POMIGLIANO: ULTIMA FRONTIERA DEI DIRITTI DEL LAVORO
Ed ecco che siamo arrivati all’atto finale, dove anche l’ultimo eroe dell’esercito napoleonico muore e si torna all’Ancien Regim.
Era tutto calcolato, tutto previsto alla lettera, tutto sceneggiato alla perfezione come in un grande colossal di Cinecittà: doveva andare in scena la lenta agonia della classe operaia, persone con la loro dignità ed i loro diritti. E così è stato.
Tutti hanno fatto la loro parte con grande abilità. Tutti hanno recitato alla perfezione il copione e alla fine ne è venuto fuori un capolavoro di stile.
Wall Street, ha prodotto una crisi finanziaria di inaudite proporzioni. Il mondo economico si è scoperto dopato ed è andato in crisi. Le banche hanno chiuso il credito alle piccole aziende, mentre migliaia di imprese medie e grandi hanno cavalcato la crisi per spostare gli impianti nei Paesi dell’Est. Si è cominciato a licenziare operai, a metterli in cassa integrazione, in mobilità.
Il Governo non ha messo nella crescita un euro, anzi, ha stretto i cordoni della borsa di Comuni, Province e Regioni, impedendo a questi enti di investire e stimolare la domanda. Ha massacrato il mondo della scuola, della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Ha prima negato la crisi, poi l’ha utilizzata come scusa apocalittica per tagliare stipendi, istruzione, sanità e servizi.
Cisl e Uil sono state la cinghia di trasmissione di Governo e Confindustria: hanno abdicato alle loro prerogative sindacali e si sono impegnate a contenere le proteste legittime del mondo del lavoro. Senza remore etiche e imbarazzo sui ruoli è iniziata una sporca battaglia tutta combattuta nel sottobosco strisciante della complicità: prima hanno avallato un nuovo modello contrattuale che prevede contropartite solo in cambio di "produttività" "merito" e "competitività", tre variabili che non dipendono assolutamente dai lavoratori e sulle quali non hanno alcuna capacità contrattuale; poi, sotto il costante ricatto della chiusura degli impianti, hanno aperto le danze dei “si” a qualsiasi condizione, senza se e senza ma.
Grazie alla complicità del sindacato, il Governo ha applicato alla lettera il motto imperiale del dividi et impera: ognuno per sé e tutti contro gli altri. Ciò ha ha prodotto disgregazione sociale e polvelizzato gli interessi unitari del mondo del lavoro: dipendenti pubblici contro quelli privati, lavoratori precari contro quelli indeterminati, nuove generazioni contro quelle vecchie, italiani contro immigrati, salariati contro partite IVA e così via.
Il ministro Sacconi ha celebrato il regime sindacale della “complicità”, dichiarando superato il principio dell’uguaglianza, in nome di un “universalismo selettivo” che nella sostanza cancella parità di diritti. Il patto corporativo tra governo, Confindustria e sindacati complici è servito ad amministrare una nuova selezione sociale nella quale i diritti universali non sono più a disposizione di tutti, ma vengono gradualmente distribuiti secondo le convenienze del momento: te si, te no, te si, ma solo un pò.
Piano piano, producendo miseria e instillando la paura di perdere il posto di lavoro, si è arrivati allo scenario di Pomigliano.
La questione è semplice, poche parole, ma chiare: la Fiat porta la produzione della Panda in Campania, solo se si deroga al contratto nazionale e si rinuncia al diritto di sciopero e alla malattia. In caso contrario, si sposta la produzione in Polonia.
Detto in altre parole: o si accettano le condizioni contrattuali dei Paesi dell’Est, o si chiude baracca e burattini e si trasferisce tutto nel paese che fu di Jaruzelski, dove gli operai guadagnano un terzo, lavorano nel week end e non hanno i diritti dei colleghi occidentali.
Cinquant’anni di conquiste sindacali che hanno dato dignità al mondo del lavoro, disintegrate in pochi mesi. Pomigliano è un simbolo, il geniale cavallo di Troia ideato a tavolino per creare quel pericoloso precedente che darà l'avvio alla fine delle Relazioni industriali: dopo Pomigliamo il ricatto "o si lavora alle nostre condizioni o si chiude" varrà per tutti.
Oggi si chiede agli operai di accettare le condizioni della Polonia, domani saranno quelle della Cina, perchè l’unico paramentro di valutazione industriale è la maggiore accumulazione del profitto: è questo il tipo di società che abbiamo in mente?
Il Governo, quale regolatore dei diversi interessi, ha deciso di schierarsi apertamente con l’impresa: non a caso teorizza l’abolizione dell’art. 41 della Costituzione.
Cisl e Uil hanno scelto la strada del riformismo rampante e stanno dalla parte del padrone, come pure la maggior parte della stampa.
La Fiom-Cgil è isolata e combatte in solitaria, trattata come un cane in chiesa per avere scelto di volere difendere quel che resta dei diritti del mondo del lavoro.
A Pomigliano la battaglia è strategica, perchè sugli operai di Pomigliamo si giocano i rapporti sociali di tutto il Paese.
Io non ho dubbi in merito alle prerogative del sindacato e dell’opposizione: la parola d’ordine non potrebbe che essere resistere, resistere, resistere, perchè un’ altro modello di società capitalistica è possibile, basta guardare alla Germania.
Ma il finale è segnato. A Pomigliano si gira l’ultimo ciak sulla la classe operaia. Tilolo di scena: Waterloo.
Ed ecco che siamo arrivati all’atto finale, dove anche l’ultimo eroe dell’esercito napoleonico muore e si torna all’Ancien Regim.
Era tutto calcolato, tutto previsto alla lettera, tutto sceneggiato alla perfezione come in un grande colossal di Cinecittà: doveva andare in scena la lenta agonia della classe operaia, persone con la loro dignità ed i loro diritti. E così è stato.
Tutti hanno fatto la loro parte con grande abilità. Tutti hanno recitato alla perfezione il copione e alla fine ne è venuto fuori un capolavoro di stile.
Wall Street, ha prodotto una crisi finanziaria di inaudite proporzioni. Il mondo economico si è scoperto dopato ed è andato in crisi. Le banche hanno chiuso il credito alle piccole aziende, mentre migliaia di imprese medie e grandi hanno cavalcato la crisi per spostare gli impianti nei Paesi dell’Est. Si è cominciato a licenziare operai, a metterli in cassa integrazione, in mobilità.
Il Governo non ha messo nella crescita un euro, anzi, ha stretto i cordoni della borsa di Comuni, Province e Regioni, impedendo a questi enti di investire e stimolare la domanda. Ha massacrato il mondo della scuola, della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Ha prima negato la crisi, poi l’ha utilizzata come scusa apocalittica per tagliare stipendi, istruzione, sanità e servizi.
Cisl e Uil sono state la cinghia di trasmissione di Governo e Confindustria: hanno abdicato alle loro prerogative sindacali e si sono impegnate a contenere le proteste legittime del mondo del lavoro. Senza remore etiche e imbarazzo sui ruoli è iniziata una sporca battaglia tutta combattuta nel sottobosco strisciante della complicità: prima hanno avallato un nuovo modello contrattuale che prevede contropartite solo in cambio di "produttività" "merito" e "competitività", tre variabili che non dipendono assolutamente dai lavoratori e sulle quali non hanno alcuna capacità contrattuale; poi, sotto il costante ricatto della chiusura degli impianti, hanno aperto le danze dei “si” a qualsiasi condizione, senza se e senza ma.
Grazie alla complicità del sindacato, il Governo ha applicato alla lettera il motto imperiale del dividi et impera: ognuno per sé e tutti contro gli altri. Ciò ha ha prodotto disgregazione sociale e polvelizzato gli interessi unitari del mondo del lavoro: dipendenti pubblici contro quelli privati, lavoratori precari contro quelli indeterminati, nuove generazioni contro quelle vecchie, italiani contro immigrati, salariati contro partite IVA e così via.
Il ministro Sacconi ha celebrato il regime sindacale della “complicità”, dichiarando superato il principio dell’uguaglianza, in nome di un “universalismo selettivo” che nella sostanza cancella parità di diritti. Il patto corporativo tra governo, Confindustria e sindacati complici è servito ad amministrare una nuova selezione sociale nella quale i diritti universali non sono più a disposizione di tutti, ma vengono gradualmente distribuiti secondo le convenienze del momento: te si, te no, te si, ma solo un pò.
Piano piano, producendo miseria e instillando la paura di perdere il posto di lavoro, si è arrivati allo scenario di Pomigliano.
La questione è semplice, poche parole, ma chiare: la Fiat porta la produzione della Panda in Campania, solo se si deroga al contratto nazionale e si rinuncia al diritto di sciopero e alla malattia. In caso contrario, si sposta la produzione in Polonia.
Detto in altre parole: o si accettano le condizioni contrattuali dei Paesi dell’Est, o si chiude baracca e burattini e si trasferisce tutto nel paese che fu di Jaruzelski, dove gli operai guadagnano un terzo, lavorano nel week end e non hanno i diritti dei colleghi occidentali.
Cinquant’anni di conquiste sindacali che hanno dato dignità al mondo del lavoro, disintegrate in pochi mesi. Pomigliano è un simbolo, il geniale cavallo di Troia ideato a tavolino per creare quel pericoloso precedente che darà l'avvio alla fine delle Relazioni industriali: dopo Pomigliamo il ricatto "o si lavora alle nostre condizioni o si chiude" varrà per tutti.
Oggi si chiede agli operai di accettare le condizioni della Polonia, domani saranno quelle della Cina, perchè l’unico paramentro di valutazione industriale è la maggiore accumulazione del profitto: è questo il tipo di società che abbiamo in mente?
Il Governo, quale regolatore dei diversi interessi, ha deciso di schierarsi apertamente con l’impresa: non a caso teorizza l’abolizione dell’art. 41 della Costituzione.
Cisl e Uil hanno scelto la strada del riformismo rampante e stanno dalla parte del padrone, come pure la maggior parte della stampa.
La Fiom-Cgil è isolata e combatte in solitaria, trattata come un cane in chiesa per avere scelto di volere difendere quel che resta dei diritti del mondo del lavoro.
A Pomigliano la battaglia è strategica, perchè sugli operai di Pomigliamo si giocano i rapporti sociali di tutto il Paese.
Io non ho dubbi in merito alle prerogative del sindacato e dell’opposizione: la parola d’ordine non potrebbe che essere resistere, resistere, resistere, perchè un’ altro modello di società capitalistica è possibile, basta guardare alla Germania.
Ma il finale è segnato. A Pomigliano si gira l’ultimo ciak sulla la classe operaia. Tilolo di scena: Waterloo.

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