I FANNULLONI DEL REGNO ED I COCCHIERI DEL RE
Oggi in graticola ci sto io, con tutto il pubblico impiego e le sue orde di neghittosi lavativi.
Ai dipendenti dello Stato che si occupano di giustizia, va poi ancora peggio: al generico "fannulloni" si aggiungono anche gli aggettivi lapidari di "eversivi" e "malati di mente".
Dovremo abituarci. E' nella dinamica della deriva autoritaria, uno schema collaudato da decenni nel quale il potere individua dei nemici immaginari, "gli altri", e li aggredisce con un linguaggio verbale pieno di volgarità e di miserie: è il "noi" di una nazione composta, nel caso italiano, da evasori fiscali e tanti piccoli o grandi farabutti.
Ai dipendenti dello Stato che si occupano di giustizia, va poi ancora peggio: al generico "fannulloni" si aggiungono anche gli aggettivi lapidari di "eversivi" e "malati di mente".
Dovremo abituarci. E' nella dinamica della deriva autoritaria, uno schema collaudato da decenni nel quale il potere individua dei nemici immaginari, "gli altri", e li aggredisce con un linguaggio verbale pieno di volgarità e di miserie: è il "noi" di una nazione composta, nel caso italiano, da evasori fiscali e tanti piccoli o grandi farabutti.
Tutto si può dire del nostro paese tranne che vi regni la legalità.
Il teatrino messo in piedi è, sul piano della comunicazione, molto efficace, parole d'effetto lanciate dall'etere per definire sempre meglio i contorni del "nemico", (oggi il settore pubblico, il giudice, l'Europa, lo zingaro, la spazzatura, domani chissà), mentre avanza, strisciante, il progetto politico reale: svuotare la costituzione dei meccanismi e dei principi liberali dello stato di diritto.
Questo tipo di società ha purtroppo vinto: ha convinto l'altra metà che il suo progetto di Stato, che privilegia il consenso popolare alla legge, i consumi privati a quelli pubblici, sia il migliore.
E non deve essere stato tanto difficile: noi giudichiamo la realtà, non per come è, ma per come la percepiamo. E attraverso cosa la percepiamo? Non è certo un caso, che l'unanimità di giudizio (salvo rare eccezioni) della stampa, faccia il suo dovere: essa non è di certo libera.
Comprendo facilmente sia più comodo vivere una vita di agiatezze facendo il portavoce del padrone. Penso tuttavia che la categoria dei giornalisti sia la corporazione con la peggior considerazione sè, ritenendo il proprio mestiere consistere nell'essere dei servili "leccaculi".
E' per questo che non mi indigno più di tanto quando li sento pronunciare la parola "fannulloni". Piuttosto, sono molto preocupata per il tipo di società che verrà.
Il teatrino messo in piedi è, sul piano della comunicazione, molto efficace, parole d'effetto lanciate dall'etere per definire sempre meglio i contorni del "nemico", (oggi il settore pubblico, il giudice, l'Europa, lo zingaro, la spazzatura, domani chissà), mentre avanza, strisciante, il progetto politico reale: svuotare la costituzione dei meccanismi e dei principi liberali dello stato di diritto.
Questo tipo di società ha purtroppo vinto: ha convinto l'altra metà che il suo progetto di Stato, che privilegia il consenso popolare alla legge, i consumi privati a quelli pubblici, sia il migliore.
E non deve essere stato tanto difficile: noi giudichiamo la realtà, non per come è, ma per come la percepiamo. E attraverso cosa la percepiamo? Non è certo un caso, che l'unanimità di giudizio (salvo rare eccezioni) della stampa, faccia il suo dovere: essa non è di certo libera.
Comprendo facilmente sia più comodo vivere una vita di agiatezze facendo il portavoce del padrone. Penso tuttavia che la categoria dei giornalisti sia la corporazione con la peggior considerazione sè, ritenendo il proprio mestiere consistere nell'essere dei servili "leccaculi".
E' per questo che non mi indigno più di tanto quando li sento pronunciare la parola "fannulloni". Piuttosto, sono molto preocupata per il tipo di società che verrà.

2 Comments:
Che dire cara Rilka!
Le tue considerazioni trovano il mio appoggio.
La deriva di questo paese sembra che sia più lunga nel tempo di quello che ci immaginiamo.
L'Economist nel profilo di Berlusconi dell'ultimo numero ne parla come di un capitano che mentre la barca punta dritto verso gli scogli, si occupa degli affari suoi.
E il paragone mi sembra fin troppo lusinghiero.
Per ciò che riguarda il pubblico impiego devo altresì dire che gli impiegati zelanti e onesti, come sei tu, pagano lo scotto di quelli che da sempre hanno preso possesso di un posto pubblico modellandolo alle proprie esigenze (la spesa negli orari di ufficio, la scortesia nei confronti dell'utenza, giorni di malattia a profusione al primo starnuto ecc...)
Lungi da me mettere sotto accusa settori o addetti specifici della pubblica amministrazione , ma a tutti è capitato di avere a che fare con impiegati-mele-marce che difendono la loro arroganza con un contratto di lavoro quasi blindato o di sentire di persone che timbrano i cartellini al posto dei colleghi, o ancora di altri che con un permesso di malattia vengono scovati alle Isole Vergini in vacanza.
Spesso oltre al danno c'è anche la beffa di un sistema farraginoso che non permette nemmeno il licenziamento di chi commette questi veri e propri reati.
Questi sono i fannulloni che dovrebbero essere deposti, mentre per gli onesti e produttivi dipendenti pubblici ben vengano i bonus!
Grazie Massi. Ovviamente, sono la prima a riconoscerlo, nel pubblico impiego vi sono anche situazioni indifendibili, ma questo non significa che tutto il settore sia composto da fannulloni: pensa agli ospedali, alle scuole alle forze dell'ordine, agli asili ai tanti luoghi nei quali ogni giorno tanti cittadini trovano risposte efficaci ai loro bisogni. Può ritenersi legittimo questo linciaggio?
Tutto appare più assurdo se poi si analizza da chi viene la predica: quel mondo politico che il settore pubblico l'ha davvero depredato prendendo tangenti e costruendo clientele miliardarie. Lo stesso mondo che ora vuole distruggere il sistema giudiziario, perchè ha scoperto il malaffare gigantesco e vorrebbe ripristinare la legalità.
E' questo che mi fa incavolare: sono le persone che si indignano se io mi prendo un caffè, ma poi quando sono in cabina votano per quel mondo politico lì.
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