Monday, July 23, 2007

EROI DIMENTICATI NEL PAESE DELLA MAFIA

Il 23 luglio Raitre ha trasmesso il documentario In un altro Paese (92') sulla storia del maxi-processo di Palermo e dei due magistrati che lo hanno reso possibile, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il documentario esamina il rapporto fra la mafia siciliana e lo Stato italiano negli anni della prima Repubblica ed è soprattutto la storia di una clamorosa vittoria nella lotta contro la mafia, quella del più grande processo alla mafia mai celebrato. Ma è anche la storia di una lenta, inesorabile morte. In un altro Paese, racconta Alexander Stille, "gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nelle condizioni di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario".

Nella "seconda Repubblica", a ben vedere, le cose non sono andate certo meglio, anzi. Dagli attacchi frontali e sistematici di Berlusconi alla magistratura, all'inerzia colpevole e complice del centro-sinistra che ha tradito la missione antimafia mettendo al ministero competente nientemeno che Mastella.

Per indignarsi dell' inerzia del Governo in carica bastava guardare martedì 17 luglio sempre su Raitre W L’ITALIAdiretta” con Riccardo Iacona in onda da Locri, dalla casa dell’on Maria Grazia Laganà, vedova dell’ex vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, barbaramente ucciso il 16 ottobre del 2005, un delitto che è stato quasi completamente dimenticato dai media nazionali.

Nel corso della trasmissione Nicola Gratteri, sostituto procuratore della Procura di Reggio Calabria ha fatto il punto sullo stato della giustizia in quella regione: nella frontiera più calda della lotta alla criminalità organizzata con quanti investimenti, con quale organizzazione e forza si presenta lo Stato? Zero. Purtroppo la disamina del magistrato è stata sconcertante. I magistrati inqiurenti sono tutti di primo pelo, vincitori di concorso nazionale destinati nelle zone di trincea della locride. Sedi fatiscenti, piante organiche insufficienti, dotazioni informatiche arcaiche, mancanza di auto di servizio, niente benzina, niente mezzi, processi che giacciono sugli scaffali delle procure in attesa di durare decenni.
E' una constatazione amara, agghiacciante, inconfutabile: le cosche decidono in venti secondi, lo Stato in vent'anni. Come si può chiedere alla gente di avere fiducia e di collaborare?
La mafia si combatte in Sicilia, l' 'ndrangheta in Calabria, la camorra in Campania. Ma la guerra si vince a Roma e a Roma, questa guerra, non pare affatto necessaria. Per non dire altro.



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