GITA SCOLASTICA
Gita scolastica alle superiori: adrenalina all'ennesima potenza, alcool a fiumi, fumo come se piovesse. Ci siamo passati tutti, sappiamo bene cosa succede, gli scherzi sono all'ordine del giorno, non facciamo gli ipocriti.
Ora un ragazzo è morto precipitando dal quinto piano: ha dei forti dolori addominali, forse qualcuno ha messo del lassativo nella birra, ma il bagno è occupato, allora sporge il culo dalla finestra per cagare da lì. E cade.
Se davvero i fatti fossero andati così, mi pare l'apoteosi della demenza: del morto ( se l'idea è stata sua), o del branco (se qualcuno l'ha costretto).
Ad ogni modo il fatto grave non è mettere il guttalax, ma che nessuno abbia cercato di fermare la tragedia che si stava consumando; che nessuno sia corso a chiamare gli insegnanti; che neanche un compagno abbia visto e soccorso.
Ragazzi freddi, glaciali, inumani, privi di coscienza e libero arbitrio, senza nessun senso della morale, di ciò che è bene e di ciò che è male.
Fatti che capitano spesso e che ci scivolano addosso senza che nessuno si interroghi mai sulla gravità di certi comportamenti, sulla necessità di ripristinare il concetto di responsabilità personale sul male che si procura agli altri.
La preside difende quei "bravi ragazzi" (?), mentre la famiglia punta il dito contro la scuola (come se per l'episodio in sé c'entrasse qualcosa).
È l'italiano che pensa ai fatti suoi. Ed è la triste storia delle questioni morali in Italia che mai riuscirò a spiegarmi.

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