma non per sparire, ma per contribuire dalle retrovie nelle vesti di un moderno Richelieu.  
Quinto, servono più responsabilità, coraggio e un po’ di sano pragmatismo. Se investi in un progetto innovativo, è molto probabile che fallirai, ma se stai fermo, è sicuro che sarai inutile. E’ vero che il dubbio è l’elemento che non deve mai mancare in un sistema di idee, ma almanaccare all’infinito sul da farsi è puro narcisismo culturale. Per cui faccio mio quello che sta scritto sulla tomba di Marx: i filosofi hanno semplicemente interpretato il mondo, tuttavia il punto è cambiarlo.  

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