TODO MODO
Breve storia sul potere liberamete ispirata
Quel giorno il Gran Maestro decise che era giunto il momento di condividere con i membri alcuni principi fondamentali che proprio non era il caso di lasciare scritti. “Possiamo dire di essere la mano che muove il burattino”, aveva detto compiaciuto, “la vera causa di quello che accade”.
Quel giorno il Gran Maestro decise che era giunto il momento di condividere con i membri alcuni principi fondamentali che proprio non era il caso di lasciare scritti. “Possiamo dire di essere la mano che muove il burattino”, aveva detto compiaciuto, “la vera causa di quello che accade”.
“Quale primo argomento”, esordì, “vorrei focalizzaste la vostra attenzione sulla stupidità umana. Vedete colleghi, lo stupido è il tipo umano destinato a diventare dominante ed il motivo è semplice: il miglioramento cognitivo ha bisogno di studio, disciplina, sacrificio, tutte qualità che oggi sono aborrite dalla grande maggioranza delle persone. La fatica, sia fisica che mentale, risulta insopportabile, mentre le giovani generazioni non sanno nemmeno che cosa sia. Eppure, è dalla sofferenza che occorre passare per migliorarsi. Tuttavia, grazie alle televisioni di cui ci siamo dotati, non potrà che esserci un aumento della stupidità. Inutile dirvi come tutto questo sia utile per noi. Dobbiamo sempre più assecondare questo processo di banalizzazione della realtà, fino al progressivo spegnimento del senso critico. Insomma, abbiamo fatto nostra quell’idea di egemonia culturale che apparteneva ai comunisti e che loro non hanno saputo far valere”.
Alla parola comunisti c’era chi era sobbalzato, ma poi aveva capito il senso profondo di quella frase ed aveva annuito con approvazione. “Dobbiamo agire su più fronti, quello dell’opinione pubblica e quello dell’economia, anche se sul primo molto è stato fatto. Vedete colleghi, le nostre televisioni hanno svolto un magnifico lavoro, ma internet rappresenta ancora una minaccia e perciò dobbiamo occupare quello spazio se vogliamo estendere anche lì la nostra egemonia e le nostre regole. Quanto alla carta stampata, non ci preoccupa: la lettura è destinata ad un mercato di nicchia, non serve per parlare alla persone comuni, ma ai nostri nemici politici. In un certo senso, rappresenta l’avanguardia dello spargimento di fango che precede l’artiglieria televisiva”.
Certo, i membri lo sapevano bene, la guerra era guerra e non era proprio il caso di fare i moralisti per un po' di scaramucce verbali. In fine dei conti, gli atti di sabotaggio e l'avvelenamento dei pozzi, rappresentavano, da millenni, l'ABC del potere.
“La nostra capacità mimetica non può fare errori”, aveva poi aggiunto con tono minaccioso e perentorio, “guai a parlare male delle regole, delle istituzioni, della struttura dello Stato, perché è chiaro che nella forma superficiale dobbiamo apparire impeccabili, mentre è nel sottobosco di questa apparenza perbene che dobbiamo operare. Per questo agiamo attraverso i partiti amici e infiltriamo i nostri uomini dentro le istituzioni”.
Ci fu un attimo di silenzio ed i membri cominciarono a scrutarsi l'un l'altro nell'intento di cogliere i tratti distintivi dei rispettivi ruoli.
“Un altro elemento su cui soffermarci è la paura, perché è l’emozione che maggiormente serve al potere. Dobbiamo sapere governare la paura: suscitarla, fugarla, farla circolare nelle dosi necessarie. Ma dobbiamo anche sapere governare la speranza e fornire rifugio. La paura si crea per offrire la soluzione più convincente per scacciarla. Si diffonde la malattia per vendere la medicina: è così che si ottiene il consenso”, aggiunse un po' schifato ed anche stupito di se stesso per tanto cinismo. “Non c’è nemmeno più bisogno di usare manipoli di invasati per mettere le bombe sui treni. Oggi abbiamo le televisioni e possiamo indurre ogni genere di paura più capillare e infimo. I sacerdoti del tritolo non servono più, quello di cui abbiamo bisogno è il terrore della violenza casuale, imprevedibile, insidiosa, ubiqua, che ti entra in casa e ti sgozza nel letto. Perché in un simile contesto, dove chiunque può essere sospettato, noi potremo facilmente additare i colpevoli e metterci alla testa per cacciarli”.
A quel punto la lezione si faceva interessante, la trama cominciava a dipanarsi e i membri pendevano dalle labbra sapienti del Venerabile.
“Vedete colleghi”, continuò il Gran Maestro, “oggi il potere non è più contrapposizione violenta, ma soprattutto persuasione. E cosa c’è di meglio del denaro per questo? A maggior ragione ora che l’economia ha definitivamente vinto sulle idee e la politica non si propone più mutamenti radicali, ma tenta un semplice arbitraggio tra i conflitti di interesse. Il denaro è ormai un valore in sé, l’unico universalmente riconosciuto. Il mercato è la misura di tutto, denaro e potere sono la stessa cosa e non esiste niente che non si possa comperare comprese le maggioranze e i parlamenti. E ciò che non si può comperare, si può emarginare, eliminare, distruggere col fango”, concluse il Gran Maestro stigmatizzando quest’ultima parola. “Un uomo oggi vale per quanto è conosciuto, per questo anche il peggiore delinquente diventa un personaggio spendibile rispetto al migliore degli uomini se questo non è mai apparso in televisione. In questi anni abbiamo molto lavorato ed oggi abbiamo a disposizione un ignobile bestiario da cui possiamo attingere il personale politico che più ci fa comodo. La fuori c’è un catalogo infinito di personaggi che possiamo promuovere a ruoli di rappresentanza e controllare direttamente perché privi di autonomia intellettuale e del tutto incompetenti, ma legati al partito e al suo leader e quindi a noi”. “Ma questo è il legame feudale fiduciario!”, intervenne un membro raggelando gli astanti. “Certo”, replicò il Gran Maestro, “facciamo fare la bella vita ai nostri rappresentanti in cambio di obbedienza. Ma alla fine non è altro che un’operazione di trasparenza”, minimizzò infastidito. “La democrazia è una forma di governo ipocrita. Un paravento. la gente non decide di fatto mai niente, anche se pensa di decidere. Noi non facciamo altro che spingere questo processo incruento di concentrazione del potere al suo naturale approdo. Ma serve denaro, molto denaro, la politica costa” concluse il Gran Maestro con certo disprezzo.
“Tuttavia il denaro non basta”, continuò il Venerabile, "perché in democrazia vi sono anche delle regole. Ecco, queste regole spesso sancite nelle Costituzioni, rappresentano dei veri e propri ostacoli al dilagare della nostra egemonia. Dobbiamo quindi operare per rimuovere una volta per tutte questi ostacoli normativi. Per questo, da tempo, siamo gli artefici di questo disegno che cammina sotto la pelle della democrazia. I comunisti ed i cattolici sociali non sono mai stati d’accordo ed hanno sempre impedito che questo accadesse. Ma ora i tempi sono maturi. Le nuove leve dirigenziali, non solo non hanno più ideologie, ma nemmeno ideali, principi, cultura, etica. Sono cresciuti nei nostri recinti alle nostre condizioni e adesso sgomitano, vogliono il potere subito e pur di ottenerlo farebbero qualsiasi cosa. Per questo abbiamo attivi i nostri canali di scambio: favoriremo la loro ascesa al potere e in cambio chiederemo lo scalpo della Costituzione”.
A quel punto si levò un applauso spontaneo, per quell’atto di stupro che stava finalmente per compiersi.
“I comunisti non ci fanno più paura”, rassicurò beffardo il Gran Maestro. “Li abbiamo colonizzati e sconfitti, è questa la nostra vittoria più grande. Siamo riusciti a imporre il nostro modello culturale, spazzando via tutti i loro intellettuali e comprando le loro case editrici. Oggi l' ambizione di chi fù "comunista" non è più abbattere il palazzo, ma starci dentro più comodi. I loro leader non lavorano più per il popolo, ma per sé, secondo un individualismo di cui siamo maestri. Del resto questi ex bolscevichi sono così meschini e così succubi del potere che appena gliene dai un po', si comportano da aguzzini. Credetemi: bisogna prendere un ex sindacalista per fare a pezzi gli operai; o un ex comunista per fare a pezzi i diritti dei lavoratori. Non vi nascondo che a volte provo persino un po' di schifo osservando il loro tradimento o l’umiliazione che accettano di subire in cambio di quel poco potere che gli diamo. Dobbiamo comunque ringraziarli questi ex comunisti, perché è proprio attraverso di loro che abbiamo realizzato il nostro programma ed ora esercitiamo la nostra l’egemonia”.
Gli astanti sorrisero con malinconia, pensando al tempo in cui i comunisti facevano i comunisti e la politica era scontro ideologico e fisico tra diverse idee di società.
“E comunque”, disse il Gran Maestro, “vorrei concludere questo momento di condivisione, parlandovi del nostro vero nemico ossia di colui che ci sfugge, una zona d’ombra permanente che non potrà, mai e in nessun modo, essere ricondotto al nostro sistema. Vedete colleghi, ho trattato con le canaglie peggiori, con esseri cinici e ributtanti e sono sempre riuscito a trovare un’intesa. Ma c’è un tipo di persona, un’anima pura che rimane inafferrabile, indomabile e che come il manto di un’anguilla sfugge sempre alla presa della nostra egemonia rimanendoci sempre nemica: questo tipo di individuo, spesso ferito e umiliato, relegato negli angoli bui grazie al nostro ostracismo, sempre arcigno e incarognito col mondo, affaticato e provato da un’esistenza economica modesta e precaria, antipatico e inviso, perché perennemente diffidente e guardingo, ecco, quest’uomo selvatico, che circola schivo senza il cartellino del prezzo, che si riempie la bocca di principi e valori, quest’uomo antico e tremendamente insopportabile è l’uomo degno, colui che fa della sua dignità il principio unico e supremo della sua esistenza. Quest’uomo è un uomo libero e lo sarà sempre. E per quanto innocuo e circoscritto possa essere il suo raggio di azione, esso è comunque un’incognita, una mina vagante che per noi rappresenta una grave minaccia".
A quel punto i membri si guardarono negli occhi per capire se qualcuno di loro avesse mai conosciuto questo tipo di uomo o lo avesse anche solo incontrato. No, nessuno di loro lo aveva mai incontrato. Eppure, pensarono, da qualche parte doveva pur esistere se il Venerabile ne aveva parlato con tanta precisione.
“Ed ora”, disse il Gran Maestro, “tornate pure alla vostre attività. Ora sapete”.

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