Sunday, February 14, 2010

Congresso IDV

Propongo qui di seguito la lucidissima analisi di Claudio Solarino che condivido totalmente.

L'IDV ha deciso: rectius il suo capo ha deciso per lei. Il mio commento sarà estremamente critico - come è giusto che sia.
Di Pietro ama l'IDV come "un padre che non vede l'ora che cominci a camminare con le sue gambe": ma "quando sarà il momento" e quel momento lo dirà lui (e ha già detto molto chiaramente: NON ora).
Dopo le sottili speranze di rinascita democratica e legalitaria all'interno del partito, rinforzate nel giorno dell'apertura del Congresso da due interventi controcorrente - uno, splendido, di Pancho Pardi e uno, brillante, di Francesco Barbato, la dura realtà è tornata oggi.
Sparite le mozioni 'dissidenti', posta la nomina del presidente fuori discussione, si trattava di vedere le reali intenzioni, le strategie, i meccanismi operativi di pulizia interna dai numerosi vecchi incapaci e rapaci realpolitici IDV. Si trattava di valutare il coefficente partecipativo delle nuove leve. Ed il reale peso critico, innovativo e di competence di quelle stesse leve.
Invece il Congresso si è perso. Si è perso in molta propaganda elettorale infarcita del ricordo di tappe faticosamente conquistate e di banalissime accuse esterne - in primo luogo la solita tiritera sul Governo attuale - mentre sul fronte interno non c'è stata - non già severità con sè stessi ma proprio capacità di guardarsi allo specchio. E' stato trasformato in un comizio elettorale per le Regionali. Il che la dice lunga sulla sua povertà di fondo, sulla sua bassa strumentalità.
Era un Congresso, bisognava ripulirsi e pensare allo sporco in casapropria! Invece si è fatta analisi politologica basata su un parametro che ormai ha sostituito la legalità - vale a dire ciò che da sempre èil vessillo IDV: il sostituto si chiama ora ampliamento del consenso per l'acquisizione del potere di governo e ne è emerso il chiaro senso che il Partito - avendo scelto di governare, non potrà giocoforza -nemmeno più in linea teorica - mantenere la sua rinomata inflessibilità morale (vedi caso Campania e la questione dell'appoggio al canditato De Luca del PD).
A questa scelta per l'alternativa di governo - che poi è anche di Bersani - preferisco l'opposizione allora: perchè un partito di opposizione controlla e il controllo senza legami è molto più utile alla cittadinanza di un compromesso di governo.
La mia lettera a Di Pietro di qualche giorno fa è caduta nel nulla; ne prendo, rispettosamente, atto. Questa però non è più l'IDV che conoscevo - quella basata sulla legalità - e non lo è nemmeno più sul piano delle dichiarazioni d'intenti; ha perso il suo tratto ideologico distintivo; è ormai un partito come tutti gli altri. Io, come elettore, opererò senz'altro scelte politiche diverse. Quello che voglio dire è che se domani l'IDV perderà voti, la responsabilità sarà totalmente in capo all'IDV.

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