NEI DINTORNI DEL PD
Ancora una volta a parlare del PD e delle sue lacerazioni: tante, troppe da quando il partito è nato dalla fusione fredda tra democristiani e comunisti. Ancora una volta il PD mostra la sua incapacità di fare sintesi: quello che si vede oggi è lo spettacolo triste di un partito diviso e pieno di contraddizioni, specchio di un oligarchia auto-referenziale e spesso in contrasto con gli interessi popolari.
Vedo parecchi nodi ancora da sciogliere: il PD è laico o clericale? Sta con Epifani o con Bonanni? Sta con Casini o con Di Pietro? A ciò si deve aggiungere la debolezza della sua struttura e la mancanza di una cultura codivisa in grado di legittimare solidamente la propria leadership.
Il Partito Democratico appare un partito in mano a personalismi e interessi locali a cui si oppone una base di elettori molto distanti dalla propria classe dirigente, una retroguardia maggioritaria che esprime una cultura dello Stato laica, legalitaria, solidale e che ha idee chiare su ciò che il PD dovrebbe essere.
Si capisce che il problema è molto profondo ed è tutto politico: il PD sarà mai in grado di rispondere a domande del tipo "Chi siamo?" "Dove andiamo?" "Con chi stiamo?"
Vendola, la Bonino, magari perderanno anche le elezioni, ma sarà solo per un pelo: questo significa che la chiarezza politica paga, mentre i tentennamenti sui valori e le spartizioni di bottega non fanno altro che allontanare i tanti (tantissimi) elettori dalle urne.
Questo è il PD, un partito senza visione che ha tante colpe, ma non tutte: purtroppo, all’orizzonte, non vedo sorgere una nuova classe dirigente in grado di assorbire l’emorragia di consenso del PD e farne buon uso.
Sarebbe interessante sapere perché l’IDV, nonostante i proclami, non abbia mai voluto coltivarla questa nuova classe dirigente, ma si sia strutturata secondo l’imbarazzante descrizione fatta da Zerbino su Micromega.
E non c’è neanche bisogno di leggerlo Zerbino: a guardare le amministrazioni locali delle città dove l'IDV ha responsabilità di governo, qualcuno sarebbe in grado di descrivermi l’apporto innovativo dato ai governi locali dal partito dei valori? Per quanto ne so, il dato non è pervenuto.
Spero davvero in un cambiamento radicale, urge puntare su persone libere e competenti, c'è bisogno di un grande rinnovamento culturale. Lo sottolineo: culturale.
Ci spero, ma conoscendo un po’ l’aria che si respira, in cuor mio, non ci credo.
Vedo parecchi nodi ancora da sciogliere: il PD è laico o clericale? Sta con Epifani o con Bonanni? Sta con Casini o con Di Pietro? A ciò si deve aggiungere la debolezza della sua struttura e la mancanza di una cultura codivisa in grado di legittimare solidamente la propria leadership.
Il Partito Democratico appare un partito in mano a personalismi e interessi locali a cui si oppone una base di elettori molto distanti dalla propria classe dirigente, una retroguardia maggioritaria che esprime una cultura dello Stato laica, legalitaria, solidale e che ha idee chiare su ciò che il PD dovrebbe essere.
Si capisce che il problema è molto profondo ed è tutto politico: il PD sarà mai in grado di rispondere a domande del tipo "Chi siamo?" "Dove andiamo?" "Con chi stiamo?"
Vendola, la Bonino, magari perderanno anche le elezioni, ma sarà solo per un pelo: questo significa che la chiarezza politica paga, mentre i tentennamenti sui valori e le spartizioni di bottega non fanno altro che allontanare i tanti (tantissimi) elettori dalle urne.
Questo è il PD, un partito senza visione che ha tante colpe, ma non tutte: purtroppo, all’orizzonte, non vedo sorgere una nuova classe dirigente in grado di assorbire l’emorragia di consenso del PD e farne buon uso.
Sarebbe interessante sapere perché l’IDV, nonostante i proclami, non abbia mai voluto coltivarla questa nuova classe dirigente, ma si sia strutturata secondo l’imbarazzante descrizione fatta da Zerbino su Micromega.
E non c’è neanche bisogno di leggerlo Zerbino: a guardare le amministrazioni locali delle città dove l'IDV ha responsabilità di governo, qualcuno sarebbe in grado di descrivermi l’apporto innovativo dato ai governi locali dal partito dei valori? Per quanto ne so, il dato non è pervenuto.
Spero davvero in un cambiamento radicale, urge puntare su persone libere e competenti, c'è bisogno di un grande rinnovamento culturale. Lo sottolineo: culturale.
Ci spero, ma conoscendo un po’ l’aria che si respira, in cuor mio, non ci credo.

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