L'etica elastica
di Concita De Gregorio
di Concita De Gregorio
Abbiamo dovuto preoccuparci, durante il G8, di abbassare i toni come ha chiesto il capo dello Stato perché quando ospiti illustri arrivano a casa bisogna innanzitutto preoccuparsi che non confondano la condotta di uno con quella di tutti, che non credano che il delirio di onnipotenza senile dell'uomo che ci governa offuschi e screditi la reputazione di una nazione intera. Perché la reputazione è fondamentale, per gli individui come per gli Stati. Anche se il concetto è molto cambiato nel tempo. È diventato abbastanza elastico (sarebbe interessante chiedere alle centinaia di giovani donne che frequentano palazzo Grazioli e alle loro madri) e, soprattutto, si è svincolato dalla sostanza delle cose.
Sarà un punto di vista marginale, ma considero più integra la reputazione della escort Patrizia d'Addario che si prostituisce per rendere giustizia al sacrificio del padre - conoscete la storia: le licenze edilizie mai ottenute, la disperazione, il suicidio - piuttosto che quella di un uomo di Stato che promette solennemente una somma concordata per chi muore di fame e di malattia in Africa e poi ne dispensa solo il 3 per cento, cioè niente.
Mentre noi rispettavamo la consegna di non esibire le miserie di Berlusconi al mondo, Gianni Letta e gli sherpa dei rapporti fra governo e Vaticano lavoravano alacremente al baratto, qualcosa che somiglia molto al prezzo delle indulgenze di antichissima memoria. A Palazzo se ne parla da giorni. È in corso una trattativa. I contraenti sono appunto il governo e lo Stato Vaticano. La posta in gioco è molto alta: la reputazione - sì, ancora lei - del presidente del Consiglio presso l'elettorato cattolico. La merce di scambio è preziosa: la vita, la possibilità per ognuno di noi disporne. Un diritto costituzionale. Detto in parole molto semplici: nella maggioranza c'è chi spera che la Chiesa chiuda un occhio e anche tutti e due sull'incredibile esempio di «utilizzazione finale» delle donne italiane offerto da chi dovrebbe rappresentarci in cambio di una legge gradita al Vaticano sul fine vita.Una legge, quella sul testamento biologico, controversa e delicatissima. Approvata dal Senato lo scorso 26 marzo, nelle ultime settimane ha avuto una repentina e sorprendente accelerazione nel percorso verso la Camera.
Perché tanta fretta? Perché il premier è rimasto molto turbato dal documento della Cei contro il libertinaggio e forse anche di più dalla perdita di voti cattolici alle ultime elezioni europee. Bisogna recuperare credito, impedire le omelie dei preti di campagna e gli editoriali di Famiglia Cristiana. Bisogna che gli italiani dimentichino cosa il presidente del Consiglio pensa delle donne, persino di quelle in coma (Eluana può avere figli, vi ricordate quella sciagurata frase?) quale sia il loro posto al mondo, l'uso a cui sono destinate. In generale, bisogna che l'ossessione del premier, la sua malattia, non indispettiscano la Chiesa fino al punto di indebolirlo e isolarlo. Dunque, diamole qualcosa. Ma, a giudicare dall'indignazione che si è diffusa nella base dei fedeli, non è affatto detto che lo scambio questa volta possa essere accettato.
