Thursday, July 31, 2008

IL VERBO DI MONTANELLI
“Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.
Indro Montalelli

Thursday, July 24, 2008

LE SANTE PAROLE DI DI PIETRO SULLA MANOVRA FINANZIARIA

«E' come cianuro per un ammalato: invece che far soffrire ancora gli italiani li uccide direttamente. È del tutto irrazionale, perchè toglie ai deboli per dare ai forti e ai furbi».
«E' un Dl fatto in casa alla chetichella, come se il Parlamento non servisse a niente: 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli. Ma poi abbiamo capito che non dovevamo leggerlo, ma non l'hanno letto neanche i suoi ministri, visto che è stato approvato dal Cdm in 9 minuti».
«Vi servivano soldi? Potevate prenderli dall'evasione fiscale. Lì avreste trovato non un tesoretto, ma un tesorone. Invece, questo governo è contro la lotta all'evasione. Potevate prenderli dalla casta, invece ve la prendete con i poveri cristi: con i tagli alla scuola, alle forze dell'ordine e agli statali. Potevate intervenire sulla sanità seriamente e non con tagli a pioggia. Potevate prenderli dalle società municipalizzate».
Finalmente parole chiare e sensate dagli scranni del Parlamento.

Friday, July 18, 2008

I FANNULLONI DEL REGNO ED I COCCHIERI DEL RE

Oggi in graticola ci sto io, con tutto il pubblico impiego e le sue orde di neghittosi lavativi.

Ai dipendenti dello Stato che si occupano di giustizia, va poi ancora peggio: al generico "fannulloni" si aggiungono anche gli aggettivi lapidari di "eversivi" e "malati di mente".

Dovremo abituarci. E' nella dinamica della deriva autoritaria, uno schema collaudato da decenni nel quale il potere individua dei nemici immaginari, "gli altri", e li aggredisce con un linguaggio verbale pieno di volgarità e di miserie: è il "noi" di una nazione composta, nel caso italiano, da evasori fiscali e tanti piccoli o grandi farabutti.
Tutto si può dire del nostro paese tranne che vi regni la legalità.

Il teatrino messo in piedi è, sul piano della comunicazione, molto efficace, parole d'effetto lanciate dall'etere per definire sempre meglio i contorni del "nemico", (oggi il settore pubblico, il giudice, l'Europa, lo zingaro, la spazzatura, domani chissà), mentre avanza, strisciante, il progetto politico reale: svuotare la costituzione dei meccanismi e dei principi liberali dello stato di diritto.

Questo tipo di società ha purtroppo vinto: ha convinto l'altra metà che il suo progetto di Stato, che privilegia il consenso popolare alla legge, i consumi privati a quelli pubblici, sia il migliore.
E non deve essere stato tanto difficile: noi giudichiamo la realtà, non per come è, ma per come la percepiamo. E attraverso cosa la percepiamo? Non è certo un caso, che l'unanimità di giudizio (salvo rare eccezioni) della stampa, faccia il suo dovere: essa non è di certo libera.

Comprendo facilmente sia più comodo vivere una vita di agiatezze facendo il portavoce del padrone. Penso tuttavia che la categoria dei giornalisti sia la corporazione con la peggior considerazione sè, ritenendo il proprio mestiere consistere nell'essere dei servili "leccaculi".

E' per questo che non mi indigno più di tanto quando li sento pronunciare la parola "fannulloni". Piuttosto, sono molto preocupata per il tipo di società che verrà.

Tuesday, July 15, 2008

IMMUNITA' PER TUTTI

In questi giorni si è sentito ri-parlare anche di immunità per tutti i parlamentari, una norma che era stata prevista dalla nostra Costituzione per tutelare l'opposizione da "rappresaglie" politiche tutt'altro che improbabili. Erano gli anni del dopoguerra e si era in piena guerra fredda.
Tutto aveva una propria logica fino alle vicende di "Mani Pulite": a quel punto, la classe politica, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, di decenza, si spogliò di quell'istituto che era diventato abusivo.
Quella che si vuole ripristinare ora, non è la norma dei nostri Padri Costituenti, che oggi non ha più nessun senso, perchè per fortuna, non abbiamo più una magistratura asservita al governo che potrebbe colpire uomini dell'opposizione, ma abbiamo l'esatto contrario. Un governo che vorrebbe bloccare le indagini della magistratura contro membri del governo, non contro membri dell'opposizione. Una magistratura accusata di essere troppo indipendente dal governo e dalle maggioranze del momento.
Prepariamoci, naturalmente, perchè io credo che ci proveranno e probabilmente ci riusciranno: c'è un ampio consenso trasversale, ostacolato solo da Di Pietro, mentre nel centrosinistra ci sono vaste aree di permeabilità a questo richiamo della foresta.
Tutti immuni e non se ne parla più.

Saturday, July 12, 2008

IL PRIVILEGIO CHE FA DEL LEADER UN SOVRANO
Di Ezio Mauro

Mancava, Silvio Berlusconi, nell'aula di Montecitorio radunata ai suoi ordini, ieri, per votargli l'immunità disegnata su misura per la sua persona, consentendogli di evitare in extremis la sentenza nel processo per corruzione in atti giudiziari in corso a Milano, dove il Cavaliere è accusato di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri Fininvest all'estero. Penso che l'imbarazzo - politico, morale, istituzionale - lo abbia tenuto fuori dalla Camera dove, a due mesi dalla nascita del suo governo, l'abuso della forza ha ieri raggiunto il culmine, rivelando una debolezza che peserà come un destino sul resto della legislatura.

Nel Paese che continua a proclamare la legge uguale per tutti, dopo il voto di ieri e in attesa urgente di quello del Senato il Cavaliere si avvia a diventare "più uguale" dei suoi concittadini, sottraendo l'imputato Berlusconi al suo legittimo giudice che lo sta processando per reati comuni, per nulla legati all'attività politica. Per fare questo, l'imputato ha dovuto chiedere soccorso al premier Berlusconi, che non ha esitato a usare fino in fondo il potere esecutivo per imporre al legislativo una norma capace di bloccare il giudiziario. Anzi, di più. Finché non è stato sicuro dell'approvazione del "lodo", predisposto dal ministro-ombra della Giustizia Alfano (il vero Guardasigilli è l'avvocato del Cavaliere, Ghedini), il premier ha mandato avanti come norma d'urgenza un emendamento che fermava 100 mila procedimenti giudiziari pur di arrestare il suo. Ieri, avuta la sicurezza che l'immunità diventerà subito legge, Berlusconi ha acconsentito a disfare la norma blocca-processi, dimostrando così platealmente che la norma non aveva alcuna urgenza reale ma era solo strumentale alla sua difesa, in una combinazione legislativa meccanica che piegava due volte la procedura penale e l'uguaglianza dei cittadini per costruire un salvacondotto personale su misura ad un imputato eccellente.

Qui sta l'imbarazzo della democrazia italiana, in questa concatenazione tra l'interesse privato e la legislazione pubblica, che forma un abuso, deforma l'imparzialità della giurisdizione, trasforma la separazione dei poteri. Le tre funzioni (legiferare, amministrare, rendere giustizia) nello Stato moderno sono affidate a organi distinti in posizione di reciproca indipendenza e autonomia proprio per garantire che anche l'esercizio delle attività sovrane è sottoposto al diritto. Montesquieu ha spiegato una volta per sempre che "tutto sarebbe perduto se il medesimo uomo facesse le leggi, ne eseguisse i comandi e giudicasse delle infrazioni". Ma che accade quando il medesimo uomo fa le leggi, ne esegue i comandi e così fa in modo che nessuno possa giudicare delle sue infrazioni? Quanto è "perduto" in questo uso abusivo del potere?

Naturalmente questo ragionamento viene evitato dai costruttori del nuovo senso comune berlusconiano. Si prescinde dai fatti (un'ipotesi di reato, un'inchiesta, un processo, e la corsa politica a bloccarne l'esito) e si preferisce ragionare in termini generali: qui - si dice - non si discute di Berlusconi, ma di un sistema di guarentigie, che esiste anche altrove e riguarda le quattro principali cariche della Repubblica. Con ogni evidenza è una mistificazione. A parte il fatto che l'immunità del Capo del governo non esiste nelle democrazie europee, si può discutere in astratto di immunità se e in quanto serva a disegnare un sistema generale di garanzie, non quando urga la necessità di sottrarre un imputato al suo giudizio, strappandolo all'aula del Tribunale che sta per concludere il processo.

Questo anzi è il caso in cui la garanzia si trasforma in privilegio, e l'immunità studiata dalla dottrina costituzionale in considerazione della funzione pubblica e della sua tutela - nell'interesse non già del singolo, ma della collettività -, si riduce a impunità costruita nell'interesse esclusivo non di una carica ma di una persona, che con un vantaggio improprio viene sottratta ad oneri e responsabilità che valgono per tutti gli altri cittadini.

Qui sta tutta l'eccezionalità (uso la parola in senso tecnico) di ciò che sta accadendo in un parlamento ridotto a collegio di difesa di un imputato di corruzione, costretto a votare leggi speciali a sua tutela, impegnato a costruire un regime esclusivo di salvaguardia per un leader a cui non basta la politica, il trionfo elettorale, la forza della maggioranza, la dignità della funzione che ricopre nel nostro Stato. Sul piano culturale, c'è qualcosa di più. Una forzatura nella costituzione materiale del Paese, nella struttura politica del sistema, per cui da questo eccesso d'autorità scaturirà una nuova concezione dello Stato, con la supremazia del Leader che ha vinto le elezioni e per questo è intoccabile perché è un tutt'uno con la volontà dei cittadini, in un'unione sacra al punto che nessuna legge, nessun diritto, nessun potere può intervenire a sindacarla. Attraverso questa concezione, il leader legittimo del Paese diventa sovrano di fatto, perché si appropria di una sovranità che per Costituzione appartiene al popolo: non "emana" dal popolo verso qualche potere come oggi si vuole far credere e come pretende la teoria del moderno populismo, ma nel popolo risiede perché è il popolo che la esercita, "come contrassegno ineliminabile - si disse nella discussione in Costituente - del regime democratico".

Questa è la posta in palio negli eventi a cui stiamo assistendo, nonostante la riduzione interessata a stanca contesa tra politica e magistratura, nonostante la banalizzazione accurata della sostanza politica, istituzionale e costituzionale di questa vicenda: non per caso immersa in un grande pettegolezzo sessuale su presunte intercettazioni in parte già distrutte dai magistrati e in parte prossime alla distruzione e tuttavia evocate e sceneggiate senza posa dai costruttori del paesaggio politico berlusconiano, secondo la modernissima strategia feticista che - come spiega la psicanalista Louise J. Kaplan - "mette in rilievo un dettaglio particolare per poter distrarre l'attenzione da altre caratteristiche considerate inquietanti", "per immobilizzare e ammutolire, vincolare e dominare".

Proprio per questo, a mio parere, è importante e significativo che migliaia di persone abbiano sentito il bisogno martedì scorso di uscire dalla solitudine repubblicana in cui viviamo per andare nella piazza di Roma dov'era annunciata una manifestazione di testimonianza e di protesta per le leggi ad personam predisposte dalla destra berlusconiana. Nella nuova egemonia culturale che domina l'Italia e che mette l'azione e le decisioni del governo al primo posto, trasformando la legittimità in nuova sovranità, e chiedendo alla legalità di non intralciarla, la vera domanda è se c'è una capacità di reazione liberale e democratica, costituzionale e repubblicana. Quella piazza, fatta di cittadini sconosciuti che hanno voluto riconnettersi al discorso pubblico in un momento delicato (e in molti casi hanno dovuto farlo da soli, senza il tradizionale canale dei partiti) è appunto un principio di reazione.

Ma alla domanda tutta politica - finalmente - che veniva dai cittadini in piazza (e dai molti altri che non hanno partecipato per molte ragioni, ma anche perché non si riconoscevano nelle forme, nei modi e nel programma dell'organizzazione) è stata servita una risposta di segno opposto, tutta impolitica. Anzi, antipolitica. Con un crescendo da "Corrida" che mescolava denunce planetarie e racconti da Calandrino sul Cavaliere, accuse a Napolitano (come se fossero le istituzioni di garanzia il vero problema del Paese), e al Pd come principale nemico, secondo la tradizione consolidata della peggior sinistra, per cui il vero avversario è il tuo compagno. Attraverso questo meccanismo che ha sostituito gli "idoli" dello spettacolo ai leader, trasformando il loro linguaggio in discorso politico e riducendo i cittadini a spettatori che applaudono, si è rotta la cornice istituzionalmente drammatica in cui si sta compiendo la prova di forza di Berlusconi. Anzi, si è persa l'"eccezionalità" di quanto la nuova destra berlusconiana sta facendo, l'unicità di questo passaggio, smarrito nella denuncia antipolitica grillina che urlando vuole tutti uguali: dunque Berlusconi è come gli altri e tutti insieme sono "un comitato d'affari", col risultato che lo show convince il cittadino della sua impotenza, lo depriva della sua scelta di partecipare, depotenzia la sua reazione di ogni qualità politica, infine lo restituisce al privato con la convinzione che ogni azione pubblica collettiva è impossibile, peggio, inutile. Salvo battere le mani all'idolo che urla a vuoto, contro tutti e nessuno.

Si possono recuperare le ragioni che hanno portato quei cittadini in piazza, provando a dar loro un indirizzo politico, un percorso democratico, uno sbocco possibile? Molti "girotondi" hanno capito i limiti dell'antipolitica, che probabilmente ha consumato qui la sua stagione. Il Pd dovrebbe aver compreso che il vuoto della politica, anche lui genera mostri, e bisogna costruire un orizzonte riformista che sappia mobilitare e rispondere, dando radicalità ai valori e ai diritti, soprattutto quando sono sotto attacco. La sinistra sparsa, il centro cattolico, i moderati che non accettano il passaggio di sovranità hanno a disposizione un'idea semplice e necessaria: la democrazia come idea comune, nell'Italia sfortunata del 2008.

Thursday, July 10, 2008

AUTOGOL


Alla manifestazione di Piazza Navona, Sabina Guzzanti fa il suo show, ma lo fa nel contesto sbagliato.
Personalmente, condivido pienamente quanto ha affermato. Politicamente e strategicamente no.
In politica contano i risultati e questi sono sotto gli occhi di tutti: l' occasione polemica che Sabina ha offerto agli oppositori della piazza, rischia di trasformare un sicuro trionfo in autogol. Basta leggere i giornali: i resoconti sulle sue invettive oscurano ampiamente il successo e la portata politica della manifestazione.
Purtroppo ai media questa volta non serve nemmeno manipolare, è tutto rendicontato dai video che impazzano sul web. Ma che cavolo c'entrava tirare fuori il papa? Persino un bambino può capire che mentre parlava di Ratzinger in realtà affossava Di Pietro: si vede che la Guzzanti è nata stratega.
In cinque minuti, tutto l'incasso politico che si era accumulato è svanito. Quella parte dei democratici che più è in sintonia coi girotondi (Bindi, Parisi, Colombo, ecc.) ne è uscita imbarazzata, disarmata, indebolita, mentre quella parte del PD che vuole rompere con Di Pietro ha già attivato le manovre verso un alleanza con Casini.
Forse ha ragione Travaglio, "qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto", perchè l'asse politico - giornalistico si era preparato i commenti alla manifestazione molto prima. Ma non può essere che si compiano lo stesso certe ingenuità. Pochi italiani conosco Dante Alighieri e men che meno sanno che colloca all 'inferno un papa pure lui: Benedetto VIII.
La cartina tornasole della nostra cultura contemporanea ci è data da "Lucignolo" e non certo dalla Divina Commedia, a volte certi intellettuali sembrano dimenticarsene.
Il messaggio percepito è stato (purtroppo) un altro. Non doveva accadere.

Monday, July 07, 2008

Per il Pd noi 4 gatti? Ricordo che loro scalavano le banche
Lettera al Corriere di Sabrina Guzzanti
Caro direttore,
sull'aereo al ritorno da un viaggio di un mese per un lavoro sulla satira nel mondo, ho preso l'Espresso per aggiornarmi un po'. Meno male che avevo la cintura di sicurezza perché rischiavo di cadere dalla sedia! La notizia è scioccante. L'articolo di apertura dice che Berlusconi ha mostrato il suo vero volto: non un grande statista ma un uomo che pensa solo a fare leggi per sé! Ha ingannato l'opposizione con straordinaria abilità! La sua performance è stata talmente geniale e inaspettata (sorrideva! Lui che non ha mai sorriso!), che ha ingannato perfino Veltroni ! Appena atterrata vengo a sapere della manifestazione dell' 8 luglio. I commenti che sento e che leggo in proposito sono sempre gli stessi. La gente non arriva alla quarta settimana questi sono i problemi, non le intercettazioni, non la giustizia, non la difesa della vecchia obsoleta Costituzione, non la difesa dei giornalisti che sono una casta e che se non scendono in piazza loro non si capisce perché dovremmo scendere in piazza noi, non la difesa dei magistrati che sono un'altra casta. Shenderovich, satirista russo, lavorava ad un programma con il 50% di share, è stata una delle prime vittime di Putin. Sono anni che può esprimersi solo in una radio dissidente e la gente che ha votato Putin continua a fermarlo per chiedergli: come mai non ti si vede più in tv? Shenderovich osserva acutamente che la sua gente non associa la libertà al benessere. Guardano l'Occidente e vorrebbero quello stile di vita. Non capiscono che questo stile di vita è stato raggiunto grazie alla libertà. E votano Putin in massa. Tutti proviamo fastidio a risentire la parola girotondi, proviamo fastidio al nome di Di Pietro, al nome Veltroni, Fava e ormai anche Vendola. Sarebbe meglio che ci fossero dei politici che ci convincono di più ma non ci sono. Nell'attesa dell'arrivo del messia una manifestazione è stata convocata l'8 luglio e bisogna andarci. Il leader plebiscitario Veltroni dice che si tratta dei soliti quattro gatti. Su Veltroni non c'è altro da aggiungere al commento di Altan: - Si manifesta in autunno. - A che ora?
La ragione per cui non si arriva alla quarta settimana è che tutti i settori della nostra società, compresi tutti quelli che dovrebbero svolgere attività di controllo, sono corrotti. La ragione per cui stiamo male e staremo peggio è che siamo governati da ladri. È grazie alle intercettazioni che sono state fermate le scalate alle banche da parte di Berlusconi, della Lega e del Pd, grazie alle intercettazioni e soprattutto grazie al fatto che siano state rese pubbliche a mezzo stampa Fazio è stato costretto a dimettersi e ora ci troviamo con Draghi che è onesto e capace. La violazione della privacy è già punita dalla legge, Anna Falchi ha avuto giustizia. Gli italiani continuano ad essere truffati dalle banche, dai partiti, dall'ultimo arrivato come Fiorani che con in tasca decine di milioni di euro rubati alle vecchiette che poi votano Berlusconi, ci saluta dai canali Mediaset, sempre educativi, ballando a torso nudo a casa di Lele Mora.