IMMIGRATI 2
Nell'analisi dei rapporti di classe, la valutazione di carattere etnico è necessaria, perché il proletariato europeo viene da una storia di lotte e di benessere totalmente sconosciuto al proletariato del terzo mondo. Nel nostro dopoguerra, vuoi per l'esistenza dell''Orso siberiano; vuoi per la presenza di forti partiti socialisti di massa; vuoi per l'orientamento keynesiano della maggior parte dei partiti di centro; e vuoi anche per il movimento sindacale e del ''68, il capitalismo non ha mai mostrato la sua vera natura e per un po' di anni ha anche distribuito. Poi il muro è caduto, i socialisti sono passati con i loro avversari ed il capitalismo ha incominciato a riprendersi tutto quello che aveva concesso a seguito di anni di lotta.
Ha ragione chi dice che c'è un esercito di autoctoni disoccupati potenzialmente sfruttabili, ma nessuno di loro è disposto a lavorare a certe condizioni, perché la storia della loro famiglia, quand'anche di operai, è una storia di contratti tutelati, stipendi dignitosi, ferie, vacanze, malattie, pensioni e servizi alla persona. Per cui la manovalanza da sfruttare alle condizioni del capitalismo deve arrivare da un'altra parte, cioè da un popolo disperato e senza una storia di lotte e di benessere alle spalle.
Il dissolvimento della cultura socialista, del sindacato e del sistema dei partiti organizzati e di massa, spiega il perché la lotta collettiva di classe si è trasformata nel rutto del singolo plebeo contro gli immigrati. Un rutto che in Italia porterà al fascismo se si continua a negare la ricaduta sociale che l'immigrazione ha sul proletariato autoctono. l'Italia non è la Francia: nel Belpaese una come la Le Pen avrebbe stravinto. Sono d'accordo con chi dice che è necessario introdurre una forma di stipendio universale, ma non so se e come si riuscirà mai ad attuare questa rivoluzione.

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