Thursday, June 18, 2009

AL REFERENDUM MI ASTERRO' PERCHE'....

Ho letto bene i quesiti referendari e devo dire, con grande amarezza, che non vanno nella direzione di abrograre interamente la legge porcata, ma chiedono agli italiani solo l'abrogazione di alcune piccole parti, con il risultato di ottenere una legge elettorale ancora peggiore della legge porcata oggi in vigore.

Ancora peggiore perchè:

1. attribuirebbe il premio di maggioranza non più alla coalizione, ma alla lista di maggioranza. La distinzione non è affatto marginale e capire la pericolosità di tale prospettiva è semplice: una lista, con solo il 25 - 30 % dei consensi, potrebbe ottenere il 55% dei parlamentari. Ciò risulterebbe gravissimo sul piano democratico a prescindere dal fatto che questo scenario, se si votasse oggi, darebbe a Berlusconi una maggioranza di governo assoluta. Come dice Sartori si trasformerebbe la "maggiore minoranza, in maggioranza";

2 . punta ad un bipartitismo forzato PDL/PD che non potrebbe mai essere rappresentativo delle varie culture politiche presenti nel nostro paese, senza considerare il fatto che il PDL non nasconde che intende stravolgere la nostra Costituzione. Non siamo culturalmente attrezzati per un sistema bipartitico: esso produrrebbe un grave deficit di rappresentanza e metterebbe in pericolo la nostra debole democrazia.

Per questi motivi non voterò, perchè non ritengo opportuno conferire legittimità nè alla prospettiva bipartitica, nè allo stravolgimento costituzionale. La situazione non è comunque buona, è vero. Ma dopo, riflettendo, sarebbe pure peggio.

Friday, June 12, 2009

Criminali in Parlamento
di Marco Travaglio

I piduisti amici del boss mafioso Vittorio Mangano e di altri noti criminali ce l'hanno fatta. Tra ieri e oggi, nel silenzio complice di buona parte della stampa italiana, è stata abolita la libertà di parola. D'ora in poi, salvo ripensamenti del Senato, sarà impossibile raccontare sulla base di atti giudiziari i fatti e i misfatti delle classi dirigenti. Chi lo farà rischierà di finire in prigione da 6 mesi a tre anni, di essere sospeso dall'ordine dei giornalisti e, soprattutto, dal suo giornale, visto che gli editori andranno incontro a multe salatissime, fino a un massimo di 465.000 euro.
Il plurimputato e pluriprescritto Silvio Berlusconi per raggiungere il risultato è stato costretto a ricorrere al voto di fiducia. Le nuove norme contenute nel disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche sono infatti talmente indecenti da risultare indigeste persino a un pezzo importante della sua maggioranza.
Da una parte, s'interviene sul diritto-dovere d'informare con disposizioni grossolane e illiberali stabilendo, per esempio, che le lettere di rettifica vadano pubblicate integralmente (anche dai blog) senza possibilità di replica. Insomma, se un domani Tizio scriverà a un giornale per negare di essere stato arrestato, la sua missiva dovrà finire in pagina, in ogni caso e senza commenti, pur se inviata dal carcere di San Vittore. Dall'altra, per la gioia di delinquenti di ogni risma e colore, si rendono di fatto impossibili le intercettazioni. Gli ascolti saranno infatti autorizzati, con una procedura farraginosa e lentissima, solo in presenza di «evidenti indizi di colpevolezza». Cioè quando ormai si è sicuri che l'intercettato è colpevole. E in ogni caso non potranno durare più di due mesi. Inoltre le microspie potranno essere piazzate solo nei luoghi in cui si è certi che vengano commessi dei reati: detto in altre parole, è finita l'epoca in cui le cimici nascoste nelle auto e nei salotti dei mafiosi ci raccontavano i rapporti tra Cosa Nostra e la politica.
Che Berlusconi e un parlamento formato da nominati e non da eletti dal popolo, in cui sono presenti 19 pregiudicati e una novantina tra indagati e miracolati dalla prescrizione e dall'amnistia, approvi sia pure tra qualche mal di pancia leggi del genere non sorprende. A sorprendere sono invece le reazioni (fin qui pressoché assenti) di quasi tutti i direttori dei quotidiani e dei comitati di redazione dei telegiornali (dai direttori dei tg, infatti, non ci si può aspettare più nulla). Quello che sta accadendo in parlamento dovrebbe essere la prima notizia del giorno. E invece a tenere banco è la visita di Gheddafi e le polemiche intorno alla sua figura di dittatore. Così a furia di parlare di Libia nessuno si accorge di come il vero suk sia ormai qui, a Roma, tra Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi. E di come, tra poco, nessuno potrà più raccontarlo.