Thursday, February 26, 2015
Questa sguardo ossessivo verso la Grecia da parte della Sinistra italiana, dà la misura di un sostanziale vuoto di idee sul cosa fare in Italia.
Però è vero che una sconfitta di Tsipras è una sciagura per tutta l'Unione, un'occasione persa per costruire quella Federazione incompiuta, quel progetto politico grandioso che non si è mai realizzato e che (probabilmente) mai si realizzerà: gli Stati Uniti d'Europa.
Una moneta unica, senza un controllo federale, è una follia, perché in un tale contesto, vige la legge del più forte, per cui i forti (la Germania) decidono e tutti gli altri si allineano.
L'Europa è oggi un treno in corsa verso un binario morto o peggio, verso un muro di cemento armato spesso 2 metri: l'austerity imposta dalla Germania (neanche più nascosta dietro la maschera della Troika), sta minacciando la sicurezza delle masse spingendole tra le braccia del fascismo. Lo capisce anche il gatto che se si continua a togliere ai poveri per dare ai ricchi; se si esaspera il liberismo e si taglia il welfare, si fa il gioco dei fascisti e questo (noi europei ) sappiamo bene cosa significa.
Per cui non abbiamo molta scelta: o vince Varoufakis. O perde l'Europa. La posta in gioco, non è la Grecia. È l'Europa.
Wednesday, February 25, 2015
EMILIA-ROMAGNA TERRA DI MAFIA
L'Emilia - Romagna è terra di mafia: è l'impietosa definizione della DIA nei confronti di una regione (la mia), che ha sempre rivendicato una certa superiorità civica e morale.
Dal primato dei servizi per l'infanzia di Reggio-Emilia, all' 'ndragheta che qui ha preso casa: la presunta superiorità della regione "rossa", non è che un'idea artificiosa della nostra identità, un mito cresciuto tra i tortelli dei festival e smentito da una cruda descrizione dei fatti.
C’è molto su cui riflettere. E vergognarsi.
NAZARENO È VIVO
La finta litigata tra Renzi e Berlusconi su Mattarella è la mossa geniale di chi si intende di politica, la tempesta perfetta pianificata (e magistralmente interpretata) da due abili burattinai. Onore ai vincitori.
Tuesday, February 24, 2015
IL MITO DEL SISTEMA EMILIANO
Dopo le primarie regionali ho capito che il senso civico della mia gente, quella particolare propensione al buon governo e alla giustizia sociale della regione "rossa", non è che un'idea artificiosa della nostra identità, un mito che andiamo millantando tra la via Emilia e il West. Siamo solo un popolo di opportunisti, imbecilli che hanno cotto per decenni le salsicce al Festival dell'Unità "credendo" in alcuni principi, che poi si sono innamorati con disinvoltura naturalezza in uno che propugna l'esatto opposto. O patàca. O prega par tè e per ch'iter su i nè.
CUPERLO
Ho visto Cuperlo dalla Costamagna sul canale albanese : è colto, equilibrato, competente, ma non ha carattere. La Sinistra è morta per colpa di gente come lui, non di Renzi. Renzi di Sinistra non lo è mai stato e non ha mai fatto mistero di essere di Destra: tutto sommato, Renzi è coerente con quanto ha sempre affermato. È lui che non lo è. È lui che non ha il coraggio di dire quello che pensa. È lui che non ha la dignità di difendere fino in fondo i valori in cui ha sempre creduto. È lui che con il Suo remissivo allineamento sta uccidendo la Sinistra. Lui. E tutti quelli come lui.
Sunday, February 22, 2015
RETORICA DEL L'IMMIGRAZIONE 3
La retorica dell'immigrazione da parte della Sinistra è inutile, anzi dannosa: chi possiede gli strumenti culturali comprende il dovere civico del soccorso umanitario e distingue tra delinquenti e stranieri, mentre tutti gli altri ( la stragrande maggioranza degli italiani) vive la retorica dell'immigrazione come una pericolosa minaccia alla propria sicurezza . La pedagogia culturale propinata a chi non può comprenderla, è boomerang politico dagli esiti disastrosi.
La Sinistra, mentre almanacca e disquisisce di immigrazione attraverso il prisma dei massimi sistemi, pare avere dimenticato Marx circa l''incapacità delle masse di comprendere i propri interessi (per mancanza di mezzi materiali e quindi culturali): figurarsi i fenomeni complessi come l'immigrazione.
Questa propensione delle persone borghesi di parlarsi tra di loro, è quanto mai snob e dannosa alla prospettiva di attrarre consenso da parte di un partito di Sinistra. È facile almanaccare di "civiltà ", di "obbligo morale alla solidarietà " quando si vive una vita colta ed agiata, molto lontana dai poveri e dagli immigrati, dalle periferie e dall'incapacità di provvedere ai bisogni primari per se e per la propria famiglia.
Per i più deboli si può fare qualcosa (in termini materiali e culturali) se si prende il potere, ma con questa retorica dell'immigrazione quotidiana, è un miracolo sfiorare il 5%.
JOBS ACT 3
Eliminato l'art.18, libertà di licenziare, libertà di demansionare, libertà di applicare contratti differenti da quelli collettivi nazionali, oltre 40 formule contrattuali ancora in essere.
Questo è il Jobs Act.
Il giorno tanto atteso da chi? Non certo dai lavoratori e dalle giovani generazioni di questo paese che erano precari e che lo resteranno.
Nicola Fratoianni
Tuesday, February 17, 2015
LIBIA E IL FAMTASMA DI ADUA
Calma e gesso. Nessuna opzione può essere scartata sulla Libia. Ma non possiamo
buttarci in "campagne militari destinate a scavare nuove buche nella sabbia, da
cui scaturiranno nemici più agguerriti e numerosi di quelli che avremo
eliminato. La lotta al terrorismo implica determinazione fredda e paziente.
Intelligenza, non furia vendicativa". Gentiloni e la Pinotti parlano a vanvera,
provocando persino l'irritazione di alcuni autorevoli generali. Non possiamo
suicidarci per seguire gli americani nella loro politica estera demenziale. Nè
possiamo ripetere il disastro libico del 2011. Serve competenza. Urge realismo. Perché il "fantasma di Adua" è ancora tra noi.
IL FANTASMA DI ADUA (di Roberto Balzani)
Ad Adua, l'1 marzo 1896, non si sa quanti italiani siano morti. Migliaia, comunque, massacrati dall'esercito del negus Menelik. Mandare 5.000 uomini - come ha proposto qualche buontempone - a farsi ammazzare In Libia non pare una buona idea. Senza intelligence, senza informazioni, senza basi sul territorio, senza contatti. Nel caos più non totale. In solitudine, o quasi. A questo (l'acquisizione di informazioni e lo studio accurato degli obiettivi), ora, si spera si dedichino gli stati maggiori occidentali. Non a scaldare i motori di aerei o di carri armati, per propaganda, per dire che ci siamo, per mostrare i muscoli. Magari con soddisfazione sicura di un'industria che si frega già le mani, come i famosi costruttori del post-terremoto dell'Aquila. Per una volta, partiamo dalla parte giusta. Non facciamo come gli americani in Iraq al tempo di Bush jr., un presidente particolarmente sensibile alle multinazionali delle armi.
TRASFORMISMO
Alberto Burgio, sul Manifesto, propone una riflessione sul trasformismo che muove da Gramsci
e arriva all'attuale Parlamento:
Trasformismo. «Un aspetto della funzione del dominio», «una forma di rivoluzione passiva». Così Gramsci analizzava il ricorrente cambio di casacca degli eletti.
Suppongo che molti abbiano notato con qualche sorpresa l’ostentata indifferenza con cui in questi giorni la «grande stampa» ha registrato gli ultimi massicci episodi di trasformismo parlamentare, successivi al prudente cambio di casacca dei «responsabili» di Sel. Alludo alla confluenza nel partito del presidente del Consiglio di buona parte dei gruppi di Scelta Civica e al più o meno esplicito trasloco in maggioranza di parlamentari di Gal, di forzisti di rito verdiniano e di fuoriusciti del M5S.
Il tutto a uso e consumo del governo Renzi, messo così in condizione di neutralizzare gli eventuali contraccolpi della rottura del patto del Nazareno.
La nonchalance riservata a tali vicende sembra suggerire che si tratti di banalità nella norma. Vale allora la pena di chiarire subito un punto essenziale. Non si tratta soltanto di un fenomeno squallido sul piano morale («etico-politico»). Nella misura in cui interferisce pesantemente nella funzione di rappresentanza che la Costituzione assegna al parlamento della Repubblica (notava Michele Prospero qualche giorno fa sul manifesto che in conseguenza della migrazione ad altri gruppi di quasi duecento parlamentari la composizione del parlamento italiano oggi è profondamente diversa da quella prodotta dal voto popolare di due anni fa), il trasformismo è anche un indice della gravità della crisi democratica in atto nel paese. Parlarne seriamente – persino drammaticamente – non è quindi pruderie. Significa, al contrario, abbozzare una inderogabile analisi politico-storica.
Cominciamo proprio da qui. Nei Quaderni del carcere Gramsci – non propriamente un moralista nel senso spregiativo del termine – insiste più volte sulla rilevanza del trasformismo nel processo risorgimentale e nella dinamica politica della nuova Italia (nei primi cinquant’anni di vita dello Stato unitario). Attraverso il trasformismo – scrive – i «moderati» guidati da Cavour «diressero» i democratici di Mazzini e Garibaldi, imprimendo al Risorgimento una cifra oligarchica, conservatrice e antipopolare. Anche dopo il 1870 la parte moderata continuò a dirigere il Partito d’Azione mediante il trasformismo, che per questo Gramsci considera «un aspetto della funzione di dominio», oltre che «una forma della rivoluzione passiva». In sostanza, la classe dirigente italiana venne elaborata «nei quadri fissati dai moderati» anche per mezzo dell’«assorbimento degli elementi attivi» provenienti dalle classi nemiche. Le quali furono così «decapitate» e per lungo tempo «annichilite».
Al di là dell’aspetto morale, Gramsci pone dunque un forte accento sul carattere politico del fenomeno trasformistico. Nella sua analisi colpisce in particolare un elemento di straordinaria attualità, in forza del quale essa sembra offrire la fotografia di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi, tra «stabilizzatori», «responsabili» e altre varianti della progenie scilipotesca. Nell’analizzare il trasformismo, i Quaderni sottolineano la specifica responsabilità degli esecutivi. Affermano che i movimenti trasformistici sono da imputarsi in larga misura al governo in carica, il quale opera «come un “partito”» ponendosi al di sopra dei partiti esistenti per disgregarli, precisamente allo scopo di costituire una forza di «senza partito» posti ai suoi ordini.
Ottant’anni fa Gramsci sembra insomma raccontare la cronaca di queste settimane, il trionfo – chi sa quanto duraturo – di Renzi, il sorgere della sua «dittatura». Con la loro opera di corruzione e assorbimento di interi gruppi parlamentari, i governi Depretis, Crispi e Giolitti provocarono indubbiamente la «scarsità di uomini di Stato, di governo» e la «miseria della vita parlamentare». Ma la loro azione di comando indubbiamente se ne avvantaggiò, essendosi sbarazzata di ostacoli importuni.
Oggi questo scenario si ripete tal quale, sicché è sufficiente aggiornare l’analisi di Gramsci con il riferimento ad altri episodi e figure. Chiarendo innanzi tutto che il trasformismo non è più soltanto interpartitico ma anche infrapartitico (essendosi i partiti stessi parlamentarizzati).
Quanto sta avvenendo proprio in queste settimane nel Pd ne è un esempio plastico. Il partito di Renzi non è soltanto una forza attrattiva per fenomeni trasformistici classici (di affluenza di forze parlamentari dall’esterno). È anche sede di dinamiche trasformistiche interne, influenti sulla dialettica tra le sue componenti.
In quest’ottica va letto il confluire (conclamato o surrettizio) delle diverse anime dell’opposizione «di sinistra» nella maggioranza renziana, inaugurato mesi addietro dalla cooptazione in ruoli dirigenti di molti ex «giovani turchi» e bersaniani, e coronato, da ultimo, dalla sostanziale pacificazione interna successiva all’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
È dunque un fatto: anche ai giorni nostri il trasformismo si conferma efficiente strumento di costruzione di maggioranze che immunizzano i governi dalla dialettica parlamentare, via via degradata a «potere di veto dei partitini», a «minaccia per la governabilità», a «sabotaggio a opera di frenatori».
Come in passato, il trasformismo è uno dei principali mezzi di governo e di controllo delle aule parlamentari. E anche da questo punto di vista il democratico Renzi appare in linea col peggio, replicando il diretto precedente dell’ultimo governo Berlusconi, tenuto in vita dal manipolo dei suoi «responsabili».
Ma – riconosciuta, anche grazie a Gramsci, la fondamentale politicità del fenomeno trasformistico – siamo soltanto a metà del discorso. Resta da chiarire una parte altrettanto rilevante, benché forse meno scontata. Come dicevo all’inizio, il problema è in che termini si parla del trasformismo e delle patologie consimili, sempre che se ne parli.
Questo problema ne coinvolge a sua volta un altro, più generale e di fondo. Dovremmo chiederci che cosa sia oggi la «questione morale» e in che misura essa differisca dai temi politici ai quali abitualmente si presta attenzione. Su questi temi avremo modo di soffermarci in un prossimo intervento.
Saturday, February 14, 2015
IMMIGRAZIONE E SOCCORSO UMANITARIO
Questo approccio emotivo che promuove il soccorso umanitario non si discute. Ma il fenomeno dell'immigrazione andrebbe affrontato con un approccio analitico e non ideologico. Andrebbe governato e non venduto come l’unica possibilità dei paesi ricchi di aiutare il terzo mondo. E, soprattutto, andrebbe analizzato a livello di sistema e non trattato solo sul piano umanitario, perché io, francamente, non me la bevo che non sia strumentale al capitalismo selvaggio; non me la bevo che non sia uno strumento della lotta di classe, un grimaldello umano con cui il capitale uccide i diritti sociali ed abbassa il costo del lavoro.
POLITICA ESTERA DEMENZIALE
Se vai al mulino, poi ti infarini.
Gli USA hanno destabilizzato tutto il Medio Oriente. Sconquassato l' Africa. Creato un caos mondiale inimmaginabile e fuori controllo. Armato gli islamisti. Destituito regimi "amici" come in Libia lasciando campo libero agli integralisti islamici. Ed ora, mentre l' Arabia Saudita finanzia l'Isis, se la prendono con Putin e dividono l'Europa sulla questione Ucraina. Ci stanno portando la guerra in casa. E quello che accade nel Mediterraneo è la conseguenza di una politica estera demenziale. Il PD ha le proprie responsabilità. Se le assumesse tutte.
CRISI UCRAINA
La crisi Ucraina si spiega con il fatto che la Polonia, gli Stati baltici e la Finlandia pretendono di costituire assieme all’Ucraina e agli altri paesi dell’ex Unione Sovietica la Nuova Europa, quella che deve smontare la vecchia e indurla a una prova di forza contro la Russia.
La Nuova Europa impedisce così alla Nato e all’Unione Europea di formulare e adottare una vera politica estera e di sicurezza comunitaria (un voto vale uno). Il progetto della Nuova Europa non è quello di fare da cuscinetto tra grandi imperi, ma quello di gestirli ponendoli uno contro l’altro.
Insomma, l'Unione europea appare oltremodo divisa: non solo sulla politica economica, ma, peggio (molto peggio), sul piano strategico è militare.
NUOVA EUROPA
"Nella cosiddetta nuova dottrina militare russa annunciata da Putin la Nato viene definita come principale minaccia.
In realtà la Nato che impensierisce i russi non è l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti. La faccia feroce della Nato nasconde il progetto tutto geopolitico dell’allargamento a est e la limitazione dell’influenza russa sui suoi stessi territori. È questa la vera minaccia per la Russia.
Una minaccia alla quale nessun russo e neppure nessun europeo darebbe credito se la Polonia, gli Stati baltici e la Finlandia non pretendessero di costituire assieme all’Ucraina e agli altri paesi dell’ex Unione Sovietica la Nuova Europa, quella che deve smontare la vecchia e indurla a una prova di forza contro la Russia.
La nuova Europa creata dalle aspettative sollecitate dagli Stati Uniti e dalla stessa Unione Europea guida ora la politica comunitaria facendo assumere agli altri paesi europei il ruolo di comparse impotenti e maldestre. E sono questi paesi che occupano i principali posti sia nella Nato sia nell’Ue e che impediscono alla Nato e all’Unione Europea di formulare e adottare una vera politica estera e di sicurezza comunitaria (un voto vale uno). Il progetto della Nuova Europa non è quello di fare da cuscinetto tra grandi imperi ma quello di gestirli ponendoli uno contro l’altro.
Oggi, anche il rischio di vedere i propri territori sotto occupazione russa è uno strumento per sollecitare l’intervento armato. I piani militari si affidano perciò alle componenti non terrestri: vale a dire ai missili, ai bombardieri e alle armi nucleari..."
Wednesday, February 11, 2015
SINISTRA E POTERE
Penso che la Sinistra “ragioni” troppo, continuamente avviata su se stessa, senza mai avanzare neanche di un millimetro verso il potere. Anche quel suo sguardo ossessivo verso la Grecia e la Spagna, dà la misura di un sostanziale vuoto di idee e strategie sul cosa fare in Italia.
Quello di cui parli è noto: divisioni molecolari insopportabili, concetti di delega e rappresentanza da puntualizzare, alterazioni in atto del sistema democratico, tutto vero, però penso che il punto centrale sia come prendere il potere ed in questo senso, ho molti dubbi e nessuna certezza, ma mi sono fatto qualche idea che vorrei condividere.
Per prima cosa, penso sia indispensabile definire un nuovo paradigma culturale, teorizzando un pensiero sociale che coniughi legalità e giustizia, uguaglianza e ordine. Credo che su questi concetti la Sinistra, abbia spesso tenuto e continui a tenere, un atteggiamento equivoco e politicamente errato.
Quando sento difendere le occupazioni delle case popolari, per esempio, penso che la Sinistra sbagli, perché la legalità è il potere dei senza potere, e non c’è dubbio che più si è poveri e meno si ha potere, per cui se salta il rispetto della legalità tra gli strati più deboli della popolazione, il povero si sentirà abbandonato dallo Stato e si butterà tra le braccia del primo che gli promette tutela. Ai poveri non piace il caos, né quello stato di lotta permanente in cui li relega la società quando vige la legge del più forte: se la Sinistra non capisce questo bisogno primario di tutela e di ordine da parte dei più deboli, non potrà mai rappresentarli.
Per seconda cosa, penso che serva comunicare con un nuovo linguaggio: non c’è nulla di più noioso che sentire uno di Sinistra, parlare di politica. Tutti quei concetti complicati, quei paroloni, quel brutto vizio di scomodare sempre i massimi sistemi per rispondere anche a semplici domande. Se la Sinistra, non è in grado di farsi capire dalla gente, dal proprio potenziale elettorato, è inutile.
Per terza cosa, serve definire un programma minimo, una proposta politica realistica, chiara e radicale, ma non estremista, perché come dicevo prima, ai poveri, l’estremismo non piace, perché genera caos, insicurezza, attrito sociale tra vicini di casa e questo spaventa a morte le persone più deboli e sul piano strategico è fallimentare.
Se la Sinistra vuole essere credibile e riconquistare la fiducia delle masse, deve parlare anche di quelle cose che per la Sinistra sono un tabù. Come dello scandalo per cui a Bologna, le case popolari non vengono assegnate, perché gli assegnatari degli alloggi possono vederne fino a tre per poi scegliere. Quando l’ho sentito, pensavo fosse uno scherzo: la collettività ti assegna una casa e tu puoi bloccare la graduatoria per mesi, anni, perché è una casa del centro storico e non ha il terrazzo? Queste procedure non garantiscono alcuna equità sociale, ma sono il frutto di un insano e quanto mai distorto senso del soddisfacimento dei bisogni. Servono più case popolari e non garantire il diritto ai singoli nuclei di scegliersi la casa, ma su queste battaglie la Sinistra ci sguazza.
Un altro aspetto della Sinistra che io non capisco, è la retorica dell’immigrazione. La Sinistra fa come Salvini: parla dell'immigrazione con un approccio emotivo, ovviamente animata da un desiderio di accoglienza umano e condivisibile, (che è l'esatto contrario di quello razzista e forcaiolo della Lega), ma nel farlo sembra volere negare che esista qualsiasi problema legato all'immigrazione e questa è un errore e non è per niente di Sinistra.
La Sinistra ha sempre difeso gli strati deboli della popolazione, ma oggi lo fa con battaglie astrattamente umanistiche, vagamente filantropiche, molto retoriche e tremendamente snob che non portano alcun beneficio alle classi disagiate. E’ il discorso che facevo prima: fomentare la guerra tra poveri è meschino e va evitato con ogni mezzo, ma serve un approccio analitico del fenomeno dell’immigrazione, più realistico e meno filosofico, perché è un dato oggettivo che a pagare i costi sociali dell'integrazione dei cittadini stranieri siano i poveri, il popolo delle periferie e non quelli che li sfruttano e che traggono un vantaggio dalla loro presenza in Italia e questo la Sinistra non dovrebbe permetterlo. Ci sono milioni di poveri italiani che lo Stato non aiuta, mentre è vero che alcuni immigrati, una volta ottenute agevolazioni sociali tipo la casa popolare, poi la sub- affittano in nero e tornano nello stivale una volta all’anno al solo fine di non perdere la residenza: ma in quale Paese del mondo, un cittadino puo’prendersi gioco di uno Stato in questo modo? Questa non è giustizia, ma la sua plastica negazione.
Lo scandalo non è demistificare la retorica dell’immigrazione, ma negare l’esistenza dei problemi. E’ giusto parlare di diritti degli immigrati, di rispetto per gli immigrati, ma credo che si debba anche parlare di doveri e del rispetto che devono, come tutti noi, alle istituzioni dello Stato e ai principi sanciti dalla nostra Costituzione.
Il fenomeno dell'immigrazione andrebbe affrontato con un approccio analitico e non ideologico. Andrebbe governato e non venduto come l’unica possibilità dei paesi ricchi di aiutare il terzo mondo. E, soprattutto, andrebbe analizzato a livello di sistema e non trattato solo sul piano umanitario, perché io, francamente, non me la bevo che non sia strumentale al capitalismo selvaggio; non me la bevo che non sia uno strumento della lotta di classe, un grimaldello umano con cui il capitale uccide i diritti sociali ed abbassa il costo del lavoro.
C’è poi un concetto abusato dalla Sinistra, che proprio non riesco a capire: il “multiculturalismo”. Mai capito cosa volesse dire. E’ sicuramente un mio limite, ma per me è una parola incomprensibile. Nelle nostre società è presente un numero sempre più crescente di individui appartenenti a diverse culture. E’ un dato di fatto, siamo milioni di persone tutte diverse: e allora? La diversità, dovrebbe essere la normalità, è così che si abbattono i pregiudizi. Sul piano del diritto invece, il discorso diventa molto pericoloso, perché c’è chi si azzarda persino a parlare di diritti delle culture e questo è inaccettabile. La nostra Costituzione, come tutte le carte costituzionali democratiche e liberali, ha come oggetto delle sue garanzie le “persone” e non le “culture”, perché sul piano delle libertà e dei diritti si dà il caso che possano esistere culture con dei diritti senza che ne abbiano le persone che vi appartengono. E’ un concetto marxista, interpretato con magistrale equilibrio, dai nostri padri costituenti: la Sinistra dovrebbe solo parlare dei principi sanciti della nostra Costituzione, senza aggiungere altro.
Per quarta cosa, serve una nuova classe dirigente. A me la sola parola “rottamazione”, disgusta, perché cela un’ambizione ignobile ed oltremodo smisurata, però penso sia vero quello che dice Rodotà circa il fatto che la capacità di una certa classe dirigente di farsi interprete del proprio elettorato, si sia esaurita. E non è una questione di età, ma di ricambio fisiologico delle persone. Per cui penso sarebbe opportuno che la “vecchia” classe dirigente, facesse un passo indietro, ma non per sparire, ma per contribuire dalle retrovie nelle vesti di un moderno Richelieu.
Quinto, servono più responsabilità, coraggio e un po’ di sano pragmatismo. Se investi in un progetto innovativo, è molto probabile che fallirai, ma se stai fermo, è sicuro che sarai inutile. E’ vero che il dubbio è l’elemento che non deve mai mancare in un sistema di idee, ma almanaccare all’infinito sul da farsi è puro narcisismo culturale. Per cui faccio mio quello che sta scritto sulla tomba di Marx: i filosofi hanno semplicemente interpretato il mondo, tuttavia il punto è cambiarlo.
Monday, February 09, 2015
SINISTRA E IMMIGRAZIONE
Salvini cavalca i bassi istinti della plebe e questo è inaccettabile, ma questa retorica dell'immigrazione da parte di Sel, (un post si e uno no), francamente non la capisco.
Sel fa come Salvini: parla dell'immigrazione con approccio emotivo, ovviamente animata da un sentimento umano condivisibile, che è l'esatto contrario di quello forcaiolo della Lega, ma nel farlo sembra volere negare che esista qualsiasi problema legato all'immigrazione e questa è la cosa meno di Sinistra che possa fare.
La Sinistra ha sempre difeso gli strati deboli della popolazione, ma oggi lo fa con battaglie astrattamente umanistiche, vagamente filantropiche, retoriche e un po' snob, mentre non si accorge di avere abbandonato strati socialmente sofferenti di cittadini italiani.
So di cosa parlo. Purtroppo è un dato che a pagare maggiormente i costi sociali dell'integrazione degli immigrati siano soprattutto i poveri, gli strati più deboli della popolazione e non quelli che traggono un vantaggio dalla loro presenza in Italia e questo la Sinistra non dovrebbe permetterlo.
Ci sono milioni di poveri italiani che lo Stato non aiuta, mentre è vero che alcuni immigrati, una volta ottenute agevolazioni sociali tipo la casa pubblica, poi la sub- affittano: è giusto?
Io penso sia giusto parlare di diritti degli immigrati, di rispetto per gli immigrati, ma credo che si debba anche parlare di doveri e del rispetto che devono, come tutti noi, ai principi sanciti dalla nostra Costituzione .
Il fenomeno dell'immigrazione andrebbe affrontato con un approccio analitico e non ideologico. Andrebbe governato, non decantato. Andrebbe capito a livello di sistema e non trattato solo sul piano umanitario. I problemi che genera, andrebbero disvelati e non occultati.
Se la Sinistra vuole essere credibile e fare in modo che i poveri tornino a votarla, deve portare un po' di giustizia anche tra i poveri.
Diversamente i poveri voteranno sempre più per Salvini e Sel si limiterà a rappresentare gli interessi dei soliti borghesi snob.
Lasciare i poveri a Salvini, è un grande errore.
Sunday, February 08, 2015
UCRAINA 2
Hanno destabilizzato tutto il Medio Oriente. Sconquassato l' Africa. Creato un caos mondiale inimmaginabile e fuori controllo. Armato gli islamisti. Destituito regimi "amici" lasciando campo libero agli integralisti islamici. Ed ora, mentre l' Arabia Saudita, finanzia l'Isis, questi se la prendono con Putin e dividono l'Europa sull'Ucraina. Ci stanno portanto la guerra in casa. Parlo degli USA. Decidete voi se sono saggi, oppure dementi.
Saturday, February 07, 2015
UCRAINA
Crisi Ucraina: Mogherini, non pervenuta. Gentiloni: o mio sconosciuto. A dimostrazione che l'Europa è solo un mercato e l'Italia nello scacchiere mondiale conta come il pisello di un moscerino dentro il sedere di una balena. Un po' di realismo nel brodo di presunzione di Renzi, non guasterebbe.
La crisi Ucraina è un "pacco " americano per spaccare l'Europa. Dividi et impera. Nei deliri statunitensi c'è l'obiettivo strategico di ostacolare la nascita degli Stati Uniti l'Europa, di impedire un asse russo-europeo e così quei dementi ci hanno portato la guerra in casa.
C'è una "nuova Europa" (paesi baltici, Polonia, Olanda, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna) che insieme agli USA rema contro la vecchia Europa. Arma L'Ucraina. Fa volare gli aerei della Nato ai confini della Russia. Provoca Putin che è quello che è, ma è pur sempre lo Zar di un impero dove non tramonta mai il sole.
La Germania è furibonda ed è l'unica che può fare qualcosa per impedire che il conflitto vada fuori controllo ed esca dai confini dell'Ucraina.
Thursday, February 05, 2015
CARO NIPOTE STUDIA A NEMORIA
È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella. Va bene, lo so che fai dello sport e quindi sai muovere il tuo corpo, ma torniamo al tuo cervello.
La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria.
Quindi ecco la mia dieta. Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La Cavallina Storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio. Se non piace la poesia fallo con le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari di squadre del passato (figurati che io ricordo la formazione del Torino quando il loro aereo si era schiantato a Superga con tutti i giocatori a bordo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso eccetera). Fai gare di memoria, magari sui libri che hai letto (chi era a bordo della Hispaniola alla ricerca dell’isola del tesoro? Lord Trelawney, il capitano Smollet, il dottor Livesey, Long John Silver, Jim…) Vedi se i tuoi amici ricorderanno chi erano i domestici dei tre moschettieri e di D’Artagnan (Grimaud, Bazin, Mousqueton e Planchet)… E se non vorrai leggere “I tre moschettieri” (e non sai che cosa avrai perso) fallo, che so, con una delle storie che hai letto.
Sembra un gioco (ed è un gioco) ma vedrai come la tua testa si popolerà di personaggi, storie, ricordi di ogni tipo. Ti sarai chiesto perché i computer si chiamavano un tempo cervelli elettronici: è perché sono stati concepiti sul modello del tuo (del nostro) cervello, ma il nostro cervello ha più connessioni di un computer, è una specie di computer che ti porti dietro e che cresce e s’irrobustisce con l’esercizio, mentre il computer che hai sul tavolo più lo usi e più perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare. Invece il tuo cervello può oggi durare sino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis.
C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi.
Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene - a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove.
Ora la scuola (oltre alle tue letture personali) dovrebbe insegnarti a memorizzare quello che è accaduto prima della tua nascita, ma si vede che non lo fa bene, perché varie inchieste ci dicono che i ragazzi di oggi, anche quelli grandi che vanno già all’università, se sono nati per caso nel 1990 non sanno (e forse non vogliono sapere) che cosa era accaduto nel 1980 (e non parliamo di quello che è accaduto cinquant’anni fa). Ci dicono le statistiche che se chiedi ad alcuni chi era Aldo Moro rispondono che era il capo delle Brigate Rosse - e invece è stato ucciso dalle Brigate Rosse.
Non parliamo delle Brigate Rosse, rimangono qualcosa di misterioso per molti, eppure erano il presente poco più di trent’anni fa. Io sono nato nel 1932, dieci anni dopo l’ascesa al potere del fascismo ma sapevo persino chi era il primo ministro ai tempi dalla Marcia su Roma (che cos’è?). Forse la scuola fascista me lo aveva insegnato per spiegarmi come era stupido e cattivo quel ministro (“l’imbelle Facta”) che i fascisti avevano sostituito. Va bene, ma almeno lo sapevo. E poi, scuola a parte, un ragazzo d’oggi non sa chi erano le attrici del cinema di venti anni fa mentre io sapevo chi era Francesca Bertini, che recitava nei film muti venti anni prima della mia nascita. Forse perché sfogliavo vecchie riviste ammassate nello sgabuzzino di casa nostra, ma appunto ti invito a sfogliare anche vecchie riviste perché è un modo di imparare che cosa accadeva prima che tu nascessi.
Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, è un modo di arricchire la nostra memoria.
Bada bene che questo non lo puoi fare solo su libri e riviste, lo si fa benissimo anche su Internet. Che è da usare non solo per chattare con i tuoi amici ma anche per chattare (per così dire) con la storia del mondo. Chi erano gli ittiti? E i camisardi? E come si chiamavano le tre caravelle di Colombo? Quando sono scomparsi i dinosauri? L’arca di Noè poteva avere un timone? Come si chiamava l’antenato del bue? Esistevano più tigri cent’anni fa di oggi? Cos’era l’impero del Mali? E chi invece parlava dell’Impero del Male? Chi è stato il secondo papa della storia? Quando è apparso Topolino?
Potrei continuare all’infinito, e sarebbero tutte belle avventure di ricerca. E tutto da ricordare. Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all’assassinio di Giulio Cesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l’oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni.
Coltiva la memoria, dunque, e da domani impara a memoria “La Vispa Teresa”.
UMBERTO ECO
DIALOGO/CONFRONTO
Un confronto è un discorso a più voci, senza sapere se porterà da qualche parte. In ogni dialogo, l'esito è incerto, mentre nel web ognuno è portatore di verità assolute e ciò che noi chiamiamo confronto non è che mera giustapposizione di discorsi che non si incontrano, oppure sopraffazione di parole che cercano di prevalere, rivendicando con urla e parolacce la supremazia di un pensiero che spesso è a corto di idee. Nel web non c'è confronto, ma dispute solitarie a colpi di monologhi.
Wednesday, February 04, 2015
RODOTÀ ' E LA SINISTRA
Rodotà afferma che " chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra o socialmente insediato guardando a Sel, Rifondazione, Tsipras e minoranza Pd sbaglia".
L'analisi è puntualmente argomentata e merita un' attenta riflessione, tuttavia non mi pare che la società civile possa fare a meno dei partiti: spesso è un fuoco di paglia che si spegne subito, neutralizzato e reso innocuo dalle ferree leggi della politica (vedi il M5S).
A Sinistra, la questione cruciale è creare un soggetto politico che dia rappresentanza al lavoro ( in tutte le diverse e nuove declinazioni, si intende ).
Ripartire dalla centralità dei diritti è importante, ma a mio avviso non primario, perché il problema principale è portare il lavoro al potere. Allora la prima domanda è: come? Fare tabula rasa dei residui che restano o ripartire da lì?
Monday, February 02, 2015
MATTARELLA 2
Si è assistito a scene di manifesto entusiasmo, di commozione irrazionale, come se l’elezione di Mattarella frenasse, d’un tratto, il processo di riforme (elettorale e costituzionale) che si stata per abbattere sul Paese. Come se per un attimo si potesse pensare che la guerra dichiarata all'equilibrio dei poteri è finita e la Democrazia è salva. Non cambierà niente. Le riforme si faranno così come concordate tra Renzi e Berlusconi. Il patto non è affatto saltato come si vuole credere (e soprattutto fare credere), tant "è che oggi, finita l’incomprensibile sbornia generale, il Premier, rafforzato più che mai dal risultato, ha ricordato a tutti chi comanda e qual è l’agenda. Lui e il suo compare sono stati molto bravi a coprire il bluff. Ricordate: il Nazareno dopo 3 giorni, risorge.
