Thursday, May 01, 2014

PARTITI FRANCHISING

La fine della guerra fredda e poi tangentopoli hanno fatto implodere il sistema dei partiti.

Le macerie avrebbero richiesto una ricostruzione delle culture politiche, delle forme organizzative e della rappresentanza degli interessi, invece la personalizzazione della politica fu la grande via di fuga. L'uomo solo al comando divenne proposta istituzionale e modello di partito. Tanto a destra quanto a sinistra, con ragioni e misure diverse, si interpretó in modo estremistico la personalizzazione come unica risposta al crollo del sistema dei partiti. 
Tutto è stato posto sulle spalle del leader. Oggi i partiti si identificano nel leader ed hanno perso la loro identità. C'è stata una certa inventiva nel creare questo nuovo modello che mescola elementi post e pre partiri di massa. Da un lato leader mediatici e dall'altra notabili territoriali sono tenuti insieme da una sorta di partito frachising, in cui i primi si occupano della cura del brand e i secondi dell'organizzazione del consenso.

Il connubio tra il notabile locale e l'imbonitore televisivo produce una struttura falsanente unitaria. Non sono ammesse invasioni di campo nel partito franchising: i leader possono tranquillamente compiere svolte spregiudicate, ma in compenso devono lasciare fare nella gestione dei patrimoni elettorali nel territorio.

 Il brand viene alimentato da rappresentazioni agonistiche che spiegano ogni problema come una lotta contro qualcuno che resiste, mentre l'incapacità viene surrogata dalla creazione di un nemico che ostacola (sempre e in modo pregiudiziale), l'azione di governo.

 I partiti frachising sono adatti ad attrarre clienti, non i cittadini che vogliono partecipare alle scelte; sono forme notabiliari e perciò preposte al mantenimento del ceto politico, ma non alla selezione di una classe dirigente. Sono la nuova veste del trasformismo italiano.

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