Friday, March 11, 2011

IL COLPO DIGRAZIA DI VELTRONI AL PD

Ieri, le truppe cammellate di Veltroni si sono riunite a Roma, per lanciare una nuova o.p.a sul partito e presentare il nuovo leader futuro, quel deficiente di Renzi.

A Veltroni non è bastato riesumare Berlusconi nel 2008 quando ormai era politcamente morto e imbarcare personaggi squallidi come Calearo che ora sostengono in Parlamento Berlusconi. No. Adesso vuole distruggere quel poco di cultura di "sinistra" che ancora è rimasta all'interno del PD, quel residuo di principi democratici ed egualitari che ancora ispirano l'azione politica di qualche esponente del partito.

E per farlo, candida il più berlusconiano dei berlusconiani, Renzi, perchè per berlusconizzare il partito fino in fondo e distruggere anche l'odore del socialismo democratico, c'è bisogno di uno come il sindaco di Firenze, che a Berlusconi assomiglia politicamente da morire ed é persino più vanesio di lui.

La cultura politica si svuota completamente di filosofia, di ideali, per dare valore al giovanilismo d'assalto, al linguaggio immediato e d'effetto che colpisce la massa ignorante senza dire nulla, solo parole volgari e vuote di valori e di idee, vuote di principi, ma soprattutto di visone futura sul tipo di società che si vuole costruire.

Io non lo voterò mai, ma questo non è il problema. Il problema è la cultura democratica socialista che muore, e con essa muore l'idea che una società più umana, più libera, più giusta e più democratica è possibile.

Tuesday, March 08, 2011

A PROPOSITO DEL DISCORSO DI CALAMANDREI

Il discorso di Calamandrei io lo condivido al 100%, da sempre, a differenza di tanti politici di sinistra, che lo tirano fuori solo ogni tanto, quando gli fa comondo, non avendo altri argomenti per sostenere la propria difesa, (senza se e senza ma), della scuola statale.

Mi spiace dire queste cose, ma le penso. Le penso, perchè so di cosa parlo, di scuola me ne occupo per lavoro, e vedo qual'è l'atteggiamento della sinistra nei confronti della scuola statale e della scuola privata.

Uso la definizione "scuola statale", perchè la normativa ministeriale, nell'uso abusato (ormai divenuto regola) delle parole, definisce pubbliche, anche le scuole private. Certo, sono pubbliche, com' è pubblico il Pineta di Milano Marittina.

Molto denaro scorre dalle casse dello Stato nelle tasche della scuola privata, senza che nessun amministratore di sinistra (soprattutto PD), abbia nulla da eccepire, anzi. Bisognerebbe vedere come camminano sulle uova quando parlano pubblicamente di scuola privata i politici ex PCI per capire cosa intendo. Sono imbarazzanti.

Oggi si parla di sistema nazionale dell'istruzione, fatto di scuole statali e scuole private, un sistema integrato interpretato in modo distorto, dove sinistra e destra, indistintamente, trattano le scuole private alla stregua delle scuole statali, senza rimarcare due grosse diferenze sostanziali: la prima è che le scuola privata si paga, mentre la statale è gratuita; la seconda, più importante, afferisce al piano educativo, essendo le scuole statali laiche, mentre quelle private sono per la maggior parte cattoliche ed ispirate ai valori del vangelo.

Scuole statali e scuole private, possono al limite definirsi equipollenti (e qui, a parte qualche eccezione ci sarebbe molto da dire), ma mai sovrapponibili e uguali. Il sistema integrato, andrebbe, casomai, intepretato sempre, nel rispetto della libera scelta, che non può esistere, se le famiglie sono costrette a rivolgersi alla scuola privata per mancanza di posti nella scuola statale, come accade già oggi per la scuola materna, o per mancanza di qualità, come accadrà domani, se la scuola statale non tornerà indietro di 40 anni.

Eppure, la sinistra, (se così si può chiamare), rifiuta categoricamente questo ragionamento, e invece di ispirarsi a Gramsci che teorizzava una scuola rigorosa, insiste sulle stupidaggini di Luigi Berlinguer o di De Mauro che con le loro riforme, la scuola statale l'hanno distrutta (per non parlare della Moratti e della Gelmini, ma di loro non mi stupisco, proprio Calamandrei ci aveva messo in allerta da un certo tipo di cultura politica).

Purtroppo, la sinistra ci ha messo del suo nel distruggere la scuola statale, e ce ne ha messo molto: i test europei, parlano da soli, i nostri studenti sono tra i più somari dei paesi dell' OCSE, non sanno scrivere, non sanno parlare, non parlano la lingua inglese e men che meno, conoscono la matematica, è tutto dimostrato, non c'è pezza.

E come potrebbero, se lo studio non è più la condizione sine qua non per uscire vivi almeno dalla scuola superiore?

Per non produrre una cultura elitaria e riservata alle sole classi borghesi come accadeva fno agli anni sessanta (e questo era un obiettvo sacrosanto per la sinistra), si è creata una non-cultura di massa, che penalizza tutti, soprattutto i poveri, perchè se i titoli di studio non sono più credibili, come fa ad uscire dal suo recinto sociale, uno che nasce a Quarto Oggiaro?

Bisognava progettare una scuola alta per tutti, invece le scuole sono diventate "Paesi dei balocchi", dove si fanno centinaia di progetti riguardanti attività extracurricolari: teatro, musica, gite, concorsi, scrttura creativa, viaggi all'estero costosissimi senza senso e tutte quelle attività che non comportano studio, disciplina, impegno, ma servono a socializzare, motivare gli studenti, troppo affaticati dal triatlon pomeridiano, tra vasca in centro, computer e TV.

Tutto questo è davvero penoso.
Il discorso di Calamandrei sulla scuola pubblica (1950)


"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero Calamandrei

(Discorso pronunciato da Piero Calamandreial III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’ 11 febbraio 1950)

Wednesday, March 02, 2011

COSTRETTI E INCULCATI
di Concetta De gregorio - Da L'Unità del 26 febbraio 2011

Nel capitolo delle confessioni del pagliaccio sul viale del tramonto merita il podio la forma che Silvio B. ha scelto di dare alla sua idea della scuola pubblica, al disegno di devastazione della cultura che in questi anni ha scientificamente perseguito nella certezza che gli sarebbe bastato alla fine coniare una formuletta per mettere tutti a letto contenti: quelli che studiano diventano radical chic, sono quelli che se ne fregano e parlano col dito medio ad incarnare la cultura del popolo.

Rutti scorreggie e libere flautulenze sono la naturale indole di ciascuno che non si vede perché limitare o disprezzare, che palle questi che leggono Kant, moralisti con la puzza sotto il naso, volete mettere la forza vitale del trota, coraggio, tutti alla guida dello spiderino e del seggio procacciato da papà, i congiuntivi non servono a niente nella vita, le derivate ditemi voi se producono utili, meglio un ritocco alla gobba sul naso e sotto col casting che se avete un bel book di foto vi basta e v’avanza.

Non vedete che anche Bondi è inutile, alla Cultura non serve nemmeno un ministro. Gelmini vediamo quanto dura, il suo l’ha già fatto, sotto la prossima che le generazioni di aspiranti avanzano, Minetti preme.

Dopo aver esposto il suo programma elettorale in un jingle, trent’anni fa - “Torna a casa in tutta fretta, c’è il Biscione che ti aspetta” - conclusa l’opera di demonizzazione e demolizione della scuola in favore di quella che è l’unica e naturale “agenzia formativa” del regime mediatico ecco che di fronte ai cristiano non so cosa, nuova formazione politica di supporto, il Nostro si esprime così. “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori".

Un presidente del consiglio che attacca frontalmente e con disprezzo la scuola pubblica e gli insegnanti che la compongono dovrebbe essere mandato via a furor di popolo l’indomani mattina. Se ci fosse un popolo in grado di esprimere non dico furore, ma almeno un’opinione critica formatasi appunto attraverso la capacità di esercitare il giudizio: eventualità che il Medesimo ha scientificamente disarticolato negli anni.

Un presidente del consiglio è la scuola pubblica: la incarna, la promuove, la tutela come pilastro della società. Qui siamo in presenza di un anziano magnate indagato per prostituzione minorile, uno le cui facoltà di discernimento gli hanno fatto credere - secondo la favoletta sottoscritta dal Parlamento di cui è proprietario a maggioranza - che Ruby fosse la nipote di Mubarak: questa persona parla, applaudito dalla platea, di principi da inculcare ai fanciulli. Il tutto naturalmente a favore della scuola privata, alla quale con la leggendaria generosità che il popolo gli riconosce eroga continuamente denari nella speranza di ottenere in cambio l’indulgenza delle chiese, in specie di una.

È lo sfregio all’Italia del giorno, domani il prossimo.