NON HAI UN IDEA? FAI FINTA DI AVERLA. PSICOPATOLOGIA DEL PD
di Fabrizio Tasso. Da Micromega on line del 10 gennaio 2013
C’è qualcosa di tragicomico nel modo in cui il Pd si appresta a non vincere un’elezione che non poteva perdere.
“Tragico” perché non si può essere felici di fronte a una prospettiva di ingovernabilità che salderà le sorti di Monti e Bersani (cementate dal “cattolicesimo democratico”), condannandoci a un altro grigio compromesso anti-storico, a un indigeribile liberismo in salsa socialdemocratica di cui non si sente proprio il bisogno: “taglierà le ali” a ogni proposta capace di volare oltre la logica del Fiscal Compact; nicchierà di fronte all’urgenza di una svolta laica nel governo della cosa pubblica; soffocherà la riforma dell’apparato statale tra i veti incrociati di chi vuole svendere lo Stato e chi difende burocrazie e rendite; rafforzerà i vizi delle due sponde logorate dall’inevitabile mercato parlamentare.
“Comico” perché non si può non ridere di fronte alle (non)scelte di questo partito, alla sua sbandierata superiorità morale e intellettuale che non riesce a fare i conti con la realtà (non ha mai capito cosa pensano e vogliono gli italiani non pregiudizialmente schierati, non sa come comunicare con loro, come aiutarli a cambiare idea su ciò che serve davvero al Paese in cui vivono), ma soprattutto alla patologica mancanza di coraggio: hai un progetto, una proposta politica forte, un’idea di come dovrebbe essere il Paese? Allora devi spiegarla agli italiani, devi convincerli, devi offrire l’immagine di un partito che sa cosa vuole, un orizzonte, una direzione verso cui andare. “Noi siamo questo: votateci!”.
E invece no. Il Pd continua a dire: noi siamo questo, ma anche quest’altro; noi abbiamo alcune idee sul mondo del lavoro, ma hanno un po’ ragione anche quelli che pensano l’opposto; noi siamo così bravi, così seri, così responsabili che riusciremo a trovare un compromesso tra tutto e il contrario di tutto, tra Fassina e Mucchetti, Epifani e Dell’Aringa, Marino e Fioroni, tra Giampaolo Galli e Cesare Damiano. Il dramma è che Bersani ne è convinto per davvero. Pensa, in tutta onestà, di poter trovare un punto di equilibrio tra ciò che è platealmente in contraddizione.
Stiamo facendo i conti da anni ormai (da quando non c’era ancora il Pd ma c’erano l’Unione o l’Ulivo) con i danni che questo atteggiamento ha provocato, con la noia, il sarcasmo, il rifiuto nei confronti di quei valori e quegli ideali che i Democratici proclamano per abitudine, per “vocazione”, per istinto, salvo poi inchinarsi alla realpolitik, al compromesso tattico, alle esigenze di partito, alla sintesi tra le proprie anime politiche, a ciò che ci chiede l’Europa, l’Fmi, la Chiesa, l’Economist, la Trilaterale, la mamma… E sia chiaro che stiamo parlando delle “mele buone”, di quelli che ci credono, non delle “mele marce”, che pure ci sono in abbondanza (gli impostori, gli egotisti, gli approfittatori, i professionisti della nomenclatura politica). Ecco perché ce l’abbiamo tanto col Pd e i suoi slogan ecumenici, le parole senza fatti, che banalizzano battaglie di civiltà fondamentali, che blaterano di ricerca, ambiente, scuola, cultura come se negli ultimi 20 anni fossero sempre stati all’opposizione, che vogliono vincere e governare a prescindere, condannandosi per lo più a perdere o vegetare.
Un partito con un progetto politico forte, una proposta chiara, sceglie i candidati che la rappresentano al meglio e che la porteranno avanti secondo le proprie competenze. Il Pd, invece, fa esattamente il contrario, scegliendo personalità che incarnano diverse idee, anche in contraddizione tra loro, nell’illusione di poterle contenere tutte dentro il guscio vuoto del partito. E’ la sindrome della Balena Bianca. “Rappresentiamo tutti gli interessi, le convinzioni, le categorie, escludiamo solo fascisti, assassini e berlusconiani convinti”. Imbarazzante. Inutile.
Come sono imbarazzanti gli errori seminati lungo la via, le furbizie tattiche che si rivelano ingenuità madornali, la stolida trattativa sulla legge elettorale con la conferma del letale Porcellum (che provocherà un altro pareggio al Senato), l’ennesima occasione offerta a Berlusconi (che può vincere in Lombardia, Campania e Sicilia), la creazione del golem Monti, la strafottenza nei confronti di quella che continuano a chiamare “antipolitica” (e però continuano anche a inseguire Grillo, ora vediamo se si abbassano anche lo stipendio come ha fatto il Movimento 5 Stelle in Sicilia… Oddio, cosa ho scritto, questo è populismo, è qualunquismo, orrore!…), l’atteggiamento di superiorità nei confronti degli “utopisti” che si oppongono all’agenda Monti.
Questo è il centrosinistra italiano. Il partito che si auto-incensa perché i giovani e le donne hanno vinto le primarie (?), e poi piazza i nominati nei posti chiave, arruola una selva di moderati filo-montiani per equilibrare i “laburisti” e offre un posto sicuro a Giuseppe Fioroni.

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