LEGALITA'
Negli ultimi mesi, dopo gli sgomberi delle baraccopoli di Bologna, se ne parla a profusione. Mi riferisco al “principio di legalità”, concetto sociale sacrosanto alla base di ogni giusta convivenza civile. Tutti ne decantano il valore, ma mi chiedo con quale coscienza molti ne chiedano il rigoroso rispetto giuridico.
Perché legalità è un concetto molto ampio e tocca la sfera pubblica in modo molto trasversale. Legalità è (soprattutto) rispettare gli obblighi verso la civiltà intera, ovvero pagare le tasse, rendere trasparenti i bilanci, tenere in regola i propri dipendenti in azienda, ottemperare alle norme edilizie (per esempio).
Io sono d’accordo con Cofferati di fare rispettare la legge ai clandestini rumeni. Sono molto d’accordo. Ma vorrei, mi piacerebbe, che la stessa enfasi con cui si plaude a questi provvedimenti severi, ci fosse anche nei confronti di chi perseguita illeciti gravi quale l’evasione, la truffa, la bancarotta fraudolenta, l’abusivismo edilizio, reati molto diffusi e non di rado commessi da malfattori in doppiopetto, purtroppo spesso impuniti e quasi tollerati da una cultura sociale colpevolmente prona verso i potenti.
Ecco. Credo che questa precisazione sia dovuta. Non mi piacciono gli studenti che dissentono occupando con violenza il palazzo del comune. Ma guardo con diffidente sospetto, anzi, con disprezzo, chi plaude Cofferati, ma poi va nella propria azienda in cui lavorano extracomunitari in nero, ( perché no, gli stessi delle baracche), non paga le tasse, falsifica i bilanci, ha una villa abusiva sulla costa amalfitana e magari va a casa ed ha una colf (anche lei) giù di regola.
Il “principio di legalità” imporrebbe di perseguire con energia anche queste diffuse illegalità mandando con la stessa convinzione le ruspe, i carabinieri, la guardia di finanza anche sui cantieri di molti apprezzati imprenditori.
Col dovuto rispetto.
Perché legalità è un concetto molto ampio e tocca la sfera pubblica in modo molto trasversale. Legalità è (soprattutto) rispettare gli obblighi verso la civiltà intera, ovvero pagare le tasse, rendere trasparenti i bilanci, tenere in regola i propri dipendenti in azienda, ottemperare alle norme edilizie (per esempio).
Io sono d’accordo con Cofferati di fare rispettare la legge ai clandestini rumeni. Sono molto d’accordo. Ma vorrei, mi piacerebbe, che la stessa enfasi con cui si plaude a questi provvedimenti severi, ci fosse anche nei confronti di chi perseguita illeciti gravi quale l’evasione, la truffa, la bancarotta fraudolenta, l’abusivismo edilizio, reati molto diffusi e non di rado commessi da malfattori in doppiopetto, purtroppo spesso impuniti e quasi tollerati da una cultura sociale colpevolmente prona verso i potenti.
Ecco. Credo che questa precisazione sia dovuta. Non mi piacciono gli studenti che dissentono occupando con violenza il palazzo del comune. Ma guardo con diffidente sospetto, anzi, con disprezzo, chi plaude Cofferati, ma poi va nella propria azienda in cui lavorano extracomunitari in nero, ( perché no, gli stessi delle baracche), non paga le tasse, falsifica i bilanci, ha una villa abusiva sulla costa amalfitana e magari va a casa ed ha una colf (anche lei) giù di regola.
Il “principio di legalità” imporrebbe di perseguire con energia anche queste diffuse illegalità mandando con la stessa convinzione le ruspe, i carabinieri, la guardia di finanza anche sui cantieri di molti apprezzati imprenditori.
Col dovuto rispetto.

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