TRA IPOCRITA PIETA' E CRISTIANESIMO SENZA CRISTO
Lettera a Paola Concia
Lettera a Paola Concia
In agosto, dopo la celebrazione sui media della Sua amicizia con la Senatrice Binetti che Le era stata vicina in un momento molto difficile della Sua vita, Le scrivevo: “Certo, in un mondo politico, cinico ed opportunista, a volte incivile e spesso impresentabile, questo gesto di umana fratellanza tra Lei e la Binetti non può che essere accolto con positivo stupore. Il fatto di avere opinioni diverse, non preclude una sana e istintiva affettusità tra le persone. Quello che non posso però condivere è l’affermazione della Binetti sull’Unità che quanto accaduto sia niente più che una naturale manifestazione di “amicizia” tra di voi, uno dei valori umani più preziosi ed importanti. Mi spiace che la Senatrice Binetti faccia disinvoltà speculazione di questa parola. Il bel gesto le fa certo onore, ma alla luce dei fatti è difficile credere all’amicizia quando manca il riconoscimento sociale. Perchè nessuna persona che fosse realmente Sua amica potrebbe mai pensare che i gay debbano essere rinchiusi in recinti culturali, tollerati, ma non inclusi tra i destinatari dei diritti civili dell’intera società. Cose che invece la Binetti pensa, teorizza e propugna. Domani, quando Lei sarà finalmente guarita e pronta a riprendere in mano la sua vita, cosa farà la Sua amica Binetti per renderLe disponibili i suoi sacrosanti diritti di donna omosessuale? Lotterà per Lei come dovrebbe essere per un amico o Le remerà politicamente contro?Purtroppo le parole hanno un’insostenibile e disarmante pesantezza e andrebbero utilizzate con rispetto. Non la conosco, ma Le auguro di cuore di ristabilsi presto.”
Intanto mi auguro che Lei si sia ristabilita al meglio. Detto questo, non riesco a trattenermi dal farle notare che purtroppo il mio giudizio sulla Binetti era corretto, l’amicizia nei suoi confronti, oggi più che mai, appare solo come un ipocrita gesto di pietà, se è vero, come è vero, che ieri la Senatrice ha rischiato d fare cadere il governo pur di non votare il maxiemendamento che fa riferimento al trattato di Amsterdam e che riguarda norme contro le discriminazioni razziali e sessuali.
La Binetti è portatrice di un' omofobia feroce, irrazionale, molto diffusa negli ambenti vaticani e in buona parte del nostro parlamento. Lei, alle perlessità dei lettori sulla vostra amicizia rispondeva: “alla dietrologia preferisco l’avantologia”.
Certo l’avantologia. A sentire gli inerventi al Senato d ieri, l’Italia pare riflettere la cultura omofibica degli anni ‘50. Niente mi pare suonare più tristemente fallimentare delle sue parole.

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