PCI, EURO E SOVRANITA'
Non ho mai capito la svolta degli ex PCI sull’euro. Una svolta a U passata dal definire la moneta unica come “strumento anti operaio”, all'adozione dell'euro, sottomettendosi ai principi liberisti dei Trattati europei e dell’euro-zona. Come è stato possibile per gli eredi di Gramsci e Togliatti, la resa alla lettura azionista, cattolico-liberale e liberal-socialista del “vincolo esterno”?
Ad un certo punto la Sinistra ha sposato la cultura ordoliberista tedesca e l'Ulivo (diciamo così) ha firmato quei trattati che affidavano i bilanci degli Stati al mercato, la politica monetaria ad una banca privata, rinnegando se stessa: perché?
Oggi, grazie all'euro più gli Stati sono gravati dal debito tanto più sono esposti al potere della finanza ossia a chi gli presta i soldi.
Questo accade, perché con l'euro lo Stato non stampa più moneta, ma la compra da una banca privata (come se fosse una moneta straniera) e non è pertanto più in grado di controllare le sue esposizioni debitore finendo in balia dei suoi creditori ( di fatto lo Stato non è più sovrano ). Come scrive Zagrebelsky, " il fallimento di uno stato è un concetto sconvolgente che annulla tutte le categorie del diritto che si sono formate attorno al'idea di sovranità.
Parlare di euro e di revisione radicale dei trattati non può essere un tabù. Al contrario è il tema dei temi per chiunque abbia a cuore la nostra Costituzione e voglia ricostruire un progetto politico alternativo a questa Unione tarata sul mercato e sui dogmi dell'austerity e dell'ideologia liberista.

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