ROMAGNA MIA
(ti porto nel mio cuore, ma non in cabina)
(ti porto nel mio cuore, ma non in cabina)
Da un pò di anni si è fatta strada un'iniziativa politica che vorrebbe la Romagna una regione autonoma dall'Emilia. Trovo la proposta alquanto bizzarra ed estremamente furoviante rispetto al vero problema del nostro sistema politico: l'etica.
Sull'argomento nazioni, nazionalismi, ma anche regioni, regionalismi, popoli, etnie, lingue, consiglio a tutti di leggere un libro estemamente illuminante: "Nazioni e nazionalismi. Programma, mito, realtà" di Hobsbawm Eric J. L'autore ci mostra come una nazione non sia definibile sulla base di criteri oggettivi, ma sia solo un artificio necessario a creare immaginarie appartenenze colletive, funzionale ad aggregare o a disgreagare individui a seconda delle necessità della classe dominante in un dato momento.
Non nego che sul federalismo fiscale e in generale sul federalismo nutro da sempre fortissime perplessità, mentre trovo estremamente grave l'indebolimento culturale e politico dei partiti a livello nazionale surrogato dal potere dei sindaci e dei presidenti di provincie e regioni sempre più ostaggio del loro consenso e perciò dei poteri economicamente forti di ogni città. Basta guardare all'espansione urbanistica degli ultimi 20 anni, basta soffermarsi sul perverso intreccio tra oneri di urbanizzazione e speculazione edilizia per capire chi governa veramente i nostri territori.
L'autodeterminazione non è sempre un bene, dipende. A volte è mossa da ideologie rozze e pericolosamente disgreganti che andrebbero opportunamente arginate.
L'ingegneria costituzionale che definisce i livelli di governo di uno Stato dovrebbe seguire una sua logica razionale e non basarsi su categorie culturalmente inesistenti. Se guardo alla Romagna ed ai sui abitanti, non percepisco alcun tratto di "romagnolitudine" che li accomuna, mentre mi è molto ben chiara la distinzione tra romagnoli civili e perbene da quelli cafoni e farabutti. Non penso che il solo fatto di abitare alcuni luoghi e parlare una certa lingua possa essere un presupposto sufficiente per esprimere la volontà di costituire una regione a sé.
E' ormani diventato molto di moda parlare di riforme costituzionali, di riassetto dell'ordinamento, di autodeterminazione e moltiplicazione delle autonomie come se il malgoverno dipendesse dalle forme di governo e non dai governanti, come se la colpa fosse tutta della macchina e non del pilota, come se da una maggiore autonomia risultasse sempre una maggiore responsabilità di governo. Ma quando mai? I fatti dimostrano esattamente il contrario. Se penso ai sindaci espressione dei partiti forti ed ai sindaci espressione dei poteri forti, vedo un abisso, ovviamente a favore dei primi. E' un dato inconfutabile un pò dappertutto, ma vi è una città in cui questo dato emerge in modo imbarazzante: Bologna.
Il punto vero è che se non cambia la classe dirigente, se non cambia la cultura politica, se non si ricomincia a parlare di etica, se non torna centrale il principio di cittadinanza, possiamo anche ritornare alle città-stato, ma il rapporto cittadini/governanti sarà sempre più deteriorato e avvilente e ovviamente a rimentterci saranno sempre di più i primi.

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