Tuesday, April 14, 2009

TERREMOTO IN ABRUZZO: QUANDO LO STATO APPARE, MA NON C'E'

Sfruttare una digrazia nazionale per zittire un giornalista scomodo è davvero ignobile.
La campagna denigratoria nei confronti di Michele Santoro è l'emblema di una società volgare e vergognosa ormai allineata al pensiero unico del capo: si può anche omettere di dire la verità o smettere di dare voce alla gente comune, ma quello che è accaduto in Abruzzo è principalmente la conseguenza di uno Stato con gravi colpe, di uno Stato che nei fatti non c'è. Non c'è, punto.

Succede sempre così. Non si fa nulla per prevenire catastrofi evitabili, poi si attiva il teatrino del dolore collettivo e la politica va in scena con i morti.
Che significato può avere che i soccorsi siano arrivati in tempi record, quando la tragedia si poteva evitare? Dov'era lo Stato quando si permetteva la costruzione di un ospedale fuorilegge? Come è potuto accadere che si sia costruito in barba alle norme antisismiche? Che le case siano crollate come budini quando la forza del sisma avrebbe dovuto lasciarle indenni? Dov'era lo Stato quando avrebbe dovuto proteggere i suoi cittadini da gentaglia senza scrupoli?
Vedremo se lo Stato ci sarà almeno per rendere Giustizia.
Intanto l'esercito della solidarietà si è attivato e ha messo in moto la macchina della carità pelosa, quell'infaticabile guarnigione di associazioni che si prodiga nella racolta dei fondi: personalmente ritengo che la civiltà di una Nazione sia altro. Uno Stato civile non aiuta i propri cittadini ricorrendo alla filantopia, ma destina i fondi necessari prelevandoli dal proprio bilancio: sono convintamente disponibile a pagare un' addizionale irpef per la ricostruzione dell'Abruzzo. Su questa lunghezza d'onda (e solo su questa), si capirà davvero il grado di generosa umanità degli italiani.
Intanto mi pare che già si polemizzi sulla proposta di destinare all'Abruzzo l'8 per mille. Al di là di tanta ipocrisia, c'è davvero di che meditare.

0 Comments:

Post a Comment

<< Home