MATERNITÀ SURROGATA, ADOZIONI E DONO
La pratica della maternità surrogata a pagamento pone questioni etiche e culturali molto profonde.
Non si tratta di una questione giuridica, (non solo), ma piuttosto filosofica, di valori: è la vita che si fa merce sulla base del principio liberista che tutto ha un prezzo e non un valore.
L'onestà intellettuale richiede coerenza: o applichi uno schema marxista o applichi uno schema liberista. Non puoi essere contro la mercificazione del lavoro, della salute, dell’assistenza, della previdenza, dell'ambiente ecc. e poi legittimare l'acquisto di un ovulo e l'affitto di un utero.
Se la politica vuole essere credibile deve darsi dei valori e rispettarli fino in fondo. Altrimenti è solo una farsa, una grande, mega, galattica recita utile solo agli attori che la mettono in scena.
Comprendo il dono.
Se c'è dono consapevole è tutt'altra cosa. Il dono è l'esatto contrario dello scambio di mercato, cioè dello scambio di cose o di denaro che dir si voglia. Nel dono non c'è negozio giuridico. Nel dono la nozione di merce è assente. Il dono muove da un'iniziativa gratuita, personale, non dettata dall'obiettivo economico di realizzare un profitto, ma dal desiderio di fare qualcosa per qualcun altro, senza avere nulla in cambio.
E sono favorevole (da sempre) alle adozioni per i single e per i gay.
Sono per l'uguaglianza: tutti gli individui etero o omo che siamo possono essere ottimi ( o pessimi) genitori.
Ciò che non condivido è la mercificazione della vita, l'idea che se hai i soldi puoi comperare tutto, persino un bambino: questa è l'aberrante apoteosi del capitalismo che a quanto pare si è insinuata dentro il paradigma culturale della Sinistra, trasformandola geneticamente.

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