Thursday, January 29, 2009

SCIAGURA CONTRATTUALE

Sottopongo alla vostra attenzione alcuni elementi di riflessione sulle nuove modalità contrattuali introdotte dal nuovo accordo firmato nei giorni scorsi senza l'appoggio della CGIL.
Per entrare nel merito della questione dico subito che in questa partita cruciale per i destini del mondo del lavoro, sto con Epifani. Ritengo che questa assurda proposta di Confindustria e Governo punti solo a spogliare il sindacato delle sue prerogative, cooptandolo con la strategia della "produttività", del "merito" e della "competitività", tre variabili economiche assolutamente indipendenti dal mondo del lavoro. Non a caso queste tre parole sono entrate nelle Relazioni Industriali in epoca reaganiana e suonano oggi come luoghi comuni del liberalismo e del nuovo riformismo rampante in cerca di legittimazione da parte del mondo industriale. Vediamo di analizzarle.
Produttività: è facile comprendere che un lavoratore non può incidere sulla produttività dell'azienda, perchè non dipende da lui se l'imprenditore produce merci improduttive, come ad esempio dozzinali mutande, o merci ad altissimo valore aggiunto, come i prodotti tecnologicamente avanzati. La produttività di un' azienda è qualcosa di completamente slegato dalla volontà del lavoratore, a meno che, non si intende per produttività, fare lavorare un operaio 10 ore al giorno e dargli l' equivalente di una giornata di 5.
Merito: sul merito, ogni parola è pressochè inutile. Tutti noi sappiamo che la nostra società è altamente immeritocratica, non solo nel pubblico impiego, ma anche nel mondo privato, dove permangono meccanismi inossidabili basati sull'appartenenza sociale, sulla conoscenza, sulla clientela e il favoritismo. Merito è solo una parola vuota, demagogica, che nel nostro paese non trova riscontro in nessun luogo di lavoro. Il management italiano, spesso premiato con prebende milionarie anche nei casi di fallimento, avrà mai il desiderio di introdurlo?
Competitività: il concetto è legato a quello di produttività e rigurda le prestazioni dell'industria, strettamente connesse alla capacità dell'azienda di procedere nella ricerca e negli adeguamenti di carattere strutturale: e come può incidere su questi aspetti un lavoratore?
Ora, un contratto dovrebbe basarsi su uno scambio reciproco di prestazioni: tu mi dai questo ed io ti do quello. Ma se le prestazioni oggetto di quello scambio dipendono da uno solo dei due contraenti, l'altro che capacità contrattuale potrà mai avere? Zero. Si è firmato un accordo che attibuisce al mondo del lavoro una peso contrattuale pari allo zero.
La parabola dell'azione sindacale è caduta a picco dopo le battaglie degli anni '80: da allora il mondo del lavoro ha perso con continuità impressionante, salari e diritti, tant'è che l'analisi comparata dei paesi più industrializzati ci dice che siamo lo Stato che ha i salari più bassi d'Europa. La forbice tra ricchi e poveri è cresciuta in tutto l'occidente, ma nel nostro paese è aumentata tre volte di più: non vi possono essere dubbi sul dato che l'economia sia cresciuta, ma non si è mai distribuito il profitto. Per non parlare dell'illegalità diffusa nel mondo delle imprese, dal lavoro nero allo sfruttamento, ormai diventato strutturale, degli immigrati. Da qualsiasi punto di vista la si guardi, tutta l'azione sindacale degli ultimi 20 anni si è rivelata, nei fatti, un vero fallimento.
Rompere questo trend negativo per il mondo del lavoro era necessario. L'unità sindacale non è un bene in sè, nè lo è l'azione contrattuale a qualsiasi condizione. Tutta questa offensiva selvaggia sul mondo del lavoro non ha nemmeno contribuito ad attutire i colpi della crisi, a dimostrazione che produttività e competitività delle imprese non dipendono certo dalla disponibilità del lavoratore ad acettare meno salario e meno diritti. Questo nuovo modello contrattuale è una sciagura. Firmandolo, il mondo del lavoro ha perso l'ennesima battaglia. Di questo passo perderà la guerra.

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