Saturday, September 05, 2009

BERLUSCONISMO? NO, CRAXISMO
di Manuela Palmieri
da laRinascita del 13 marzo 2009

Bettino Craxi è morto da qualche anno, in Tunisia, da uomo vinto che si sottraeva alla giustizia. Eppure mai come oggi la politica craxiana è avvertibile nelle scelte politiche del governo Berlusconi, trainata con passione dai ministri socisalisti.
Berlusconi è stato un sodale di Bettino Craxi, e gli deve tonnellate di riconoscenza per l'impero di cui è a capo. Mai il Cavaliere sarebbe riuscito a costruirlo se il leader socialista non gli avesse spianato la strada con leggi/regalo che hanno travolto e stravolto la comunicazione appropriandosi di quell'oro puro che è la pubblicità.
Nel governo, in incarichi delicati e decisivi, forse per riconoscenza tardiva, Silvio Berlusconi ha piazzato tre socialisti che sfoggiano un grande protagonismo politico. I loro nomi sono: Fabrizio Cicchito, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. Tutti e tre nell'ombra durante l'epoca d'oro craxiana, oggi si sono affermati nel rapporto privilegiato con Berlusconi e nell'accettazione acritica del suo comando.
Fabrizio Cicchito, dopo un lungo e avvilente periodo da vicecordinatore di Forza Italia, è l'attuale capogruppo del Partito della Libertà alla Camera dei deputati. Il suo è un ruolo non solo di prestigio e di rappresentanza, ma cruciale per le scelte politiche, per la condotta dei parlamentari, per i rapporti con gli altri partiti presenti in Parlamento, ad iniziare dal Partito Democratico.
Personaggio curioso Fabrizio Cicchito. Lo conobbi molti anni fa quando era un dirigente della Cgil e veniva dai comunisti considerato con simpatia. Era della sinistra socialista, vicina alla polica del compromesso storico, si definiva un "lombardiano marxista". Addirittura mosse critiche alla Cia, ai servizi segreti italiani, alla Democrazia Crisitiana che avrebbero utilizzato il caso Moro e le Brigate Rosse per escludere il Pci dal governo.
Cordiale e sorridente, era uno di quelli con cui i rapporti unitari erano facili, sembrava sgombro di pregiudizi e poco incline all'anticomunismo. Poi venne fuori che il suo nome era negli elenchi della Loggia Massonica di Licio Gelli, la P2 e fu travolto dallo scandalo. Per un certo periodo sembrò sparire dall'orozzonte sindacale e politico. Lo ripescò più tardi Bettino Craxi, anche se lo tenne in ruoli assolutamente marginali.
Agli onori delle cronache politiche, fabrizio Cicchito è riemerso con Berlusconi e ne è riemerso - come molti che scampano alla giustizia- da fiero garantista, sinonimo in questo strano paese di odio per la magistratura. E' molto cambiato: espressione torva e chiusa, incattivita, rivendica di essere vittima dei comunisti e del loro giustizialismo. E'un falco tra le fila berlusconiane. C'è in lui, come anche in Sacconi e Brunetta, gli altri craxiano doc del governo, un rancore furente, mai sopito: i veri corrotti di tangentopoli, la lunga mano del pool di Milano erano i comunisti che si sono salvati la pelle distruggendo Bettino Craxi. Ed erano sempre i comunistri - e nessun altro - che lo aspettarono minacciosi fuori dall'hotel Rafael e gli gettarono addosso montagne di monetine. E tutti i fotografi e i cameramen li appostati, anche loro erano comunisti o chiamati dai comunisti.
Apparentemente diversi - uno un pò isterico, con reazioni quasi da circo Barnum, l'altro serio e di modi più presentabili - Brunetta e Sacconi si sono messi di buzzo buono a riscattare la politica craxiana. Come il grande Bettino, detestano tutto ciò che "sa" di sinistra. Se questi aveva come interlocutori privilegiati Forlani e soci, loro fanno comunella con democrisitani storici come Schifani o ex radicali come Quagliariello. Ai lavoratori non c'è più solo da togliere la scala mobile, ma anche il diritto allo sciopero. Alla storica tradizione laica del Psi, hanno opposto una religione talebana contro il corpo inerte di Eluana Englaro. I "meriti e i bisogni" di martelliana memoria, sono declinati nella lotta ai fannulloni, agli assenteisti, ai nullafacenti e via così. Alla tradizionale convivenza tra socialisti e comunisti nella Cgil, viene avvicendato il patto separato e neocorporativo con Cisl, Uil e Ugl.
A me pare del tutto evidente il filo di ferro che lega la vocazione eversiva di Berlusconi alla latente eversione che c'era in Craxi. E come il craxismo, anche il berlusconismo poggia su interessi concreti, ambizioni potenti e giri opachi di denaro.
Significa che c'è un rischio autoritario e le istituzioni subiscono colpi? Si, certo che c'è, ne sono convinta. Ma mi pare (posso sbagliarmi) che il connotato di fondo si rifaccia più al craxismo che al populismo berlusconiano, alla spregiudicatezza con cui Bettino Craxi cambiava casacca, alla cesura col movimento operaio e la sua storia.

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