Monday, April 25, 2016

STAINO

Rivendico il diritto di esprimere il mio giudizio sulla parabola culturale di Staino, senza che questo venga definito pregiudizio: semplicemente non condivido la sua linea editoriale, che riserva al potere modelli affettivi, mentre fustiga le minoranze. 
Trovo Staino paradosssle, grottesco: mi pare un uomo dissociato da sé stesso, lontanissimo dalle sue posizioni politiche ( nel 2009 si candidò addirittura alle europee con SEL contro la mancanza di valori del PD) e dalle sue creature corrosive Tango e Cuore con le quali riservava al potere piombo fuso. 
La democrazia sta morendo nel silenzio tombale della cultura e della satira, uccisa e rimpiazzata dall'innocuo sberleffo, che fa sorridere, ma che al potere fa il solletico. Chi ha osato prendere di mira il potere è stato emarginato, relegato nei recinti elitari del teatro e costretto a passare la metà della sua vita tra avvocati e tribunali. 
Perché la satira vera fa incazzare il potere di brutto, non lo fa certo ridere. La satira vera morde ferocemente le chiappe, non dà sculacciate bonarie sui giornali di partito. E ciò è culturalmente devastante, perché disinnesca la tragedia e fa rendere sopportabile ciò che sopportabile non è. 
La satira è cattiva; l' ironia è buona, perché neutralizza il senso del pericolo mentre evita di demistificare la realtà occultata dalla retorica del potere. Non per niente i politici fanno a gara per farsi parodiare da comici e vignettisti radical chic. 
Ridere della berlusconizzazione del PD; ridere della mutazione genetica del PD, è un atto di colpevole complicità che la dice lunga sulla bassa intensità etica e culturale di certi "intellettuali".

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