A PROPOSITO DI SCUOLA E DELLA RIFORMA DENOMINATA “LA BUONA SCUOLA”
Ho sempre pensato fosse uno strano modo di pensare all’ istruzione di
massa quello di abolire la conoscenza: eppure, a leggere attentamente i
testi in circolazione, “la buona scuola” fa proprio questo.
Ho esaminato sia il progetto denominato “la buona scuola”, sia il disegno di legge di cui si discute in questi giorni e questo è il mio punto di vista.
Credo, innanzi tutto, che ogni progetto di trasformazione debba basarsi su diagnosi e prognosi veritiere affinché l'orientamento politico non sia sbagliato e l'azione pratica non sia inutile o addirittura dannosa: nel progetto “ la buona scuola” quell’ analisi accurata che precede e giustifica l’azione, manca.
Per pianificare un buon viaggio, serve avere chiaro dove andare, sapere dove si è e quale sia la strada migliore da percorrere, ma “la buona scuola”, non fa nulla di tutto ciò: nel progetto non si spiega a cosa dovrebbe servire la scuola, quali siano i suoi obiettivi e perché sia necessario intervenire. La premessa culturale non viene espressamente dichiarata, anche se assemblando i vari pezzi del progetto, il modello di istruzione a cui tende, si evince in modo chiaro.
“La buona scuola” si pone in sostanziale continuità con quel modello di scuola delineato negli ultimi 20 anni, un sistema che ha decretato la morte del valore della conoscenza ( sapere) come bene in sé, per celebrare la competenza ( il sapere fare in specifici contesti), utile al mondo delle imprese: è una scuola che non punta ad istruire, ma a formare futuri lavoratori; è una scuola che non si occupa dell'apprendimento logico-cognitivo, ma utilitaristico dei suoi studenti. “La buona scuola”, inoltre, ammiccando alle esigenze dell’utenza, delinea una scuola “leggera”, “ricreativa”, che intrattiene serenamente i ragazzi mentre li prepara al lavoro o tutt'al più a smanettare sui computer e a passare dei test (non per niente si parla espressamente di“valorizzare il ruolo sociale dell’insegnante”).
Non c’è nulla nel progetto che parli del valore della cultura e dell’importanza dello studio, mentre si prevede una forte connessione tra la scuola ed il mondo delle imprese. Il sistema economico è chiamato ad incidere sempre più sulla definizione dei piani formativi e l’apertura ai finanziamenti dei privati e alle sponsorizzazioni, qualifica un orientamento verso un modello di scuola americano che aggraverà le disuguaglianze tra le scuole, pregiudicando il carattere unitario ed universale del sistema nazionale dell’istruzione statale.
L’impostazione del sistema è aziendalistica, i contenuti culturali sono pressoché assenti, mentre ogni sforzo si concentra sugli aspetti organizzativi e gestionali: il risultato è una struttura ipertrofica, policentrica e competitiva che esaspera la concorrenza tra le scuole ed è paralizzata dalla burocrazia.
In linea con le riforme precedenti (Berlinguer, Moratti e Gelmini), “La buona scuola” celebra l’autonomia scolastica senza averne analizzato i risultati e ripone ogni fiducia su un sistema verticistico che valorizza la figura del dirigente scolastico sul mito della dirigenza unica. Eppure il quaderno bianco sulla scuola redatto dal MIUR nel 2008, ci fornisce uno studio che dice ben altro sulla qualità del nostro sistema scolastico. Significativo è il dato circa il fatto che l’elevata varianza sulle competenze degli studenti italiani rispetto alla media OCSE, si riduce fortemente nella scuola primaria, non affetta da selezione curricolare e caratterizzata da una maggiore collegialità del lavoro degli insegnanti, da una formazione iniziale in qualche modo attenta alla dimensione didattica dell’insegnamento e da una modalità di reclutamento che richiede conoscenze pedagogiche (cioè, l'esatto opposto di quanto si delinea con "la buona scuola").
La questione stranieri e della loro integrazione scolastica non viene affrontata. Il disegno di legge non affronta il tema dei processi migratori e lascia ai Comuni e all'autonomia della scuola la risoluzione dei problemi di integrazione: è uno scarico di responsabilità da parte dello Stato che rischia di aggravare il divario tra le scuole.
Poco si dice sulla qualità didattica e sui metodi d'insegnamento, mentre si introduce un meccanismo di merito selettivo basato sulla valutazione discrezionale del dirigente scolastico.
La forzatura della Costituzione in termini di selezione del personale è verosimile in relazione all’ adozione di un piano di assunzione straordinario di precari non vincitori di concorso, mentre è apprezzabile la previsione di prevedere concorsi periodici e l’introduzione di forme strutturali di aggiornamento permanente e nuove procedure di abilitazione all’ insegnamento nell’ ambito dei corsi di laurea magistrale.
Pochissime le risorse stanziate per il funzionamento delle scuole: assente il recupero dei tagli apportati al sistema scolastico statale a fare data dal 2008 (circa 8 miliardi di euro). Lo stanziamento di somme previste a fare data dal 2016 non supera le qualche centinaia di milione di euro, mentre in materia di edilizia scolastica si fa riferimento a risorse già stanziate con leggi precedenti che verranno assegnate sulla base del piano nazionale.
Ottima la previsione di una razionalizzazione normativa attraverso la redazione di un nuovo Testo Unico, anche se nel DDL sono previste una ventina di deleghe che produrranno una caterva di norme tra decreti legislativi e regolamenti attuativi.
Conclusione : il testo di legge proposto dal Governo non è emendabile. Per salvare la scuola pubblica occorre scrivere un’altra riforma, partendo da tutt’ altra ideologia che dia valore al sapere come bene in sè, alla cultura e allo studio.
Ho esaminato sia il progetto denominato “la buona scuola”, sia il disegno di legge di cui si discute in questi giorni e questo è il mio punto di vista.
Credo, innanzi tutto, che ogni progetto di trasformazione debba basarsi su diagnosi e prognosi veritiere affinché l'orientamento politico non sia sbagliato e l'azione pratica non sia inutile o addirittura dannosa: nel progetto “ la buona scuola” quell’ analisi accurata che precede e giustifica l’azione, manca.
Per pianificare un buon viaggio, serve avere chiaro dove andare, sapere dove si è e quale sia la strada migliore da percorrere, ma “la buona scuola”, non fa nulla di tutto ciò: nel progetto non si spiega a cosa dovrebbe servire la scuola, quali siano i suoi obiettivi e perché sia necessario intervenire. La premessa culturale non viene espressamente dichiarata, anche se assemblando i vari pezzi del progetto, il modello di istruzione a cui tende, si evince in modo chiaro.
“La buona scuola” si pone in sostanziale continuità con quel modello di scuola delineato negli ultimi 20 anni, un sistema che ha decretato la morte del valore della conoscenza ( sapere) come bene in sé, per celebrare la competenza ( il sapere fare in specifici contesti), utile al mondo delle imprese: è una scuola che non punta ad istruire, ma a formare futuri lavoratori; è una scuola che non si occupa dell'apprendimento logico-cognitivo, ma utilitaristico dei suoi studenti. “La buona scuola”, inoltre, ammiccando alle esigenze dell’utenza, delinea una scuola “leggera”, “ricreativa”, che intrattiene serenamente i ragazzi mentre li prepara al lavoro o tutt'al più a smanettare sui computer e a passare dei test (non per niente si parla espressamente di“valorizzare il ruolo sociale dell’insegnante”).
Non c’è nulla nel progetto che parli del valore della cultura e dell’importanza dello studio, mentre si prevede una forte connessione tra la scuola ed il mondo delle imprese. Il sistema economico è chiamato ad incidere sempre più sulla definizione dei piani formativi e l’apertura ai finanziamenti dei privati e alle sponsorizzazioni, qualifica un orientamento verso un modello di scuola americano che aggraverà le disuguaglianze tra le scuole, pregiudicando il carattere unitario ed universale del sistema nazionale dell’istruzione statale.
L’impostazione del sistema è aziendalistica, i contenuti culturali sono pressoché assenti, mentre ogni sforzo si concentra sugli aspetti organizzativi e gestionali: il risultato è una struttura ipertrofica, policentrica e competitiva che esaspera la concorrenza tra le scuole ed è paralizzata dalla burocrazia.
In linea con le riforme precedenti (Berlinguer, Moratti e Gelmini), “La buona scuola” celebra l’autonomia scolastica senza averne analizzato i risultati e ripone ogni fiducia su un sistema verticistico che valorizza la figura del dirigente scolastico sul mito della dirigenza unica. Eppure il quaderno bianco sulla scuola redatto dal MIUR nel 2008, ci fornisce uno studio che dice ben altro sulla qualità del nostro sistema scolastico. Significativo è il dato circa il fatto che l’elevata varianza sulle competenze degli studenti italiani rispetto alla media OCSE, si riduce fortemente nella scuola primaria, non affetta da selezione curricolare e caratterizzata da una maggiore collegialità del lavoro degli insegnanti, da una formazione iniziale in qualche modo attenta alla dimensione didattica dell’insegnamento e da una modalità di reclutamento che richiede conoscenze pedagogiche (cioè, l'esatto opposto di quanto si delinea con "la buona scuola").
La questione stranieri e della loro integrazione scolastica non viene affrontata. Il disegno di legge non affronta il tema dei processi migratori e lascia ai Comuni e all'autonomia della scuola la risoluzione dei problemi di integrazione: è uno scarico di responsabilità da parte dello Stato che rischia di aggravare il divario tra le scuole.
Poco si dice sulla qualità didattica e sui metodi d'insegnamento, mentre si introduce un meccanismo di merito selettivo basato sulla valutazione discrezionale del dirigente scolastico.
La forzatura della Costituzione in termini di selezione del personale è verosimile in relazione all’ adozione di un piano di assunzione straordinario di precari non vincitori di concorso, mentre è apprezzabile la previsione di prevedere concorsi periodici e l’introduzione di forme strutturali di aggiornamento permanente e nuove procedure di abilitazione all’ insegnamento nell’ ambito dei corsi di laurea magistrale.
Pochissime le risorse stanziate per il funzionamento delle scuole: assente il recupero dei tagli apportati al sistema scolastico statale a fare data dal 2008 (circa 8 miliardi di euro). Lo stanziamento di somme previste a fare data dal 2016 non supera le qualche centinaia di milione di euro, mentre in materia di edilizia scolastica si fa riferimento a risorse già stanziate con leggi precedenti che verranno assegnate sulla base del piano nazionale.
Ottima la previsione di una razionalizzazione normativa attraverso la redazione di un nuovo Testo Unico, anche se nel DDL sono previste una ventina di deleghe che produrranno una caterva di norme tra decreti legislativi e regolamenti attuativi.
Conclusione : il testo di legge proposto dal Governo non è emendabile. Per salvare la scuola pubblica occorre scrivere un’altra riforma, partendo da tutt’ altra ideologia che dia valore al sapere come bene in sè, alla cultura e allo studio.

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