POSTO FISSO, LAVORO E DIGNITA'
"Cara Concita, nel tuo come sempre stimolante fondo ho trovato la solita storia del lavoro che gli italiani non vogliono fare. Permettimi di condividere con te una mia esperienza.
Primo capitolo. Correva l'anno 1994, avevo 30 anni (e due lauree) e per fare un po' di soldi andavo ad una cooperativa di facchini. Pagamento: 100.000 lire al giorno, otto ore di lavoro, al nero. Vero è che 50 te ne davano e le altre erano a babbo morto, vero è che non si lavorava tutti i giorni, vero è che non si capiva mai chi e perché lavorava, ma quelli, comunque erano i prezzi che giravano.
Secondo capitolo. Correva l'anno 2007 (13 anni dopo). Il sottoscritto, ormai docente a contratto universitario, con figlio e moglie a carico, contratti precari, ecc., passa l'estate a fare il facchino. Cooperativa, lavoro soprattutto con i concerti, pagamento 6 euro lorde all'ora. Orario minimo 4 ore, orario massimo.... quando regge la pompa (12 ore quasi sempre, ma ho visto anche gente che faceva 24 ore.... poi si addormentava dove poteva) ovviamente il concetto di straordinario era inesistente: tanto la prima quanto la 12 esima ora venivano pagate 6 euro lorde, 5 nette. Totale per otto ore 40 euro nette (e cioè, all'incirca 80.000 lire. E questo non al nero.... immaginarsi che succede al nero, con extracomunitari irregolari. Peraltro: la maggior parte di lavoratori erano italiani, spesso ragazzi che alzavano qualche soldino....
Un' uscita geniale, degna dei migliori copywriter, quella di Tremonti sul posto fisso. Non importa se il Governo non ha fatto nulla nemmeno per difendere il posto flessibile e precario: la disoccupazione è in netta espansione, ma l'uscità è di grande impatto e ha già messo col culo per terrà il PD che su queste tematiche parla spesso a più voci ed in modo pressochè criptico. Pensare che basterebbe rispondere con una proposta molto semplice e comprensibile, il "posto legale", quel tipo di lavoro che garantisce salario minimo, diritti e tutele che pare ormai essere scomparso dal lessico sindacale.
Vorrei sentire parlare chiaramente di ripristino della legalità nel mondo del lavoro, dove dilaga il lavoro nero, lo sfruttamento, il ricatto economico e morale e dove l'impresa pulita è costretta a chiudere i battenti per effetto di questa piaga sociale: chi ha visto Report domenica sera, sa bene di cosa parlo.
Vorrei sentire la sinistra e tutti il mondo sindacale chiedere scusa, perchè sul dilagare dell'illegalità hanno molte colpe.
Vorrei qui di seguito riportare il commento di Alessio lascato nella notte su l'Unità al post di Concita De Gregorio "POSTO FISSO E LOTTERIA".
Parole semplici, ma pesanti che dicono molto di più dei tanti paroloni spesi in inutili trattati di sociologia. Neanche a dirlo, sono pienamente d'acordo con lui.
"Cara Concita, nel tuo come sempre stimolante fondo ho trovato la solita storia del lavoro che gli italiani non vogliono fare. Permettimi di condividere con te una mia esperienza.
Primo capitolo. Correva l'anno 1994, avevo 30 anni (e due lauree) e per fare un po' di soldi andavo ad una cooperativa di facchini. Pagamento: 100.000 lire al giorno, otto ore di lavoro, al nero. Vero è che 50 te ne davano e le altre erano a babbo morto, vero è che non si lavorava tutti i giorni, vero è che non si capiva mai chi e perché lavorava, ma quelli, comunque erano i prezzi che giravano.
Secondo capitolo. Correva l'anno 2007 (13 anni dopo). Il sottoscritto, ormai docente a contratto universitario, con figlio e moglie a carico, contratti precari, ecc., passa l'estate a fare il facchino. Cooperativa, lavoro soprattutto con i concerti, pagamento 6 euro lorde all'ora. Orario minimo 4 ore, orario massimo.... quando regge la pompa (12 ore quasi sempre, ma ho visto anche gente che faceva 24 ore.... poi si addormentava dove poteva) ovviamente il concetto di straordinario era inesistente: tanto la prima quanto la 12 esima ora venivano pagate 6 euro lorde, 5 nette. Totale per otto ore 40 euro nette (e cioè, all'incirca 80.000 lire. E questo non al nero.... immaginarsi che succede al nero, con extracomunitari irregolari. Peraltro: la maggior parte di lavoratori erano italiani, spesso ragazzi che alzavano qualche soldino....
Ora, riflessione finale: il problema non è il lavoro che vogliono o non vogliono fare gli italiani, ma le condizioni servili, da schiavi, in cui si chiede di lavorare. Gli italiani, che hanno qualche paracadute in più, non ci stanno, a queste condizioni servili. Gli stranieri non possono fare a meno di starci.
Risultato: gli stranieri fanno dumping sul prezzo del lavoro. Gli italiani li odiano, loro odiano gli italiani. I padroni fanno più soldi. Il fatturato cresce. Evviva lo sviluppo.
Finisco con una domanda: CHE CAVOLO HA FATTO IL SINDACATO NEGLI ULTIMI 30 ANNI? Nell'ultimo numero di REPORT si vedeva chiaramente che la concorrenza sleale dei cinesi ha fatto abbassare i prezzi del lavoro e andare fallito chi lavorava regolare. Il sindacato non ha difeso condizioni accettabili di lavoro (per i cinesi e, quindi, per gli italiani). All'inizio del XX secolo Costa girava per i campia a fare "apostolato" del futuro regno del lavoro socialista tra i contadini. Lo faceva "a gratis", come si dice a roma, per passione, per fede. Che hanno fatto i sindacalisti questi anni? Loro che avevano uno stipendio, perché non hanno investito tutte le loro forze a combattere il nuovo caporalato, a sindacalizzare i lavoratori stranieri che attendevano lavoro presso le pompe di benzina e altri luoghi di mercato delle braccia consimili sparse nelle periferie urbane? Perché non hanno fatto scioperi per quintuplicare i controlli, per rafforzare gli strumenti, per far assumere nuovi ispettori del lavoro, ecc.? Qual è il bel risultato che ci troviamo oggi?
Gli operai diventati fascisti e razzisti, che votano lega, che non ricordano più il valore della soliderietà, che fanno la guerra tra poveri e che comunque se la passano male e peraltro sono accusati di snobbismo (non vogliono più fare certi lavori...) dalla sinistra borghese....perché siamo borghesi, Concita, non è vero? Sia io che te? Che quasi tutti i lettori dell'Unità e di Repubblica, inutile nasconderci dietro un dito....Concita, cara: no, è uno sbaglio. Non è vero che gli italiani non vogliono fare lavori umili, è solo vero che resistono quanto possono a non fare lavori in cui si perde la dignità.... Ogni bene"
Risultato: gli stranieri fanno dumping sul prezzo del lavoro. Gli italiani li odiano, loro odiano gli italiani. I padroni fanno più soldi. Il fatturato cresce. Evviva lo sviluppo.
Finisco con una domanda: CHE CAVOLO HA FATTO IL SINDACATO NEGLI ULTIMI 30 ANNI? Nell'ultimo numero di REPORT si vedeva chiaramente che la concorrenza sleale dei cinesi ha fatto abbassare i prezzi del lavoro e andare fallito chi lavorava regolare. Il sindacato non ha difeso condizioni accettabili di lavoro (per i cinesi e, quindi, per gli italiani). All'inizio del XX secolo Costa girava per i campia a fare "apostolato" del futuro regno del lavoro socialista tra i contadini. Lo faceva "a gratis", come si dice a roma, per passione, per fede. Che hanno fatto i sindacalisti questi anni? Loro che avevano uno stipendio, perché non hanno investito tutte le loro forze a combattere il nuovo caporalato, a sindacalizzare i lavoratori stranieri che attendevano lavoro presso le pompe di benzina e altri luoghi di mercato delle braccia consimili sparse nelle periferie urbane? Perché non hanno fatto scioperi per quintuplicare i controlli, per rafforzare gli strumenti, per far assumere nuovi ispettori del lavoro, ecc.? Qual è il bel risultato che ci troviamo oggi?
Gli operai diventati fascisti e razzisti, che votano lega, che non ricordano più il valore della soliderietà, che fanno la guerra tra poveri e che comunque se la passano male e peraltro sono accusati di snobbismo (non vogliono più fare certi lavori...) dalla sinistra borghese....perché siamo borghesi, Concita, non è vero? Sia io che te? Che quasi tutti i lettori dell'Unità e di Repubblica, inutile nasconderci dietro un dito....Concita, cara: no, è uno sbaglio. Non è vero che gli italiani non vogliono fare lavori umili, è solo vero che resistono quanto possono a non fare lavori in cui si perde la dignità.... Ogni bene"

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