Saturday, April 02, 2011

NON CONDIVIDO LA GUERRA ALLA LIBIA
Sul perché si sarebbe entrati in conflitto con la Libia, ho sentito talmente tante idiozie, che metterle in fila è praticamente impossibile. Vorrei comunque provarci, perché lo stato di guerra di un paese, deve almeno valere un piccolo sforzo da parte dei cittadini che non possono non comprendere l’entità della gigantesca presa per il culo di cui sono i principali destinatari.

La guerra non può essere giustificata, per il fatto che si deve dare attuazione ad una risoluzione ONU: se così fosse, avremmo già dichiarato guerra ad Israele che per più di 70 volte ha sempre disatteso le risoluzioni dell'ONU contro di esso.

La guerra non può essere giustificata, per il fatto che si deve intervenire, perché uno stato non rispetta i diritti umani del suo popolo: se così fosse, avremmo già dichiarato guerra a decine e decine di Stati, a cominciare dalla Cina, ma al solo pensiero mi viene da sbellicarmi dal ridere e non credo di potermi immaginare quanto questa ipotesi porterebbe fare ridere la Cina.

La guerra non può essere giustificata per il fatto che una democrazia deve sempre e comunque sostenere un popolo che si ribella al suo tiranno: se così fosse saremmo perennemente in conflitto, essendo l’intero pianeta disseminato di guerre civili. E poi un popolo si ribella al suo tiranno per fare cosa? In Egitto i Fratelli Mussulmani ed i gruppi Salafiti hanno vinto il Referendum costituzionale ed ora si preparano a guidare il paese. E' così che funziona la democrazia se il popolo non è pronto a riceverla.

Lasciamo perdere gli impedimenti di carattere Costituzionale, sui quali si fa scempio senza il minimo pudore: comunque sia, non mi interessa sapere se è legittima o illegittima, so di certo che la guerra alla Libia da qualsiasi parte la si guardi, è una sciagura gigantesca. E’ una trappola internazionale, un effetto evidente della nostra debolezza vissuta in un sistema di relazioni dove i forti decidono ed i deboli si adeguano. Punto.

In un contesto internazionale che fatica a ritrovare un suo nuovo equilibrio dopo la caduta del muro di Berlino, la Francia e l’Inghilterra scalpitano, si smarcano da un’Europa che non esiste più per riprendere il discorso coloniale interrotto per mano di U.R.S.S. e Stati Uniti durante la crisi di Suez. L'Ialia è un fantasma sbeffeggiato, deriso, un’inutile comparsa che può solo rincorrere le decisioni altrui: quando si parla di relazioni internazionali è bene capire fino in fondo, il potere contrattuale della nostra forza.

Nel disperato tentativo di difendere lo sfruttamento della sua ex colonia, l’Italia si è avventurata in una missione impossibile, perché non può mettere in campo, né autorevolezza politica, né peso economico e a queste condizioni non può certo sperare di uscire bene dalla guerra.

Comunque andrà a finire, perderà. Perderà se rimarrà Gheddafi, perché ci farà pagare il tradimento. Ma perderà anche se Gheddafi ne uscirà sconfitto: perché i ribello sono già entrati nel recinto di influenza franco-britannica e una volta al governo, i primi a sedersi al tavolo per parlare di petrolio saranno Francia e Inghilterra e non certo il Belpaese a cui verrà assegnato il pacco dono di gestire in solitudine, migliaia di rifugiati.

La guerra alla Libia è solo un calcio nelle palle all’Italia Berlusconiana. Diamo alle cose il loro nome e cognome e liberiamoci di questo incubo da soli, perché lo Stellone americano questa volta non potrà aiutarci. Questa è la guerra di Sarkozy e Cameron: prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.

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