Friday, May 18, 2007

"FAMIGLIA" SCHIZOFRENICA

Pregiatissimi Senatori e Deputati della Repubblica,

il progetto di legge sui DICO ha incentrato il dibattito politico delle ultime settimane sulla definizione di "famiglia" e su quale modello debba applicarsi un suo pubblico riconoscimento.
Molti di Voi sostengono con stoica convinzione e acrobatici sofismi che lo status di "famiglia" debba applicarsi alle sole coppie sposate nell'ambito di un modello definito "naturale" e formato da individui in grado di riprodursi fra loro. Una definizione culturale totalmente astratta che non trova coerente applicazione sul piano del diritto.
Dovreste conoscere meglio di me che l'ordinamento giuridico dello Stato dà una definizione di "famiglia" molto diversa e fa discendere diritti ed oneri in relazione a situazioni familiari che vanno ben oltre la famiglia naturale fondata sul matrimonio.
Se si vogliono per esempio ottenere prestazioni agevolate (casa popolare, borsa studio, asili nido, maternità, riduzioni tariffarire per servizi quali luce, gas telefono, ecc.) all' atto della domanda il cittadino deve presentare un'attestazione ISEE basata su una DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA UNICA nella quale deve indicare la situazione reddituale e patrimoniale di tutti i componenti il nucleo familiare cosi come definito dal "regolamento anagrafico della popolazione residente".

Tale regolamento stabilisce che agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune".

Non rientrano nei vincoli affettivi i rapporti occasionali, brevi coabitazioni con spirito di ospitalità, o rapporti che danno origine ad un obbligo giuridico di fonte contrattuale come può essere con una badante.

I nuclei familiari residenti in coabitazione senza rapporti di parentela, affinità ovvero non legati da vincoli affettivi (due o più colleghi che convivono per ragioni di economicità) devono attivarsi presso i Comuni per ottenere stati di famiglia separati, altrimenti anch'esse fanno parte dello stesso nucleo familiare.

Recentemente, la Corte di Cassazione con la sentenza 109 del 2006 ha respinto il ricorso di un cittadino contro il provvedimento del tribunale d Milano che non aveva accolto la sua richiesta di ammissione al patrocinio legale gratuito.
L'interessato conviveva con una donna e dunque la Suprema Corte ha deciso che "in caso di convivenza il reddito è costituito dalla somma dei redditti di ogni componente del nucleo stabilmente convivente" osservendo come la giurisprudenza "dovendo confrontarsi con le mutate concezoni che via via si sono affermate nella società moderna" in materia di rapporti interpersonali abbia considerato "la famiglia di fatto" quale "realtà sociale che, pur essendo al di fuori dello schema legale della società cui si riferisce esprime comunque caratteri ed istanze analoghe a quelle della famiglia stricto sensu intesa".
Una sentenza che fa "precedente" e che trova applicazione anche in relazione a conviventi dello stesso sesso.

Concorderete con me che quanto descritto fotografa quantomento una situazione paradossale, schizofrenica e apparentemente surreale. Come è possibile che due conviventi siano considerati dalla Repubblica "famiglia" quando da questo discende un interesse per lo Stato e non lo siano quando da questo deriverebbe un interesse per la coppia?

Mi rivolgo a Voi per capire quali schemi culturali ispirano tale incoerenza giuridica che contrasta profondamente con le prerogative etiche e politiche di un Parlamento che dovrebbe riconoscere a tutti i cittadini, uguali doveri ed anche uguali diritti.

Distintamente.

Tuesday, May 15, 2007

DICOno SCIOCCHEZZE

Ancora una volta a parlare dei DICO per confutare le tante ed abnormi sciocchezze che si sono sentite in queste ultime settimane.
E non parlo della "massa papalina" che ha sfilato composta al Family Day. Ma delle elité, dei giornalisti, giuristi, professori, letterati, filosofi, politici, tutti appiattiti sulla morale vaticana e pronti a scendere in campo per avvallare, "intellettualmente" la cultura arcaica e spregiudicata della Chiesa.
Prima hanno presenziato i salotti TV perorando la causa antiDICO scomodando la "natura".
Poi sono passati a cavalcare l'art. 29 della Costituzione, forse senza leggerlo.
Perchè per come è formulato va abbondantemente oltre il testo blando e lacunoso dei DICO e si pone come assunto giuridico al diritto costituzionale degli omosessuali a contrarre legittimo matrimonio.
Non voglio dire che tale diritto sia chiaramente esplicitato, ma la formulazione astratta del testo, affatto casuale, inconfutabilmente non lo nega.

"LA REPUBBLICA RICONOSCE I DIRITTI DELLA FAMIGLIA COME SOCIETA' NATURALE FONDATA SUL MATRIMONIO. IL MATRIMONIO E' ORDINATO SULL'EGUAGLIANZA MORALE E GIURIDICA DEI CONIUGI, CON I LIMITI STABILITI DALLA LEGGE A GARANZIA DELL'UNITA' FAMILIARE".

Ergo.
La Repubblica riconosce ai cittadini il diritto di costituire, secondo la propria natura, una famiglia fondata sul matrimonio. Tali famiglie hanno diritti riconosciuti dallo Stato.

I "CONIUGI", non il marito e la moglie, ma i "CONIUGI" (espressione che comprende anche gli individui dello stesso sesso), hanno all'interno della famiglia stessi diritti e uguaglianza morale con i limiti dettati dalla legge per garantire l'unità della famiglia.

L'espressione "CONIUGI" è la stessa utilizzata da Zapatero per sostituire le parole "marito" e "moglie" nella legge sul diritto di famiglia spagnolo ed estendere il diritto di matrimonio anche alle persone omosessuali. Un concetto universale dei diritti civili che nel terzo millennio dovrebbe essere acquisito e che invece nel nostro Paese trova un accanito e diffuso ostruzionismo.

Ogniuno è ovviamente libero di esprimere liberamente il proprio pensiero e dare le interpretazioni che crede. Ma cavalcare la Costituzione per sostenere deliranti posizioni giuridiche è davvero un' operazione ipocrita e per certi aspetti meschina.

Mi ripeto. La difesa di un certo modello di FAMIGLIA è solo una questione culturale, ideologica, per certi versi pregiudiziale. E' una questione religiosa, forse economica, di sicuro omofobica.

I detrattori dicano chiaramente che non sono disposti a riconoscere nè socialmente, nè giuridicamente, i diritti degli omosessuali.

Sunday, May 06, 2007

FONDAMENTALISMO PERICOLOSO

La dura polemica sollevata dalla Chiesa su Andrea Rivera riporta più che mai al centro del dibattito democratico la difesa dell laicità dello Stato ed il diritto dei suoi cittadini di potere esprimere liberamente il proprio pensiero.

Cosa ha detto di così deplorevole il cantastorie romano dal palco del concerto del 1° maggio? Sostanzialmente che non sopporta che la Chiesa abbia negato a Welby quello che invece ha concesso a Pinochet, Franco e ad uno degli esponenti della Banda della Magliana. Fatto storicamente inconfutabile.

Se chi compie un fatto storico poi se ne vergogna talmente a tal punto da definire "terrorista" chi ne parla, allora la questione di evitare un imbarbarimento culturale del nostro Paese esiste, specie alla luce del fatto che la politica si è schierata, quasi compatta, in difesa della Chiesa. E il problema di dove culturalmente la politica si colloca non è di poco conto.

Da Socrate dovrebbe giungere al nostro Parlamento l'illuminato insegnamento che non si difendono le proprie ragioni censurando i propri critici, ma spiegandole, alltrimenti, il pericolo di una nuova intolleranza si presenterebbe alle porte della nostra società e al fondamentalismo islamico si affiancherebbe anche quello cattolico.

La democrazia e la libertà si difendono coi fatti non con una demagogia utilitaristica ed a volte ignobile.
Sappiamo tutti che quanto più aumenta la consapevolezza, anche storica, dei cittadini di uno stato, tanto più si rinvigoriscono il pensiero critico e la vita democratica di un Paese e i fondamentalismi di qualunque tipo dimostrano la propria debolezza culturale e le devastazioni mentali che indiscutibilmente operano.
La vivacità critica di una popolazione è un bene prezioso per ogni democrazia una condizione indispensabile per una società libera e civile.

La politica dovrebbe investire ogni possibile risorsa in questo senso, invece
mostra che intende intreprendere la strada opposta schierandosi a difesa di chi vorrebbe censurare il libero pensiero.

Purtroppo, spetta ancora una volta al singolo cittadino, rivendicare, col vigore democratico che serve, il diritto di conoscere e di parlare.