Wednesday, February 13, 2008

I RISCHI DI UNA STRATEGIA AFFRETTATA

sul blog di Antonio Di Pietro sono pubblicati gli 11 punti del programma dell'IDV .

Sono punti chiari sui quali mi sento di dare il mio massimo sostegno, aggiungendo senza esitazione, tra altri, la LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE.
Non sono per nulla d'accordo con chi ha commentato che sarebbero condivisi anche dalla destra. Stando alle dichiarazioni di Berlusconi e dei suoi lacchè, mi pare si possa sostenere che il Partito della Libertà abbia un programma totalmente opposto a questi 11 punti. Forse a destra saranno pure d'accordo sulla detassazione delle imprese, ma l'allineamento di programma finisce lì.
Ci tengo a chiarire questo punto, perchè è importante ribadire l'abisso ideologico, morale e programmatico che separa l'IDV dal partito di Berlusconi.
In questa delicatissima fase elettorale tiene banco la questione delle alleanze di governo. E' una questione cruciale per tutti i partiti che devono fare i conti con un sistema elettorale che non esiste in nessuna democrazia: proporzionale, ma senza preferenza, con sbarramento e premio di maggioranza alla coalizione maggioritaria. Un' aberrazione.
L'IDV ha perciò lavorato per trovare un intesa possibile, intesa che si è concretizzata proprio oggi con il Partito di Veltroni. Giusta o sbagliata che sia, sarebbe stata di certo opportuna un' analisi più ponderata sul proprio elettorato.
Occorreva infatti capire se in termini di consenso potesse essere più redditizio per l'IDV presentarsi da sola o nell'ambito di una coalizione tecnica col PD. Non è una decisione di poco peso e penso che la scelta intrapresa possa costare al movimento di Di Pietro anche un 2% dei consensi.
Il Pd ha tradito la propria prospettiva di rinnovamento e si presenta, al momento, come il risultato di una sostanziale fusione a freddo tra DS e Margherita. La nomenklatura è ancora tutta al suo posto e la presunta nuova identità ancora tutta da inventare.
La mia previsione è che il PD perderà a sinistra molti voti, consensi che avrebbero potuti essere intercettati dal partito di Di Pietro se questi avesse fatto la scelta di presentarsi da solo.
Nell'ambito di una coalizione "tecnica" temo che ciò non accadrà e forse l'IDV in questo caso si giocherà anche il consenso di quanti ruotano attorno al movimento di Grillo e guardano a Di Pietro con un certo interesse.
La coalizione rischia di prendere meno voti di quanti ne prenderebbero i due partiti se si presentassero separati, mentre questa scelta avrebbe avuto un sua logica se si fosse ravvisata una certa probalità di raggiungere insieme la maggioranza relativa, ma dati i numeri di partenza, non mi pare questo lo scenario possibile.
Di Pietro ha già preso la sua decisione, ma credo si tratti di una scelta troppo affrettata.

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