EUROPA, PICCOLI UOMINI CONTRO IL RESTO DEL MONDO
Di Furio Colombo - Da il Fatto Quotidiano, 29 Giugno
2014
Allora è Jean Claude Juncker il nuovo presidente della
Commissione europea. Gira e rigira, pensa e ripensa,
si trova un personaggio di poco sopra il niente di Barroso, niente visione,
niente leadership, vuoto dove dovrebbero esserci due idee fondamentali: chi
siamo noi, l’Europa. E che rapporto c’è con il resto del mondo, il mondo che si
frantuma, si uccide, si aggredisce, con i suoi popoli in fuga. Juncker non ha
altro da aggiungere a ciò che Barroso non ha detto e non ha neppure pensato in
tutti questi anni: come mai l’Europa? Da dove viene l’Europa? Dove va l’Europa?
Con chi e perché?
Ricordo spesso, in queste pagine, che solo i Radicali
di Pannella, qualunque strada abbiano scelto in qualunque altra cosa, non si
sono stancati mai di sventolare il Manifesto di Ventotene, quel
documento italiano che ha fatto nascere frontiere aperte invece
di trincee, quel sogno di unire risorse e popoli che appare più grande nella
ricorrenza del massacro detto “Grande Guerra”. Li abbiamo visti
tutti insieme i leader di questa Europa, riuniti intorno alla piccola aiuola che
ricorda la carneficina spaventosa nella piccola città belga di Ypres. Ma neppure
quella ricorrenza ha prodotto il miracolo di fare cambiare discorso.
L’Europa è nata da regolamenti, ed è rimasta ai
regolamenti. Quando il nuovo Parlamento europeo si aprirà ci saranno, come
protagonisti, tante piccole donne e piccoli uomini (non loro, ma i governi che
rappresentano) che vedono la vita di ogni essere umano e di ogni popolo solo in
numeri e decimali, niente sogni, niente attese, niente speranze, niente ideali.
E si troveranno contro, con intento di opposizione, creature ancora più piccole,
come in un pauroso viaggio di Gulliver, strani gnomi che, proprio nei giorni
della Grande Guerra, vogliono frontiere chiuse, persone escluse, migranti
affondati in mare e una meticolosa opera di smagliatura per disfare i legami e
riportare a solitudine e isolamento ogni Stato che si era
associato per fare quella che continuiamo a chiamare, con infondata speranza,
Europa.
Peccato che nessun testimone originale del Manifesto di Ventotene (non
parliamo di età ma di fede) abbia voluto o potuto candidarsi in queste elezioni.
Fra gli uomini-numero del cosiddetto rigore, e i nani delle frontiere chiuse,
mancano i testimoni del percorso grandioso da cui l’Europa ha deragliato, e per
la quale alcuni grandi esuli e confinati avevano a lungo lavorato e
testimoniato. Dunque il Parlamento della nuova Europa, che non ha visioni, non
ha ideali, non ha progetti, si divide in buoni e cattivi. I “buoni” sono gli
uomini-numero che si uniscono o si dividono per uno 0,3 per cento. I “cattivi”
vogliono ritornare all’Europa della Grande Guerra, perché possono concepire come
solo valore la frontiera, e la vogliono chiusa. Per questa ragione, quando si
ferma per decidere chi dovrà essere il ministro degli Esteri (che chiamano, non
per errore “alto rappresentante” affinché si senta fin dal nome che è un
funzionario e non un politico) i nomi sono subito piccoli, più piccoli e
irrilevanti (quelli rimasti in discussione in questo momento) della stessa
modesta dimensione del nuovo presidente.
L’Italia nomina Mogherini, la gentile persona che
nessuno aveva notato come ministro degli Esteri italiano, e che nessuno noterà
come Rappresentante della Politica Estera europea. A ben
guardare non c’è sproporzione fra Mogherini e questa Europa. Perché non c’è una
politica estera europea. L’Europa vive senza politica e senza idee accanto alla
Siria che è un nodo senza sosta e senza uscita di spaventosa violenza. L’Europa
è a un passo da Israele e Palestina e non ha mai saputo compiere gesti anche
lontanamente simili a quello di Papa Francesco.
L’Europa prende atto del rapimento di tre adolescenti israeliani e non
ha una parola da dire né un gesto da compiere per quanto sia evidente la gravità
e il rischio. L’Europa ha di fronte una Libia spezzata in
territori e bande di guerra continua e si comporta come se non fosse acceso
fuoco accanto al petrolio. Agli europei sembra bastare la sicurezza di portarsi
via la parte necessaria di carburante.
Sul Mediterraneo l’Italia è allo stesso tempo
colpevole e vittima. Colpevole di avere affidato per anni tutta la politica
della immigrazione nelle mani di un gruppo barbaro detto la Lega Nord che, con
l’odioso e dannoso strumento della legge Bossi-Fini, ha
trasformato un problema serio, importante ma affrontabile con civiltà, in una
serie di tragedie, naufragi, donne e bambini scomparsi in mare, respingimento di
persone in fuga dalle guerre e con inviolabile diritto d’asilo. E adesso che
esiste l’operazione “Mare Nostrum” (che avrebbe dovuto esistere
fin dall’inizio) l’Europa non intende fare la sua parte, non accoglie, non
condivide, non paga. Ma intanto esplodono guerre (almeno otto le più gravi nel
mondo) e divampa in Africa la spaventosa febbre emorragica ebola che ormai
contagia undici Paesi. Anche ebola è politica estera perché, senza aiuti e
intervento scientifico internazionale, quei Paesi non potranno salvarsi ma ne
contageranno altri. Intanto la Russia continua a premere con la sua forza contro
l’Ucraina con la gentile comprensione italiana. Il Giappone decide che la cosa
giusta è lasciare il pacifismo e tornare al riarmo. Ma le finestre d’Europa
(niente a che vedere con Ventotene) continuano a restare murate. Dalle sue
piccole feritoie l’Europa non vede il mondo e il mondo non vede
l’Europa.

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