IL POPULISMO È UN GERME DIFFUSO
Trovo che vedere il populismo, il fascismo, quel linguaggio volgare e violento solo nella Lega e nel M5S sia un po' da ciechi e da stolti per non dire da analisti intellettualmente poco onesti. Perché (purtroppo) quella violenza verbale, quel rutto politico che richiama nuove tenebre, mi sembra un virus molto diffuso anche altrove.
Certamente tra chi parla di imbracciare un lanciafiamme e dà del vecchio ai professori che non si allineano.
Certamente tra chi lincia un proprio sindaco e lo caccia come un cane.
Certamente tra chi paragona i partigiani a quelli di Casa Puond ed ogni giorno attacca a testa bassa il Parlamento e il Sindacato. E sto parlando delle èlite, perché a leggere ciò che pensano tanti semplici militanti, dai toni usati è difficilissimo distinguerli dai leghisti o dai grillini.
L'ottusa arroganza è parecchio diffusa e si propaga in modo trasversale in ogni direzione.
Non si tratta di essere antipatici, brutti e cattivi, ma portatori di una cultura gladiatoria profondamente divisiva che coltiva l'odio verso chi non si conforma alla propria visione del mondo.
Per esempio, se si applica lo stesso scherma di analisi, tra Salvini, Grillo e Renzi non si possono oggettivamente rilevare differenze significative nei toni e nei modi di fare politica.

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