Friday, February 19, 2010





LE PENTOLE DEL DIAVOLO


Ce l’aveva messa tutta il Diavolo per fare le pentole con anche i coperchi: ci cucinava la “politca del fare” e la seviva al tavolo degli italiani come la specialità della casa. La ricetta era segreta, ma quel piatto veloce appariva appetitoso, quasi un miracolo.

Poi è arrivato il solito giudice comunista, fazioso e guastafeste: ha scoperchiato le pentole e si è levato nell’aria l’ odore putrido, e nauseante del letame.

Quella melma disgustosa veniva preparata dentro le cucine della gloriosa Protezione civile. Esonerati dal rispetto delle norme e fuori da ogni controllo, insaziabili chef cucinavano a mani libere “la politica del fare”: piatti ricchi e prelibati per qualcuno, polpettoni vomitevoli per tutti gli altri.

Dentro quelle pentole bollivano tutte le miserie di una società che proprio non ce la fa a diventare civile: tecnici, servitori dello Stato, politici e imprenditori amici che gestivano lavori e soldi pubblici all’interno di un sistema di favori, senza regole e secondo uno sconcio rituale che veniva celebrato sulla pelle degli italiani.

Personaggi cinici, squallidi, che di certo non si esagera a definire pezzenti: come l’imprenditore che se la rideva per il terremoto dell’Aquila, o il funzionario dello Stato che concedeva appalti e in cambio chiedeva di sistemare i parenti, o un auto per i figli, o una vacanza a Cortina, o un massaggio rigeneratore alla gamba centrale.

Senza un briciolo di pudore, questa gente rimestava tra le pentole e i coperchi e noi pagavamo.

Abbiamo pagato tutto noi signori miei: mentre arrancavamo nel complicato tentativo di arrivare a fine mese, pagavamo le auto, le vacanze, i regali, gli alberghi, gli stipendi e anche le mignotte di questa squallida gente.

Mentre ascoltavamo la propaganda del TG 1, i costi delle opere “urgenti” raddoppiavano, i furbetti si spartivano la torta e se la spassavano beati con i nostri soldi.

Questa è stata la “politica del fare” : un sistema criminale, che in nome dell’urgenza, ha alterato lo stato di diritto, bypassato il sistema dei controlli e sperperato miliardi di denaro pubblico finito nelle tasche di una banda di ladri.

Tangentopoli è tornata: più di prima. Peggio di prima.

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