FINE DEL COMUNISMO E CADUTA DEL MURO
di Diego Fusaro
Con la fine del comunismo storico novecentesco (Berlino, 9 novembre 1989),
non hanno trionfato la libertà e la democrazia, come si è soliti pensare: ha
vinto il fanatismo economico di tipo classista, fondato sulla reificazione delle
coscienze e sullo sfruttamento del lavoro. Ha vinto, cioè, l’ordine
capitalistico. Ha vinto, nella lotta di classe, il Signore sul Servo. L’ordine,
che fino al 1989 era duale e diviso dal Muro di Berlino, ha rapidamente preso a
disporsi in forma unipolare e unitaria. Lungo il piano inclinato che conduce
dalla fine del comunismo storico novecentesco al nostro presente, si è venuto
istituendo quel Nuovo ordine mondiale classista planetario, de facto coincidente
con il dominio del capitale su scala globale, non più contrastato dal suo nemico
storico. Ne è scaturita non solo la vittoria del Signore sul Servo nella lotta
di classe divenuta massacro di classe. Accanto a essa, si è registrata l’opera
di distruzione manu militari delle ultime forze nazionali resistenti mediante
bombardamenti etici e interventismi umanitari condotti dalla monarchia del
dollaro, braccio armato del mondialismo economico. Dal 1989, si assiste al
metodico annichilimento di tutto ciò che, a livello sia simbolico sia reale, non
è affine al nuovo ordine classista mondializzato: distruzione della famiglia,
della formazione, dell’etica, dello Stato sovrano nazionale democratico, dei
diritti del lavoro, delle culture, eccetera.

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