Thursday, May 15, 2014

L' UNIONE EUROPEA E' UNA FEDERAZIONE INCOMPIUTA

La definizione più appropriata che si può dare dell’Unione Europea è quella di “federazione incompiuta”. Perché le istituzioni europee hanno già degli elementi federali: la Commissione, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale e l’Euro, sono pezzi di uno stato federale. Purtroppo l’opera è rimasta a metà ed il grosso del potere (quello che si chiama sovranità) è ancora nelle mani degli stati nazionali che non si sono mai decisi a compiere il salto decisivo.

Una federazione incompiuta è per definizione inefficace e impotente ed è normale che ciò emerga nel mezzo di una crisi, quale oggi stiamo vivendo. L’assenza di un vero governo europeo (un governo federale) rende impossibile agli Stati europei gestire l’emergenza nell’interesse dei propri cittadini. E’una situazione assurda: da una parte i singoli Stati hanno capito che da soli non sono in grado di affrontare le sfide di un mondo sempre più globalizzato e per questo hanno ceduto porzioni sempre maggiori di sovranità all’Unione; dall’altra non si sono decisi a compiere il passo decisivo verso l’unificazione politica. Si sono dati una moneta unica, rinunciando alla politica monetaria nazionale, ma al tempo stesso non si sono dati una forma federale per il controllo della moneta: è come se un pugile fosse mandato su un ring con le mani legate. Siamo in una condizione di paralisi. Senza il controllo della moneta e il sostegno di un bilancio federale l’Unione Europea può fare ben poco nel campo dell’intervento economico, ma anche i singoli stati hanno poteri limitati avendoli delegati all’Unione. Il potere è diviso tra quello nazionale e quello dell’Unione, ma in nessuno dei due si trova concentrato abbastanza per essere esercitato in modo efficace. Insomma, siamo in mezzo al guado e non è la posizione più comoda, soprattutto oggi, che l’acqua è comuncita a salire.

In un tale contesto tutto si gioca in termini di rapporti di forza: gli Stati forti decidono; gli Stati deboli si allineano. Per questo trovo veramente pericoloso l’antieuropeismo ideologico e strumentale che oggi dilaga in Europa. Perché per un paese debole come l’Italia, in forte deficit economico e di credibilità internazionale, approdare agli Stati Uniti Europei, non è qualcosa di ideale, ma una necessità logica. Nell’Europa Federale, con l’armonizzazione delle politiche economiche e fiscali, la condivisione del debito, l’unificazione delle politiche di difesa, un bilancio federale in grado di finanziare investimenti, gli Stati europei potrebbero avere quel peso geopolitico che oggi, nel mondo, non hanno. Come Stato federale, l’Italia potrebbe essere la California d’Europa. Da sola, chiusa nel suo recinto nazionale all’interno di un’arena mondiale globalizzata, non conterebbe nulla.

E’ per questo motivo che le sirene di un nostalgico ritorno ai nazionalismi mi appaiono oltremodo deleterie. Non so se i protagonisti di un rinato antieuropeismo si rendano davvero conto del male che stanno facendo all’Italia. L’Unione Europea così com’è va fortemente criticata, ma non è in nessun modo ammissibile sacrificare il progetto di unificazione dell’Europa per un po’ di consenso elettorale. Oggi, nel 2014, un uomo politico che difende la sovranità nazionale sostenendo di difendere gli interessi degli italiani, dice una grande sciocchezza: un singolo stato europeo non potrebbe reggere, da solo, l’urto della globalizzazione.

L’Europa è a un bivio e molto dipende da noi. Senza un’Europa politica, si impone la legge del più forte. E allora dobbiamo decidere tra due strade: quella che grida “abbasso l’euro e l’Europa dei banchieri, torniamo alla sovranità nazionale”, oppure quella che dice “basta con l’Europa dei 28 governi, vogliamo gli Stati Uniti d’Europa”. Nel primo caso ci troveremo in mano, fra le macerie, i vari stati nazionali, che dovrebbero affrontare, da soli, un mondo sempre più interdipendente e globalizzato. Nel secondo caso metteremmo mano ad un progetto politico grandioso, per giungere ad una necessaria conclusione: compiere quel passo che manca all’unificazione politica dell'Europa. Dobbiamo scegliere. Prima di agire dobbiamo riflettere bene: l’umanità futura, i figli, i nipoti, ci stanno guardando.

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