AIUTARLI A CASA LORO
Di Francesco Erspamer
La proposta di "aiutarli a casa loro" è una tipica strategia liberista; ovvio che piaccia anche a Renzi e al Pd. In sostanza significa che gli Stati, ossia i lavoratori e i contribuenti, dovrebbero restituire ai paesi depredati dalle multinazionali una frazione di quello che gli è stato rubato purché le multinazionali stesse (che per di più di tasse ne pagano pochissime) possano continuare indisturbate a depredarli. Tipico, come ho detto: i privati si arricchiscono e le istituzioni pubbliche rimediano.
Non che la proposta opposta (chissà perché cara alla sinistra radicale invece che ai soli cattolici praticanti), di accogliere migliaia e potenzialmente milioni di clandestini provenienti da quei paesi, sia molto diversa. Perché di nuovo scarica disagi e costi sociali sugli Stati e sui cittadini ordinari mentre in cambio dà di fatto licenza alle multinazionali di continuare a fare indisturbate i loro comodi, creando le condizioni per altre sofferenze e migrazioni (con l'ulteriore vantaggio di poter usare i nuovi arrivati in Europa per indebolire i lavoratori locali e smantellare i sindacati).
E allora? La soluzione è una sola: aiutarsi ciascuno a casa sua. In altre parole, porre fine alla libera circolazione dei capitali, delle merci e delle persone, impedendo per prima cosa alle corporation occidentali di sfruttare l'Africa con la scusa della crescita. Tanto è una menzogna: il pianeta non sarebbe assolutamente in grado di sostenere un Terzo Mondo sviluppato come l'Occidente; non ci sono risorse sufficienti. La fine della globalizzazione comporterebbe, certo, una decrescita in Europa e negli Stati Uniti: ci costringerebbe cioè a fare affidamento sulle nostre forze e finalmente a distribuire meglio la grande ricchezza che già abbiamo e a diminuire sprechi e inutili consumi.
Utopia? Così la chiamano i liberisti, gli stessi che considerano un destino manifesto le migrazioni di massa, l'esplosione demografica, il cambiamento climatico, la fine della democrazia, l'ineguaglianza economica, la concorrenza all'ultimo sangue, il tramonto delle culture. Tutto inevitabile e dunque da accettare passivamente. Io la chiamerei piuttosto una scelta, una scelta difficile ma meno di quanto fosse quella dei lavoratori di un secolo fa, di scioperare, lottare, rischiare davvero la fame e la vita per provare a creare una società più equa e giusta; e ogni tanto scatenare una rivoluzione.
In ogni caso chi crede che la tecnologia da sola risolverà tutti i problemi e che la meritocrazia consentirà di dare ai migliori sottraendo ai peggiori, ha già partiti e movimenti per cui votare: quelli di destra. Servono partiti e movimenti che diano voce agli altri, a chi vuole che nessuno abbia troppo (nemmeno se meritevole) in modo che tutti abbiano abbastanza, incluse le future generazioni.

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