Saturday, February 20, 2010

I furbetti del clubbino
di Concita De Gregorio da L'Unità del 15 febbraio 2010

A leggere l'integrale della relazione dei Ros sul "sistema gelatinoso" - centinaia a centinaia di pagine, tipo i Miserabili - coglie una sorta di vertigine: si entra in un mondo parallelo fatto di persone di modestissime qualità che maneggiano in libertà assoluta una quantità di denaro apparentemente senza limite, trattano alla stessa stregua appalti per opere pubbliche e appartamenti da affittare per il fratello dell'amica, l'icona d'argento da regalare per il compleanno dell'ingegnere, la festa di sabato, il G8 dell'Aquila, la Bmw, la vacanza a Cortina, la particina in tv per il figlio del tale, il contratto predatato, quel certo accappatoio di lino, i lavori a La Maddalena, la nuova fidanzata del figlio dell'amico che ci sarebbe da assumere anche lei. Il linguaggio che usano è incredibile. Il figlio alla madre: «se dovesse succedere qualcosa...» La madre al figlio: «ma che dici, aspetta che mi dò una grattata».
Incredibile quello che dicono, a chi lo dicono, con che disinvoltura e che presunzione di onnipotenza e impunità.

Mentre da un altro filone dell'inchiesta risulta indagato Denis Verdini, potentissimo uomo di Berlusconi in Toscana, da questo - quello del Salaria village e dei furbetti del clubbino - si capisce benissimo quali siano i due problemi principali da risolvere: accaparrarsi la massima quantità di denaro pubblico facendo il meno possibile e trovare uno stipendio ad un esercito di figli e figlie, fidanzate e fratelli minori (stupendo il capitolo che riguarda Anthony Smit da Capri, fratello della cara amica di Mauro Masi), una pletora di bamboccioni, direbbe Brunetta, che a 30 e 40 anni proprio come un qualsiasi disoccupato dei milioni che popolano il Paese non riescono a trovare lavoro, in questo caso però ci pensa l'amico di papà. Non devono far niente, non occorre nemmeno che abbiano le carte (l'Enpals? Che cos'è? domanda il figlio di Balducci appena nominato consulente del direttore Artistico dell'Auditorium). Son problemi che tutti i genitori conoscono, come non condividerli.
Si apprende, di passaggio, che c'è da fare una modifica all'ordinanza così da non dover concordare i lavori col Comune, di collaudi per le opere pubbliche pagati e mai effettuati (collaudi, avete presente? Ricordate i piloni di cemento armato dell'Aquila fatti con la sabbia? E i collaudi? Pazienza). Di tre ragazze chiamate da Regina Profeta per un servizio al Salaria village e pagate mille euro a testa (mille euro per un massaggio? che massaggio era?) della moglie che informa il marito di aver fatto un affarone: il regalo per l'ingegnere, l'icona, l'ho pagato 4.600 euro scontato. Ottimo. Coi soldi di chi?

È l'insieme che sconcerta, il modo, l'assenza di prudenza e di pudore, la completa mancanza di interesse per l'interesse collettivo e l'esclusiva attenzione al proprio. La gelatina putrida, di quart'ordine. Le centinaia di ordinanze attraverso le quali la Protezione civile si è occupata negli anni del traffico a Treviso, del palazzo del cinema a Venezia, della mozzarella di bufala campana e del congresso eucaristico a Bari sono servite a foraggiare persone così. Tutti gli uomini del commissario. Poniamo anche che non se ne fosse accorto, come dice. La responsabilità è oggettiva, le dimissioni dovute.

Friday, February 19, 2010





LE PENTOLE DEL DIAVOLO


Ce l’aveva messa tutta il Diavolo per fare le pentole con anche i coperchi: ci cucinava la “politca del fare” e la seviva al tavolo degli italiani come la specialità della casa. La ricetta era segreta, ma quel piatto veloce appariva appetitoso, quasi un miracolo.

Poi è arrivato il solito giudice comunista, fazioso e guastafeste: ha scoperchiato le pentole e si è levato nell’aria l’ odore putrido, e nauseante del letame.

Quella melma disgustosa veniva preparata dentro le cucine della gloriosa Protezione civile. Esonerati dal rispetto delle norme e fuori da ogni controllo, insaziabili chef cucinavano a mani libere “la politica del fare”: piatti ricchi e prelibati per qualcuno, polpettoni vomitevoli per tutti gli altri.

Dentro quelle pentole bollivano tutte le miserie di una società che proprio non ce la fa a diventare civile: tecnici, servitori dello Stato, politici e imprenditori amici che gestivano lavori e soldi pubblici all’interno di un sistema di favori, senza regole e secondo uno sconcio rituale che veniva celebrato sulla pelle degli italiani.

Personaggi cinici, squallidi, che di certo non si esagera a definire pezzenti: come l’imprenditore che se la rideva per il terremoto dell’Aquila, o il funzionario dello Stato che concedeva appalti e in cambio chiedeva di sistemare i parenti, o un auto per i figli, o una vacanza a Cortina, o un massaggio rigeneratore alla gamba centrale.

Senza un briciolo di pudore, questa gente rimestava tra le pentole e i coperchi e noi pagavamo.

Abbiamo pagato tutto noi signori miei: mentre arrancavamo nel complicato tentativo di arrivare a fine mese, pagavamo le auto, le vacanze, i regali, gli alberghi, gli stipendi e anche le mignotte di questa squallida gente.

Mentre ascoltavamo la propaganda del TG 1, i costi delle opere “urgenti” raddoppiavano, i furbetti si spartivano la torta e se la spassavano beati con i nostri soldi.

Questa è stata la “politica del fare” : un sistema criminale, che in nome dell’urgenza, ha alterato lo stato di diritto, bypassato il sistema dei controlli e sperperato miliardi di denaro pubblico finito nelle tasche di una banda di ladri.

Tangentopoli è tornata: più di prima. Peggio di prima.

Sunday, February 14, 2010

Congresso IDV

Propongo qui di seguito la lucidissima analisi di Claudio Solarino che condivido totalmente.

L'IDV ha deciso: rectius il suo capo ha deciso per lei. Il mio commento sarà estremamente critico - come è giusto che sia.
Di Pietro ama l'IDV come "un padre che non vede l'ora che cominci a camminare con le sue gambe": ma "quando sarà il momento" e quel momento lo dirà lui (e ha già detto molto chiaramente: NON ora).
Dopo le sottili speranze di rinascita democratica e legalitaria all'interno del partito, rinforzate nel giorno dell'apertura del Congresso da due interventi controcorrente - uno, splendido, di Pancho Pardi e uno, brillante, di Francesco Barbato, la dura realtà è tornata oggi.
Sparite le mozioni 'dissidenti', posta la nomina del presidente fuori discussione, si trattava di vedere le reali intenzioni, le strategie, i meccanismi operativi di pulizia interna dai numerosi vecchi incapaci e rapaci realpolitici IDV. Si trattava di valutare il coefficente partecipativo delle nuove leve. Ed il reale peso critico, innovativo e di competence di quelle stesse leve.
Invece il Congresso si è perso. Si è perso in molta propaganda elettorale infarcita del ricordo di tappe faticosamente conquistate e di banalissime accuse esterne - in primo luogo la solita tiritera sul Governo attuale - mentre sul fronte interno non c'è stata - non già severità con sè stessi ma proprio capacità di guardarsi allo specchio. E' stato trasformato in un comizio elettorale per le Regionali. Il che la dice lunga sulla sua povertà di fondo, sulla sua bassa strumentalità.
Era un Congresso, bisognava ripulirsi e pensare allo sporco in casapropria! Invece si è fatta analisi politologica basata su un parametro che ormai ha sostituito la legalità - vale a dire ciò che da sempre èil vessillo IDV: il sostituto si chiama ora ampliamento del consenso per l'acquisizione del potere di governo e ne è emerso il chiaro senso che il Partito - avendo scelto di governare, non potrà giocoforza -nemmeno più in linea teorica - mantenere la sua rinomata inflessibilità morale (vedi caso Campania e la questione dell'appoggio al canditato De Luca del PD).
A questa scelta per l'alternativa di governo - che poi è anche di Bersani - preferisco l'opposizione allora: perchè un partito di opposizione controlla e il controllo senza legami è molto più utile alla cittadinanza di un compromesso di governo.
La mia lettera a Di Pietro di qualche giorno fa è caduta nel nulla; ne prendo, rispettosamente, atto. Questa però non è più l'IDV che conoscevo - quella basata sulla legalità - e non lo è nemmeno più sul piano delle dichiarazioni d'intenti; ha perso il suo tratto ideologico distintivo; è ormai un partito come tutti gli altri. Io, come elettore, opererò senz'altro scelte politiche diverse. Quello che voglio dire è che se domani l'IDV perderà voti, la responsabilità sarà totalmente in capo all'IDV.

Thursday, February 11, 2010

L’OCCHIO DEL PADRONE INGRASSA IL CAVALLO


Ogni giorno che passa, si assiste, sdegnati, al decadimento etico e culturale della politica italiana: cosa deve ancora accadere, perchè la nostra indignazione esca dalle stanze dei nostri salotti per invertire la rotta?

Aspettiamo le elezioni come si trattasse di un evento catartico, quasi miracoloso, in grado di spazzare via tutte le nebbie delle nostre miserie politiche: quello che invece accade davvero è che ci troviamo sempre a dovere scegliere tra il peggio e il meno peggio.

Il problema vero è proprio questo: fino a quando chi ha capacità di pensiero, si limiterà a giudicare l'impegno degli altri, senza mai spendersi, la situazione rimarrà sempre questa.

"L'occhio del padrone ingrassa il cavallo". Berlusconi l'ha capito. Il potere economico l'ha capito. Le banche, lo hanno capito. La società civile no.

Decidere per sé significa partecipare: questa è, anzi dovrebbe essere, la democrazia. La nostra Costituzione ci dà la facoltà di farlo, ma noi preferiamo la vita comoda ed adagiata dei nostri divani: parlare tra amici, raccontarsi tutto quello che non va senza mai sporcarsi le mani è tremendamente vigliacco.

In tutta coscienza, mi sento un pò in colpa per tutta la polemica sterile che mi rendo conto di fare (quà e là) ormai troppo spesso: io pontifico, ma non agisco, anzi, colta da una supponenza un pò snob, a volte irrido le tante persone che, con tutti i limiti del caso, almeno si buttano e provano a scardinare il sistema.

Il PD, non è il partito che tutti noi vorremmo che fosse, ma solo con la forza del desiderio le situazioni non cambiano. Se noi aspettiamo l'uomo della provvidenza, stiamo freschi.

Wednesday, February 03, 2010

NEI DINTORNI DEL PD

Ancora una volta a parlare del PD e delle sue lacerazioni: tante, troppe da quando il partito è nato dalla fusione fredda tra democristiani e comunisti. Ancora una volta il PD mostra la sua incapacità di fare sintesi: quello che si vede oggi è lo spettacolo triste di un partito diviso e pieno di contraddizioni, specchio di un oligarchia auto-referenziale e spesso in contrasto con gli interessi popolari.

Vedo parecchi nodi ancora da sciogliere: il PD è laico o clericale? Sta con Epifani o con Bonanni? Sta con Casini o con Di Pietro? A ciò si deve aggiungere la debolezza della sua struttura e la mancanza di una cultura codivisa in grado di legittimare solidamente la propria leadership.

Il Partito Democratico appare un partito in mano a personalismi e interessi locali a cui si oppone una base di elettori molto distanti dalla propria classe dirigente, una retroguardia maggioritaria che esprime una cultura dello Stato laica, legalitaria, solidale e che ha idee chiare su ciò che il PD dovrebbe essere.

Si capisce che il problema è molto profondo ed è tutto politico: il PD sarà mai in grado di rispondere a domande del tipo "Chi siamo?" "Dove andiamo?" "Con chi stiamo?"

Vendola, la Bonino, magari perderanno anche le elezioni, ma sarà solo per un pelo: questo significa che la chiarezza politica paga, mentre i tentennamenti sui valori e le spartizioni di bottega non fanno altro che allontanare i tanti (tantissimi) elettori dalle urne.

Questo è il PD, un partito senza visione che ha tante colpe, ma non tutte: purtroppo, all’orizzonte, non vedo sorgere una nuova classe dirigente in grado di assorbire l’emorragia di consenso del PD e farne buon uso.

Sarebbe interessante sapere perché l’IDV, nonostante i proclami, non abbia mai voluto coltivarla questa nuova classe dirigente, ma si sia strutturata secondo l’imbarazzante descrizione fatta da Zerbino su Micromega.

E non c’è neanche bisogno di leggerlo Zerbino: a guardare le amministrazioni locali delle città dove l'IDV ha responsabilità di governo, qualcuno sarebbe in grado di descrivermi l’apporto innovativo dato ai governi locali dal partito dei valori? Per quanto ne so, il dato non è pervenuto.

Spero davvero in un cambiamento radicale, urge puntare su persone libere e competenti, c'è bisogno di un grande rinnovamento culturale. Lo sottolineo: culturale.

Ci spero, ma conoscendo un po’ l’aria che si respira, in cuor mio, non ci credo.