I 10 PUNTI DI FORZA DELLA LISTA ALTRA EUROPA CON TSIPRAS
di Luciano Gallino, Marco Revelli,
Barbara Spinelli, Guido Viale
Quando diciamo che siamo per
un’Altra Europa, la vogliamo davvero e non solo a parole. Abbiamo in mente un
ordine politico nuovo, perché il vecchio è in frantumi. Non può essere
rammendato alla meno peggio.
In realtà il nostro è l’unico
progetto che non si limita a invocare a parole un’altra Europa, ma si propone di
cambiarla con politiche che riuniscano quel che è stato disunito e disfatto. Gli
altri partiti sono tutti, in realtà, conservatori dello status quo.
Sono conservatori Matteo Renzi e
il governo, che parlano di cambiamento e tuttavia hanno costruito quest’Unione
che umilia e impoverisce i popoli, favorendo banche e speculatori.
Sono conservatori i leghisti, che
denunciano l’Unione ma come via d’uscita prospettano il nazionalismo e la
xenofobia.
Nei fatti è conservatore il
Movimento 5 Stelle, che si fa portavoce di un disagio reale, ma senza sbocchi
chiari.
Tutta diversa la Lista Tsipras. Il
progetto è di cambiare radicalmente le istituzioni europee, di dare all’Unione
una Costituzione scritta dai popoli, di dotarla di una politica estera non
bisognosa delle stampelle statunitensi. Tutta diversa la prospettiva della Lista
Tsipras. La nostra non è né una promessa fittizia, come quella di Renzi, né una
protesta che rinuncia alla battaglia prima di farla. Metteremo duramente in
discussione il Fiscal compact, e in particolare contesteremo – anche con
referendum abrogativo – le norme applicative che il Parlamento dovrà introdurre
per dare attuazione all'obbligo del pareggio di bilancio che purtroppo è stato
inserito ormai nell'articolo 81 della Costituzione, senza che l'Europa ce
l'abbia mai chiesto. In ogni caso, faremo in modo che non abbiano più a
ripetersi calcoli così palesemente errati e nefasti, nati da una cultura
neoliberista che ha impedito all’Europa di divenire l’istanza superiore in grado
di custodire sovranità che sono andate evaporando, proteggendoli al tempo stesso
dai mercati incontrollabili, dall’erosione delle democrazie e dalla
prevaricazione di superpotenze che usano il nostro spazio come estensione dei
loro mercati e della loro potenza geopolitica.
Ecco le 10 vie alternative che
intendiamo percorrere:
1 - Siamo la sola forza
alternativa perché non crediamo sia possibile pensare l’economia e
l’Europa democraticamente unita «in successione»: prima si mettono a posto i
conti e si fanno le riforme strutturali, poi ci si batte per un’Europa più
solidale e diversa. Le due cose vanno insieme. Operare «in successione»
riproduce ad infinitum il vizio mortale dell’Euro: prima si fa la moneta, poi
per forza di cose verrà l’Europa politica solidale. È dimostrato che questa
“forza delle cose” non c’è. Status quo significa che s’impone lo Stato più
forte.
2 - Siamo la sola forza
alternativa perché crediamo che solo un’Europa federale sia la via aurea, nella
globalizzazione. Se l’edificheremo, Grecia o Italia diverranno simili a quello
che è la California per gli Usa. Nessuno parlerebbe di uscita della California
dal dollaro: le strutture federali e un comune bilancio tengono gli Stati
insieme e non colpevolizzano i più deboli. In un’Europa federata, quindi
multietnica, l’isola di Lampedusa è una porta, non una ghigliottina.
3 - Siamo la sola forza
alternativa perché non pensiamo che prioritaria ed esclusiva sia la difesa
dell’«interesse nazionale»: si tratta di individuare quale sia l’interesse di
tutti i cittadini europei. Se salta un anello, tutta la catena salta.
4 - Siamo la sola forza
alternativa perché non siamo un movimento minoritario di protesta, ma avanziamo
proposte precise, rapide. Proponiamo una Conferenza sul debito
che ricalchi quanto deciso nel 1953 sulla Germania, cui vennero condonati i
debiti di guerra. L’accordo cui si potrebbe giungere è l’europeizzazione della
parte dei debiti che eccede il fisiologico 60 per cento del pil. E proponiamo un
piano Marshall per l’Europa, che avvii una riconversione
produttiva, ecologicamente sostenibile e ad alto impatto sull’occupazione,
finanziato dalle tasse sulle transazioni finanziarie e l’emissione di anidride
carbonica, oltre che da project bond e eurobond.
5 - Siamo la sola forza
alternativa perché esigiamo non soltanto l’abbandono delle politiche di
austerità, ma la modifica dei trattati che le hanno rese possibili. Tra
i primi: l’abolizione e la ridiscussione a fondo del Fiscal Compact, che
promette al nostro e ad altri Paesi una o due generazioni di intollerabile
povertà, e la distruzione dello Stato sociale. Promuoviamo un’Iniziativa
Cittadina (art. 11 del Trattato sull’Unione europea) con l’obbiettivo di una sua
radicale messa in discussione. Chiederemo inoltre al Parlamento Europeo
un’indagine conoscitiva e giuridica sulle responsabilità della Commissione,
della Bce e del Fmi nell’imporre un’austerità che ha gravemente danneggiato
milioni di cittadini europei.
6 – Siamo la sola forza
alternativa perché non ci limitiamo a condannare gli scandali della
disoccupazione e del precariato, ma proponiamo un Piano Europeo per
l’Occupazione (PEO) il quale stanzi almeno 100 miliardi l’anno per 10
anni per dare occupazione ad almeno 5-6 milioni di disoccupati o inoccupati (1
milione in Italia): tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi.
Il PEO dovrà dare la priorità a interventi che non siano in contrasto con gli
equilibri ambientali come le molte Grandi Opere che devastano il territorio e
che creano poca occupazione, ad esempio il TAV Torino-Lione e le trivellazioni
nel Mediterraneo e nelle aree protette. Dovrà agevolare la transizione verso
consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili; la creazione di
un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la
valorizzazione non speculativa del nostro patrimonio artistico; il potenziamento
dell’istruzione e della ricerca.
7 – Siamo la sola forza
alternativa perché riteniamo un pericolo l’impegno del governo di concludere
presto l’accordo sul Partenariato Transatlantico per il Commercio e
l'Investimento (Ttip). Condotto segretamente, senza controlli
democratici, il negoziato è in mano alle multinazionali, il cui scopo è far
prevalere i propri interessi su quelli collettivi dei cittadini. Il welfare è
sotto attacco. Acqua, elettricità, educazione, salute saranno esposte alla
libera concorrenza, in barba ai referendum cittadini e a tante lotte sui “beni
comuni”. La battaglia contro la produzione degli OGM, quella che penalizza le
imprese inquinanti o impone l’etichettatura dei cibi, la tassa sulle transazioni
finanziarie e sull’emissione di anidride carbonica sono minacciate. La nostra
lotta contro la corruzione e le mafie è ingrediente essenziale di questa
resistenza alla commistione mondializzata fra libero commercio, violazione delle
regole, abolizione dei controlli democratici sui territori.
8 - Siamo la sola forza
alternativa perché vogliamo cambiare non solo gli equilibri fra istituzioni
europee ma la loro natura. I vertici dei capi di Stato o di governo sono un
cancro dell’Unione, e proponiamo che il Parlamento europeo diventi
un’istituzione davvero democratica: che legiferi, che nomini la Commissione e il
suo Presidente, e imponga tasse europee in sostituzione di quelle nazionali.
Vogliamo un Parlamento costituente, capace di dare ai cittadini dell’Unione una
Carta che cominci, come la Costituzione statunitense, con le parole «We, the
people....». Non con la firma di 28 re azzoppati e prepotenti, che addossano
alla burocrazia di Bruxelles colpe di cui sono i primi responsabili.
9 - Siamo la sola forza
alternativa a proposito dell’euro. Pur essendo critici radicali della sua
gestione, e degli scarsi poteri di una Banca centrale cui viene proibito di
essere prestatrice di ultima istanza, siamo contrari all’uscita
dall’euro e non la riteniamo indolore. Uscire dall’euro è pericoloso
economicamente (aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle
importazioni, della povertà), e non restituirebbe ai paesi il governo della
moneta, ma ci renderebbe più che mai dipendenti da mercati incontrollati, dalla
potenza Usa o dal marco tedesco. Soprattutto segnerebbe una ricaduta nei
nazionalismi autarchici, e in sovranità fasulle. Noi siamo per un’Europa
politica e democratica che faccia argine ai mercati, alla potenza Usa, e alle le
nostre stesse tentazioni nazionaliste e xenofobe. Una moneta «senza Stato» è un
controsenso politico, prima che economico.
10 – Siamo la sola forza
alternativa perché la nostra è l’Europa della Resistenza: contro il ritorno dei
nazionalismi, le Costituzioni calpestate, i Parlamenti svuotati, i capi
plebiscitati da popoli visti come massa amorfa, non come cittadini consapevoli.
Dicono che la pace in Europa è oggi un fatto acquisito. Non è vero. Le politiche
di austerità hanno diviso non solo gli Stati ma anche i popoli, e quella che
viviamo è una sorta di guerra civile dentro un’Unione che secerne di nuovo
partiti fascistoidi come Alba Dorata in Grecia, Jobbik in Ungheria, Fronte
Nazionale in Francia, Lega in Italia. All’esterno, poi, siamo impegnati in
guerre decise dalla potenza Usa: guerre di cui gli Stati dell’Unione non
discutono mai perché vi partecipano servilmente, senz’alcun progetto di disarmo,
refrattari a ogni politica estera e di difesa comune (il costo della non-Europa
in campo militare ammonta a 120 miliardi di euro annui). Perfino ai confini
orientali dell’Unione sono gli Stati Uniti a decidere quale ordine debba
regnare.
L’Europa che abbiamo in mente è
quella del Manifesto di Ventotene, e chi lo scrisse non pensava
ai compiti che ciascuno doveva fare a casa, ma a un comune compito
rivoluzionario. Noi oggi facciamo rivivere quella presa di coscienza: per questo
al Parlamento europeo saremo con Tsipras, non con i socialisti che già pensano a
Grandi Intese con i conservatori dello status quo. Siamo così fatti perché non
abbiamo perduto la memoria del Novecento. L’Europa delle nazioni portò ai
razzismi, e allo sterminio degli ebrei, dei Rom, dei malati mentali. L’Europa
della recessione sfociò nella presa del potere di
Hitler.

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