MONTANARI E LA DEBOLEZZA DELLA SUA PROPOSTA POLITICA
Condivido l'analisi sul centro-sinistra e sul PD che fa Montanari, ma non comprendo la sua proposta politica: non credo che il proletario che si vede negare un lavoro in un cantiere edile, perché hanno già assunto (più o meno in nero) operai indiani che si accontentano di un terzo del suo salario, possa essere interessato al suo ragionamento.
È vero che la Sinistra non può e non deve seguire passivamente gli umori del popolo, ma è anche vero che non sarà mai maggioranza se non sarà capace di mettersi nei panni del suo potenziale ceto sociale di riferimento.
Le paure del proletariato sono fondate, non nascono solo da rozza ignoranza, pregiudizi, egoismo e razzismo, vanno considerate. La differenza di prospettiva tra chi è professore universitario e chi è operaio, muratore, commesso, cameriere, piccolo bottegaio è enorme.
Gli intellettuali di sinistra sono ciechi e sordi. Fanno bellissimi discorsi, ma non sanno nulla di come si vive nelle riserve popolari e non ci provano nemmeno a cogliere le inquietudini che vi regnano. Però giudicano. Giudicano e disprezzano le borgate senza mettersi nei panni di chi ci vive, anche se si poi si candidano a rappresentarle.
Come ho letto da qualche parte a commento di un post:
"La sinistra italiana ha una discreta vocazione al suicidio a cui associa uno spiccato disprezzo per il popolo (e dunque per i propri potenziali elettori), soprattutto quando quel popolo si ostina a non voler capire i meravigliosi ideali degli intellettuali che si candidano a guidarlo. Guidarlo senza mai mischiarsi, naturalmente".

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