Wednesday, August 26, 2015

IMMIGRAZIONE /INTEGRAZIONE

Il problema dell’immigrazione è un falso problema. Il problema vero è quello dell’integrazione. Se c’è integrazione l’immigrazione diventa un fatto positivo, di cui beneficiano sia i migranti che le comunità che li accolgono e che non perdono la propria identità ma anzi si rafforzano grazie all’immissione di nuove forze. Ma se non c’è integrazione l’immigrazione diventa una catastrofe sociale, che disgrega le comunità e il senso di appartenenza.  
L’integrazione non può essere un auspicio: deve essere pianificata e garantita. E significa accogliere solo chi si voglia integrare, e dunque condivida i nostri valori primari; ma significa anche potergli offrire un lavoro, un alloggio decente e non segregato, educazione, sanità, soprattutto quotidiani rapporti con il resto della popolazione e, entro un numero ragionevole di anni, la cittadinanza. Siamo in grado di farlo? Siamo pronti a farlo? Per quante persone al mese? 
Ovvio che la destra non abbia alcun interesse a porsi seriamente queste domande: troppo comodo lasciare che le tensioni alimentino guerre fra poveri e le consentano di distruggere welfare, sindacati, democrazia e morale a vantaggio di corporation globalizzate e di ricchi cosmopoliti. Con l’ulteriore bonus di una percentuale di voti popolari indirizzata verso chi sappia usare la retorica dell’ordine e del nazionalismo. 
Ma è deprimente notare che neppure una significativa parte della sinistra si ponga la difficile questione dell’integrazione accontentandosi di quella, facile, dell’accoglienza: imprigionata in un’ideologia antioccidentale molto più che anticapitalista e incapace di accorgersi che in questo modo stia dimostrando di aver accettato ciecamente sia il mito del libero mercato, secondo il quale tutto alla fine si aggiusta grazie al gioco della domanda e dell’offerta, che il mito dell’individualismo, secondo il quale ciascuno può comportarsi come gli pare, senza vincoli culturali e di solidarietà.

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