Wednesday, November 02, 2011

FIRENZE STAZIONE LEOPOLDA: LO SPETTACOLO DEPRIMENTE DEL BIG BANG

Ed eccoci qua, tutti col naso all’insù a seguire un pallone gonfiato vagare leggero nello spazio vuoto della sinistra italiana: è ciò che rimane dell’effetto big bang, un po’ poco per un crogiolo di idee che minacciava di seppellire la vecchia nomenclatura del PD con  pensieri esplosivi.

Eppure, sono proprio le idee ad essere mancate, perché non bastano la rete ed un linguaggio diretto e irriverente per costruire una nuova identità progressista: non è proponendo una cultura di destra, che si riforma la sinistra anche se negli ultimi trent’anni il processo culturale interno ha purtroppo prodotto questo risultato.

Così, mentre la sinistra rinnegava i suoi più grandi pensatori, la destra li studiava attentamente, applicando quel concetto di egemonia culturale teorizzato molto bene da Gramsci; piano piano, un po’ alla volta, attraverso l’uso politico e subliminale della televisione, distruggendo l’istruzione pubblica e la cultura umanistica, i cittadini sono stati infarciti dei valori della destra senza che la sinistra opponesse a questo processo di colonizzazione la benché minima resistenza.

Con gradualità e costanza i valori della destra sono penetrati dentro di noi: è accaduto che siamo tutti diventati dei paladini del mercato selvaggio, della crescita senza qualità, del consumo compulsivo, del successo individuale a qualsiasi condizione, mentre compiaciuti abbiamo cominciato a rinnegare concetti fuori moda come quello di stato, di sviluppo sostenibile, di servizio pubblico, di valore sociale e benessere collettivo.

La proposta di un modello sociale basato sull’individuo predatore, ha stravinto, arrivando a radicare nei cittadini la convinzione che pagare le tasse sia una roba da coglioni.

E nonostante sia diventato evidente che per risollevare la sinistra occorra lavorare (ma di brutto) sul piano culturale, il nuovo che avanza non sa che sgomitare e parlare di rottamazione, che non significa rottamare quella cultura di destra che ci ha condotti fin qui, ma al contrario, prendere il posto dei “vecchi” del partito, per dire e fare cose ancora più di destra.

Concludo prendendo a prestito le (sante) parole di Antronio Gramsci: la rinascita della sinistra non può che ripartire da lì.

“Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.  Fare il deserto per emergere e distinguersi. 

Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.

Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro... ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più. 

Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.”


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