DANTE E GLI IGNAVI
Di Francesco Erspamer
"Genialmente Dante fa iniziare il suo percorso nell’aldilà, subito dopo aver varcato la porta dell’inferno, con l’incontro con gli ignavi: la folla immensa (“sì lunga tratta / di gente ch’i’ non averei creduto / che morte tanta n’avesse disfatta”) di coloro che non seppero scegliere e prendere posizione e che dunque “visser sanza ‘nfamia e sanza lodo” o addirittura “mai non fur vivi”. Durissimo, Dante, e ancor di più Virgilio, che si rifiuta di parlarne: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
Perché questo disprezzo? Perché pochi fra gli innumerevoli esempi di cattiveria umana di cui i due pellegrini verrano a conoscenza nel corso del loro viaggio attraverso l’inferno e il purgatorio, sarebbero stati possibili senza la complicità di chi preferì la passività e l’indifferenza sottraendosi alla responsabilità dell’intervento e della partecipazione. Il male nasce nella mente dei malvagi ma si attua solo nel momento in cui la gente, o buona parte di essa, rinuncia a resistergli per paura, pigrizia, rassegnazione, abitudine.
Il canto terzo dell’Inferno mi è tornato in mente pensando ai tanti che domenica prossima si asterranno o voteranno scheda bianca. Credendo di salvarsi l’anima o la coscienza. E forse a livello individuale è vero: ma Dante, che pensava in termini di bene comune, vide in essi l’indispensabile presupposto, anche se non la causa diretta, dell’ingiustizia e del dolore del mondo".
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