LE REGOLE DELLA POLITICA
Un mio carissimo amico oggi mi ha scritto che il nostro è un
dialogo tra sordi: ha ragione. Lui non sa, o si rifiuta di credere, che
la politica abbia proprie regole e non sarà qualche bravo ragazzo di
sani principi e buona volontà o un comico in delirio di onnipotenza, a
stravolgerle.
Sto per dire cose politicamente scorrette, irritanti, per certi versi terribili, ma vere: la politica ha regole millenarie. Ce le ha spiegate Tucidide, ricordate Macchiavelli, puntualizzate Herry Kissinger (che si è pure preso il Nobel per la Pace) come pure quei potenti della terra che hanno fatto la Storia di questo mondo come ha inteso testimoniarci la Fallaci con le sue esemplari interviste.
La politica ha una propria etica, un’etica pubblica che ha come primo obiettivo la Ragione di Stato, per la quale il risultato (non lo scopo) giustifica i mezzi Che lo scopo dell'agire politico sia il “bene comune”, o “ l'interesse generale”, o “l'obiettivo imprescindibile per il Principe" o la Rivoluzione, esso porta con se un germe molto insidioso che provoca, ineludibilmente, contaminazione e spargimento di sangue.
Chiunque voglia fare politica, sa, (o dovrebbe sapere), che dovrà sporcarsi le mani. La politica è, prima di tutto responsabilità. Ed è astuzia, ma anche (e soprattutto) coraggio, forza, arguzia, menzogna, segretezza, sabotaggio, avvelenamento di pozzi, cospirazione, trattativa.
Si provi ad immaginare un Mazzini che organizza la sua “Giovane Italia” attraverso un bando pubblico. O Garibaldi che trama della sua spedizione all’uscita di una chiesa. O i Giacobini che cospirano contro la monarchia con un volantinaggio nelle piazze. E’ noto che la schiavitù americana è stata abolita comprando il voto di alcuni membri del Congresso. Se tutti questi rivoluzionari, fossero stati “trasparenti” o non si fossero nascosti, contaminati e sporcati le mani coi nemici dei nemici, staremmo ancora al medioevo.
Parliamo dei due Maró detenuti in India: Monti ha voluto utilizzare la vicenda per suoi fini elettorali. Sono finiti in TV, ha fatto la voce grossa dalla Gruber, li ha accolti con gli onori militare al rientro per le vacanze di Natale e poi, alla fine, il governo ha talmente pasticciato che siamo stati ridicolizzati al cospetto del mondo. Se la storia fosse stata “trattata” nel sottobosco della diplomazia a quest’ora i due maró starebbero a casa già da un pezzo. Questo per dire, che non sempre l'agire può essere gestito all’interno di un palazzo di vetro.
Per l’amor di dio, non si confonda l’etica pubblica, il bene comune, l’onestà intellettuale e personale (che dovrebbe sempre guidare l’agire politico), con le regole della politica. Non per niente esiste una "scienza" e una facoltà che ne studia le dinamiche.
Per fare politica, per essere parte attiva del sistema, serve sapere che la politica ha queste regole. Il mio caro amico dice che queste regole non esistono o se esistono sono inammissibili e devono essere superate da una ferrea volontà di cambiamento. Io penso che questo non sia (purtroppo) possibile.
Per questo critico l’intransigenza dei Grillini a non volersi contaminare con “chi ha governato il Paese negli ultimi venti anni”. Perché per fare politica occorre sapere giocare le carte che si hanno in mano (che sono buone) avendo ben chiaro che si sta giocando a briscola e non a solitario. Se i Grillini capissero questo, potrebbero fare molto per iniziare a cambiare questo Paese, altrimenti la loro presenza al tavolo da gioco sarebbe solo voyeurismo, tempo perso.
Se si vuole rimanere dei duri e puri, delle vergini senza macchia e senza peccato si deve fare come me. Che sto seduta sul divano con in mano un computer a cagare ingegno con le mie teorie snob (vogliamo dire del cazzo?) che, a conti fatti, servono solo a rompere i coglioni.
Sto per dire cose politicamente scorrette, irritanti, per certi versi terribili, ma vere: la politica ha regole millenarie. Ce le ha spiegate Tucidide, ricordate Macchiavelli, puntualizzate Herry Kissinger (che si è pure preso il Nobel per la Pace) come pure quei potenti della terra che hanno fatto la Storia di questo mondo come ha inteso testimoniarci la Fallaci con le sue esemplari interviste.
La politica ha una propria etica, un’etica pubblica che ha come primo obiettivo la Ragione di Stato, per la quale il risultato (non lo scopo) giustifica i mezzi Che lo scopo dell'agire politico sia il “bene comune”, o “ l'interesse generale”, o “l'obiettivo imprescindibile per il Principe" o la Rivoluzione, esso porta con se un germe molto insidioso che provoca, ineludibilmente, contaminazione e spargimento di sangue.
Chiunque voglia fare politica, sa, (o dovrebbe sapere), che dovrà sporcarsi le mani. La politica è, prima di tutto responsabilità. Ed è astuzia, ma anche (e soprattutto) coraggio, forza, arguzia, menzogna, segretezza, sabotaggio, avvelenamento di pozzi, cospirazione, trattativa.
Si provi ad immaginare un Mazzini che organizza la sua “Giovane Italia” attraverso un bando pubblico. O Garibaldi che trama della sua spedizione all’uscita di una chiesa. O i Giacobini che cospirano contro la monarchia con un volantinaggio nelle piazze. E’ noto che la schiavitù americana è stata abolita comprando il voto di alcuni membri del Congresso. Se tutti questi rivoluzionari, fossero stati “trasparenti” o non si fossero nascosti, contaminati e sporcati le mani coi nemici dei nemici, staremmo ancora al medioevo.
Parliamo dei due Maró detenuti in India: Monti ha voluto utilizzare la vicenda per suoi fini elettorali. Sono finiti in TV, ha fatto la voce grossa dalla Gruber, li ha accolti con gli onori militare al rientro per le vacanze di Natale e poi, alla fine, il governo ha talmente pasticciato che siamo stati ridicolizzati al cospetto del mondo. Se la storia fosse stata “trattata” nel sottobosco della diplomazia a quest’ora i due maró starebbero a casa già da un pezzo. Questo per dire, che non sempre l'agire può essere gestito all’interno di un palazzo di vetro.
Per l’amor di dio, non si confonda l’etica pubblica, il bene comune, l’onestà intellettuale e personale (che dovrebbe sempre guidare l’agire politico), con le regole della politica. Non per niente esiste una "scienza" e una facoltà che ne studia le dinamiche.
Per fare politica, per essere parte attiva del sistema, serve sapere che la politica ha queste regole. Il mio caro amico dice che queste regole non esistono o se esistono sono inammissibili e devono essere superate da una ferrea volontà di cambiamento. Io penso che questo non sia (purtroppo) possibile.
Per questo critico l’intransigenza dei Grillini a non volersi contaminare con “chi ha governato il Paese negli ultimi venti anni”. Perché per fare politica occorre sapere giocare le carte che si hanno in mano (che sono buone) avendo ben chiaro che si sta giocando a briscola e non a solitario. Se i Grillini capissero questo, potrebbero fare molto per iniziare a cambiare questo Paese, altrimenti la loro presenza al tavolo da gioco sarebbe solo voyeurismo, tempo perso.
Se si vuole rimanere dei duri e puri, delle vergini senza macchia e senza peccato si deve fare come me. Che sto seduta sul divano con in mano un computer a cagare ingegno con le mie teorie snob (vogliamo dire del cazzo?) che, a conti fatti, servono solo a rompere i coglioni.

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